Con il 2022 è scattata la nuova era spaziale

Davvero un anno stellare. Mai così tanti successi nel campo della ricerca spaziale si sono concentrati negli stessi dodici mesi, seppure quello che sta per chiudersi non abbia segnato traguardi storici come primi sbarchi su altri pianeti. Ma di certo talune missioni hanno segnato tappe fondamentali affinché nei prossimi anni l’umanità conquisti enormi risultati.

Dei lanci conclamati (Corea del Nord e India non sempre ne danno notizia), sono stati effettuati 175 lanci totali con soltanto due insuccessi, uno giapponese e uno indiano, con gli Usa a guidare la classifica per numero di razzi, 54, seguiti dalla Cina con 34, dalla Russia con 13 e dalla Nuova Zelanda con 9. Bisogna però considerare che il 40% dei lanci statunitensi è stato fatto per concretizzare missioni internazionali alle quali partecipa l’agenzia europea (Esa) e in questa quella italiana Asi.

Se la più importante per quanto riguarda l’esplorazione spaziale è senza dubbio legata alla messa in funzione del telescopio James Webb, successore di Hubble, perché regala all’uomo nuovi occhi per vedere il cosmo, la Nasa ha lanciato per la prima volta il razzo più grande della storia verso la Luna dando il via alla missione Artemis. Sul vettore, la navicella spaziale Orion, per ora senza equipaggio, ha orbitato intorno alla Luna e confermato che il nostro satellite è raggiungibile in modo più sicuro con la nuova tecnologia.

Sempre negli ultimi dodici mesi l’umanità ha dimostrato di saper spostare la traiettoria di un asteroide compiendo una missione di «difesa planetaria» (Double Asteroid Redirection Test, in sigla, Dart), e non ha mai interrotto l’invio regolare di astronauti e rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale, dove sono state sperimentate nuove tecnologie, tra le quali uno scudo termico gonfiabile da utilizzare durante le missioni su Marte. Sempre dalla ricerca spaziale sono emersi risultati utili per la progettazione di velivoli supersonici più silenziosi e meno inquinanti. «Il 2022 passerà ai libri di storia come uno degli anni più intensi e densi nella storia della Nasa, ma anche dell’Esa e di altri partner europei», ha dichiarato l’amministratore dell’ente spaziale americano Bill Nelson, che nel tradizionale incontro di fine anno con i giornalisti spiega: «C’è molto da aspettarsi anche nel 2023: scoperte straordinarie dal telescopio Webb, missioni climatiche che ci diranno di più su come la nostra Terra sta cambiando, progresso scientifico sulla Stazione Spaziale Internazionale, sviluppi aeronautici rivoluzionari con i velivoli X-59 supersonico e X-57 elettrico (questo basato sulla fusoliera del Tecnam P2006 italiano, ndr), la selezione dei primi astronauti che andranno sulla Luna dopo più di 50 anni, e altro ancora».

La preparazione delle missioni lunari ha visto l’identificazione delle 13 regioni candidate all’atterraggio vicino al Polo Sud selenico, dove i prossimi astronauti useranno tute e sistemi di mobilità incredibilmente più avanzati fatti da Axiom Space. Ed è proprio sul coinvolgimento dei privati anche nei grandi programmi internazionali che si materializza la crescita del settore sia dal punto di vista del volume, sia, ovviamente del valore economico del comparto. L’equipaggio 4 della Iss, tornato in ottobre con gli astronauti Hines, Lindgren e Watkins, oltre all’italiana Samantha Cristoforetti dell’Esa, è rientrato dopo aver trascorso 170 giorni in orbita dove ha lavorato sui miglioramenti che una nuova dieta spaziale porta alla funzione immunitaria; ha scoperto l’effetto della temperatura del carburante sull’infiammabilità dei materiali, esplorato i possibili effetti negativi sull’udito degli astronauti dal rumore delle apparecchiature e dalla microgravità e altro ancora. L’equipaggio-5 (Mann e Cassada di Nasa con Koichi Wakata dell’agenzia nipponica Jaxa), insieme con la cosmonauta russa Anna Kikina, sta conducendo nuove ricerche scientifiche sulla salute cardiovascolare, il bioprinting e il comportamento dei fluidi in condizioni di microgravità per prepararsi all’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre e per trovare soluzioni utili al miglioramento della vita sulla Terra. Mai prima dalla Iss erano state condotte 14 Eva, «passeggiate spaziali».

