Amato detta la sua Carta: «Sì a due madri»
Giuliano Amato (Imagoeconomica)
Su «Repubblica», l’ex premier dice che riconoscere i figli di una coppia di donne è costituzionale. Ma solo perché lo ha stabilito lui. Poi getta fango sul ricordo di Bettino Craxi («Voleva censurare Indro Montanelli») e Silvio Berlusconi («La sua politica spregiudicata e individualista»).

Non lo dice la Costituzione. Non lo dice la Corte costituzionale. Ma è costituzionale. Perché lo dice lui. Dunque è così: «Riconoscere i figli di due mamme è costituzionale» anche se non è costituzionale. Parola di Giuliano Amato. Punto e basta. Leggendo ieri la doppia pagina di intervista all’ex premier su Repubblica abbiamo fatto una scoperta che sconvolge l’intera gerarchia delle fonti del diritto: abbiamo capito, infatti, che, ormai, non contano le leggi, i codici, l’ordinamento.

Ciò che conta è quel che stabilisce lui, Giulianetto del fu Psi il quale, ovviamente, in virtù del suo limpido passato, può permettersi di andare «oltre i confini tracciati dalla giurisprudenza e dalla stessa Consulta» e stabilire che cosa è giusto in cielo e in terra per noi mortali. Per esempio: lui ha deciso che «riconoscere i figli di due mamme è costituzionale». E costituzionale sia. Nonostante la Costituzione.

Non è una meraviglia? Già premier, già ministro, già presidente della Consulta, già riserva della Repubblica, già candidato a ogni poltrona possibile a cominciare da quella del Quirinale, già predatore notturno dei conti correnti degli italiani, già tagliatore di pensioni altrui (con la sicurezza di una pensione d’oro per sé), ora l’ex uomo di fiducia di Bettino Craxi ha fatto un notevole scatto in avanti: è diventato fonte suprema del diritto.

Una specie di manitù laico. O, se volete, il rovo ardente di Mosè. Che cos’è reato? Lo decide Amato. Che cosa è permesso a un italiano? Lo stabilisce Giuliano. Lui può andare oltre «i confini della giurisprudenza» e stabilire che cosa sia legale e no, senza doversi necessariamente ispirare a quei ferrivecchi di Consulta e Costituzione. Resta solo un dubbio: a che cosa si ispira, allora? All’uccellino? Ai fondi di caffè? Ai sogni notturni? In base a che cosa decide Amato, andando oltre i confini della giurisprudenza, che cosa è buono e giusto per noi?

Il bello è che nell’intervista a Repubblica l’ex Dottore Sottile, ormai trasformato in «santone sottiletta», ammette sfacciatamente tutto ciò. Riconoscere come figli di due madri i bimbi nati dalla fecondazione eterologa? «Questo la Corte costituzionale non l’ha ancora detto». E la legge? «Non lo autorizza». Epperò, lui non ha dubbi: «Riconoscere i figli di due mamme è costituzionale». Lui «non vede ostacoli».

Proprio così: Amato non vede ostacoli al fatto che sia riconosciuto come costituzionale, anche se non è costituzionale. Persino l’intervistatrice di Repubblica rimane basita: «Lei esprime una posizione morale e giuridica che va oltre la Corte e la giurisprudenza. Nel diritto si aprirebbe lo spazio per due mamme», dice. E lui, dopo aver giocato al piccolo Marzullo facendosi domande e regalandosi risposte, non si tira indietro: «Nel diritto dovrebbero poterci essere due mamme», stabilisce.

Anche se, in realtà, nel diritto non ci sono. Ma che ci volete fare? È la legge Giuliano discesa dal cielo. Dall’amata Costituzione alla Costituzione Amato, si sa, il passo è breve. Va detto, per gli amanti del tema, che l’ex premier mena assai il can per l’aia, distinguendo tartufescamente tra figli di due mamme e figli di due papà: riconosce, infatti, il diritto alle prime ma non ai secondi («la differenziazione tra i figli di due uomini e i figli di due donne? Conseguenza inevitabile»).

Così come distingue i bimbi nati dalla fecondazione artificiale («si possono riconoscere») da quelli nati con la maternità surrogata («si possono solo adottare») perché, dice, così «rimane per la maternità surrogata quel disvalore che gli ha dato l’ordinamento». Ma sono, per l’appunto, sottigliezze da azzeccagarbugli, sofismi ipocriti, perché tutti sanno che quei distinguo, una volta passato il principio, non reggerebbero alla prova del tempo e dei tribunali. Il punto è: in base a che cosa si fa passare un principio, quello, per l’appunto, del figlio di due madri, che non viene previsto da nessuna corte italiana e nemmeno europea (leggasi l’ultima sentenza di Strasburgo)? In base al codice Amato? E perché?

Da quale pulpito quest’uomo possa permettersi di stabilire norme che «vanno oltre i confini tracciati dalla giurisprudenza», Dio solo lo sa. Per avere qualche dubbio, per altro, basta leggere il resto dell’intervista in cui questo quaquaraquà che prima tradì il suo amico e leader Bettino, poi tradì l’Italia mettendola in ginocchio (1992), si permette di insegnare alla destra come fare la destra (ovviamente deve andare verso «l’ortodossia europea») e alla sinistra come fare la sinistra (ovviamente deve «andare in periferia»).

E dopo essersi autocelebrato ricordando i suoi comizi «tra i marmisti delle Apuane» (chissà se qualcuno ha notato la differenza tra il marmo e il suo cuore) e il suo curriculum da servitore dello Stato («Funerali di Stato? Avrei doppia titolarità, ma non li voglio»), si permette prima di schizzare ancora un po’ di fango sulla memoria di Craxi («Voleva censurare Indro Montanelli») e poi su quella di Silvio Berlusconi, ricordando in modo velenoso le accuse della moglie Veronica Lario, il voto del Parlamento sulla nipote di Mubarak e il suo messaggio politico che bolla come «spregiudicato e individualista».

Amato ricorda anche (sempre con toni di disprezzo) che una volta, nel 1987, il Cavaliere gli offrì uno stipendio da un miliardo di lire l’anno e lui rifiutò perché «gente come noi stava da un’altra parte». Gente come noi stava da un’altra parte. Proprio così. (Nota bene: Berlusconi fece di tutto per mandare Amato al Quirinale. Ora lui lo ricambia con queste parole meschine. L’uomo si conferma per quello che è: un miserabile. Altro che nuova fonte del diritto. L’unico diritto che ispira è il diritto di mandarlo a quel Paese).

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