- La Von der Leyen replica alle imposte doganali su acciaio e alluminio con contromisure da 26 miliardi per colpire barche, bourbon e Harley Davidson, ma anche pollame, manzo, uova, latticini e zucchero. Gli States pronti a reagire a loro volta. Londra invece tratta.
- L’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria: «Da Ue e Parigi smanie di protagonismo, l’Italia è lucida».
Lo speciale contiene due articoli.
Bruxelles va al contrattacco. «Mentre gli Stati Uniti stanno applicando tariffe per un valore di 28 miliardi di dollari, noi rispondiamo con contromisure per un valore di 26 miliardi di euro. Ciò corrisponde alla portata economica delle tariffe statunitensi». Con queste parole la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha replicato all’offensiva di Washington, a quelle che ha definito «ingiustificate restrizioni commerciali», ovvero a dazi fino al 25% sulle importazioni di acciaio, alluminio e di alcuni prodotti che contengono questi materiali, dall’Unione Europea e da altri partner commerciali. Le nuove imposte doganali decise dal presidente Donald Trump l’11 febbraio scorso, sono entrate in vigore ieri e a stretto giro potrebbero estendersi anche al rame. Il presidente americano aveva già tassato le importazioni di acciaio e alluminio durante il suo primo mandato, ma questa volta la scure è più pesante. Washington ha precisato che le nuove tariffe saranno «senza eccezioni e senza esenzioni». Per l’Europa, gli Stati Uniti sono stati l’anno scorso il secondo mercato delle esportazioni di acciaio.
La controffensiva di Bruxelles scatterà il prossimo 1° aprile con il ripristino delle misure attivate nel 2018 e nel 2020 e che dovrebbero scadere il 31 marzo. Saranno applicati dazi su prodotti che vanno dalle barche al bourbon, fino alle moto, come le Harley Davidson. Misure aggiuntive dovrebbero entrare in vigore entro metà aprile e riguardano una serie di prodotti industriali tra i quali quelli in acciaio e alluminio, tessuti, pelletteria, elettrodomestici, utensili per la casa, materie plastiche, prodotti in legno. Colpiti anche i prodotti agricoli come pollame, manzo, alcuni frutti di mare, noci, uova, latticini, zucchero e verdure.
Secondo l’associazione europea delle industrie siderurgiche, Eurofer, la mossa Usa «aggrava un contesto di mercato già disastroso per l’industria siderurgica europea e rappresenta una vera minaccia per il suo futuro» perché il mercato europeo già saturo di importazioni di acciaio a basso costo dall’Asia, dal Nord Africa e dal Medio Oriente «sarà ulteriormente inondato» e la produzione continentale, che nel 2024 ha già perso 9 milioni di tonnellate di capacità e 18.000 posti di lavoro, ora è ancora più a rischio.
Una risposta commentata con ironia e sarcasmo dall’inviato per il commercio Usa Jamieson Greer che ha definito Bruxelles «sconnessa dalla realtà», poiché «l’azione punitiva dell’Ue ignora completamente gli imperativi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, di fatto, la sicurezza internazionale».
Ma se la Casa Bianca ha le sue ragioni, Von der Leyen ha ricordato che «le tariffe sono tasse, danneggiano le aziende e ancora peggio i consumatori. Interrompono le catene di approvvigionamento, portano incertezza per l’economia e mettono a rischio l’occupazione». Quindi Bruxelles non può stare a guardare. Questo non vuol dire però che nel frattempo non si cerchi il dialogo per superare la guerra commerciale. «Rimarremo sempre aperti alle trattative», ha detto Von der Leyen.
Intanto Canada e Messico reagiscono in modo diverso al pugno di ferro di Trump. Il Canada ha annunciato tariffe di ritorsione sulle importazioni Usa per quasi 30 miliardi di dollari. «Non resteremo inerti mentre le nostre industrie simbolo dell’acciaio e dell’alluminio vengono prese ingiustamente di mira», ha affermato il ministro delle Finanze, Dominic LeBlanc. Il presidente Usa aveva minacciato Ottawa di aumentare ancora i dazi sulle automobili dal 2 aprile, affermando che la misura potrebbe «chiudere definitivamente» la produzione in Canada. Trump aveva anche chiesto al Canada di abolire la sua tariffa antiamericana dal 250% al 390% su vari prodotti lattiero-caseari statunitensi, da tempo considerata scandalosa e si era risentito per la decisione del premier dell’Ontario, Doug Ford, di imporre una tariffa del 25% sull’elettricità esportata negli Stati Uniti. C’è un braccio di ferro che non sembra al momento possa allentarsi.
Il tycoon parlando di dazi, ha infine rilanciato l’idea di un’annessione del Canada agli Usa, sostenendo che diventare il «cinquantunesimo Stato» eliminerebbe ogni tariffa e porterebbe benefici fiscali e di sicurezza ai cittadini canadesi.
Il Messico invece ha deciso di temporeggiare. La presidente Claudia Scheinbaum ha detto di voler attendere il 2 aprile quando saranno operative le nuove tariffe americane. Magari sperando che nel frattempo si trovi un accordo. Anche il governo del Regno Unito sta alla finestra e pur definendo «deludenti» i dazi globali imposti dalla Casa Bianca, non ha annunciato ritorsioni. Londra ha optato per la strada della diplomazia. Ha detto che sono in corso trattative per arrivare a un accordo economico il più ampio possibile.
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