La Stazione Spaziale Internazionale ha eseguito una dimostrazione incentrata sulla pulizia dell’orbita distribuendo circa 172 libbre di rifiuti dal sistema NanoRacks Bishop Airlock per uno smaltimento sicuro nell’atmosfera terrestre (dove bruciano). Strumenti come l’Earth Surface Mineral Dust Source Investigation (Emit), forniscono informazioni su come la polvere minerale influenza il riscaldamento e il raffreddamento del pianeta e che ha la capacità di rilevare il metano. La missione Surface Water Ocean Topography, fatta in collaborazione con l’agenzia spaziale francese (Centre National d’Études Spatiales), fornirà un’indagine globale di quasi tutta l’acqua presente sulla superficie terrestre, dando informazioni sul ruolo dell’oceano e sul modo in cui si svolge il cambiamento climatico, e consentirà finalmente di stabilirne le esatte cause.

Il vecchio telescopio spaziale Hubble ha individuato la stella individuale più lontana mai vista, la cui luce ha impiegato 12,9 miliardi di anni per raggiungere la Terra, un enorme salto indietro nel tempo; e per la prima volta Hubble ha anche fornito prove dirette del comportamento di un buco nero solitario alla deriva attraverso lo spazio interstellare mediante una precisa misurazione della massa dell’oggetto fantasma.

L’Imaging X-ray Polarimetry Explorer (Ixpe) ha rivelato la forma e l’orientamento della materia attorno ai buchi neri, ha sorpreso gli astronomi con scoperte inaspettate sugli orientamenti del campo magnetico del residuo di supernova Cassiopea A, e contribuito a risolvere il mistero che circonda un getto di buco nero.

Soffocata da spesse nuvole, la superficie di Venere è solitamente nascosta alla vista. Ma in due sorvoli del pianeta, la sonda Parker ha utilizzato il suo strumento Wispr per catturare le sue prime immagini nella luce visibile. Mentre Voyager, la missione più longeva della Nasa perché da 45 anni è nello spazio, studia la natura stessa del cosmo ben oltre i pianeti, inviando dati anche oltre la sua prevista vita operativa. Il 2022 spaziale ha anche celebrato i 25 anni di esplorazione robotica di Marte. Per questo Nasa ed Esa hanno stipulato un accordo formale sul prossimo passo nella loro campagna per l’analisi congiunta dei campioni scientificamente selezionati da Marte.

L’edizione 2022 del rapporto Programmi spaziali governativi di Euroconsult, la principale società di consulenza spaziale e di market intelligence, fornisce informazioni dettagliate sull’aumento dei budget spaziali dei governi nelle applicazioni civili e di difesa per il decennio a venire, evidenziando i modelli di spesa e le aree specifiche di investimento delle nazioni di tutto il mondo. Quest’anno ha visto una spesa cumulativa di 103 miliardi di dollari, un aumento del 9% rispetto allo scorso anno e un record per il settore. Nonostante la recente crisi pandemica, i governi hanno quindi aumentato i loro investimenti nel settore per sostenere ulteriormente lo sviluppo e le ambizioni. In termini di classifiche nazionali, gli Stati Uniti rimangono di gran lunga il più grande investitore mondiale. Tuttavia, la sua quota di spesa globale è stata ridotta, dal 76% nel 2000 al 60% nel 2022, man mano che sempre più paesi aderiscono al settore. Quest’anno Euroconsult ha contato più di 86 paesi attivi in attività spaziali. Alcune regioni hanno mostrato un particolare dinamismo negli ultimi anni, in particolare in Medio Oriente con paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Oman che hanno accelerato il loro sviluppo nel settore.

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