Via libera di Montecitorio alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier Giorgia Meloni in vista del prossimo Consiglio europeo di domani e venerdì. I voti a favore sono stati 199, 57 i contrari (Avs e M5s) e 86 gli astenuti (Pd e Terzo polo). Chiari i nodi da affrontare a Bruxelles nell’intervento in Aula del premier incentrato sull’approccio del governo, che punta ad avere «più Europa in Italia, piuttosto che più Italia in Europa». «L’obiettivo del governo è dimostrare quanto l’Italia possa essere un valore aggiunto nel contesto europeo, stravolgendo la falsa narrazione di un’Italia che arrancherebbe, rappresenterebbe quasi un peso per l’Unione europea. Non solo noi siamo fondatori di questo processo di integrazione non solo siamo centrali nelle dinamiche geopolitiche del continente, noi siamo una colonna indispensabile alla crescita economica e sociale dell’intera Europa. L’Italia può giocare un ruolo da protagonista avendo come stella polare la difesa dell’interesse nazionale anche perché», ha sottolineato la Meloni, «la realtà è diversa dal disfattismo fatto dopo la nascita del nostro governo. Non dobbiamo limitarci a ratificare decisioni prese a valle. Siamo chiamati a essere protagonisti e non comprimari».
Piccola polemica prima dell’avvio delle comunicazioni (cominciate con 20 minuti di ritardo) quando alle lamentele di Roberto Giachetti (Terzo polo) – «Siamo trattati da camerieri» – la Meloni si è giustificata dicendo: «È per il traffico. Non ho detto che è colpa di Gualtieri, poi ognuno trarrà le sue conclusioni». Passando alla crisi energetica, la Meloni ha ribadito la sua promessa: «Siamo pronti a fare tutto quello che c’è da fare per fermare la speculazioni», sottolineando che «gli unici interventi davvero efficaci e risolutivi debbano arrivare dall’Ue che però è in ritardo su una situazione epocale». L’Italia è in prima fila per il tetto dinamico dei prezzi ma è «fondamentale porre un argine alla speculazione: la posta in gioco sull’energia è molto alta, perché definisce la capacità dell’Europa di difendere le sue famiglie e le sue imprese. Ciò che va evitato è un’Ue a due velocità e che prevalgano logiche unilaterali con Paesi che possono essere lasciati indietro». Il presidente del Consiglio ha poi rivendicato il principio di sussidiarietà ammonendo l’Ue dall’attuare «un meccanismo per cui si può dare un grado diverso di tutela alle imprese da nazione a nazione», che «produrrebbe una distorsione del mercato unico che non penalizzerebbe solo l’Italia ma comprometterebbe tutta l’Europa». Ciò significa che bisogna evitare di andare in ordine sparso perché «non solo sarebbe un’illusione ma tradirebbe la realtà di un Europa molto diversa da quella che è stata decantata in questi anni».
Grande attenzione al tema dei migranti, su cui Giorgia Meloni già nel discorso sulla fiducia aveva sottolineato la necessità della collaborazione Ue. «La rotta del Mediterraneo centrale è stata considerata per la prima volta prioritaria in un documento della Commissione Ue, non sarebbe accaduto se l’Italia non avesse posto con determinazione due questioni: il rispetto della legalità internazionale e la necessità di affrontare il fenomeno della migrazione a livello strutturale. Continuiamo a essere convinti che bisogna passare dalla discussione sulla distribuzione dei migranti alla difesa dei confini. Bisogna fermare le partenze e lavorare a una gestione europea dei rimpatri. Con 94.000 arrivi l’Italia subisce il maggiore onere in Europa. Non possiamo essere l’unico Paese di sbarco. Arricchire gli scafisti nulla ha a che fare con il concetto di solidarietà. Bisogna responsabilizzare i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Finora non è avvenuto. L’Italia può svolgere ruolo da protagonista anche su questo fronte. Serve un quadro di collaborazione basato su flussi legali e un’incisiva azione di prevenzione e contrasto di quelli irregolari, fermando le partenze e lavorando a una gestione europea dei rimpatri».
Nel suo discorso, il premier ha proposto un «piano Mattei» per l’Africa per garantire «crescita, dignità, lavoro». «La nostra nazione è cerniera tra il Mediterraneo e l’Unione. L’obiettivo strategico del governo è fare dell’Italia lo snodo energetico che colleghi tramite gasdotti, che in futuro dovranno condurre idrogeno verde ed elettrodotti dalla sponda Sud del Mediterraneo con il resto dell’Europa». E se domani durante il Consiglio non mancherà la discussione sulle relazioni transatlantiche, sul fronte interno invece la Meloni ha rivendicato di aver messo in sicurezza la raffineria siciliana Isab Lukoil, «uno dei tanti dossier finora irrisolti». Da Bruxelles, Roma si aspetta «uno sforzo per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese» mentre sono potenzialmente «distorsivi e discriminatori» verso le aziende europee gli effetti del piano anti inflazione varato dagli Usa. Infine, riscuotendo l’applauso di tutta la Camera, il premier ha detto: «L’Italia punta anche a inserire nelle conclusioni del Consiglio un segnale di condanna per le sentenze capitali in Iran». Oggi alle 14 si replica in Senato.
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