Qualche giorno fa agli Spedali Civili di Brescia, uno dei principali presidi sanitari del Nord Italia, il reparto di Medicina è rimasto chiuso. «Si comunica ai parenti che le visite ai pazienti sono momentaneamente sospese causa Covid fino a nuova comunicazione», avvisava un cartello. Accesso bloccato, sembrava di essere tornati in epoca pandemica. Davvero qualche caso di positività può ancora far scattare l’isolamento di un reparto?
Dopo la segnalazione di alcuni familiari, rimandati a casa senza mezzi termini, abbiamo chiesto chiarimenti alla direzione dell’Asst. «Per quattro giorni si è verificata una situazione sanitaria che ha richiesto una transitoria limitazione degli ingressi dei visitatori in una sola sezione del reparto di medicina», è stata la risposta in burocratese dell’azienda.
Già a ottobre, Spedali Civili aveva deciso di ripristinare l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione Ffp2 per utenti, visitatori, accompagnatori e caregiver in tutti i reparti dove può entrare un solo visitatore per paziente. Sul sito aziendale viene anche ricordato che «le vaccinazioni sono uno strumento universalmente riconosciuto di prevenzione a tutela dell’individuo e della collettività», quindi il messaggio è chiaro: fatevi richiami anti Covid e anti influenzali.
Però, solo se uno o più pazienti ricoverati in struttura risultano positivi al tampone per il Sars-CoV 2, scatta l’emergenza. Non risultano iniziative analoghe in caso di persone con influenza stagionale. Il Covid, dunque, rimane il nemico numero uno malgrado il ministero della Salute abbia invitato a non sottovalutare gli altri virus respiratori. «L’influenza e la polmonite ad essa associata sono classificate tra le prime 10 principali cause di morte in Italia», segnala il ministero. «Le persone con un sistema immunitario indebolito possono essere più contagiose e diffondere il virus per più giorni». «Le persone infette, sono contagiose da un giorno o due prima che i sintomi compaiono, fino a circa cinque giorni dopo l’inizio della sintomatologia, talvolta fino a 10 giorni dopo. Questo significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane», si spiega su Epicentro dell’Iss.
Nell’aggiornamento del 6 dicembre, il bollettino settimanale RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità (Iss) informa che su 1.426 campioni clinici ricevuti dai diversi laboratori della Rete, «35 (2,4%) sono risultati positivi al virus influenzale, 30 di tipo A (21 di sottotipo H1N1pdm09, 5 H3N2 e 4 non ancora sotto tipizzati) e 5 di tipo B».
Tra i campioni analizzati, 52 (3,6%) sono risultati positivi per Rsv; 46 (3,2%) per Sars-CoV-2». Quindi, la circolazione dell’influenza o del virus respiratorio sinciziale (Rsv), che colpisce anche gli anziani, non è così inferiore a quella del Covid. Si tratta di numeri bassi, non allarmanti, però il Covid fa chiudere.
«I virus parainfluenzali sono particolarmente rilevanti. Ricordo che, in totale, ci sono circa 262 virus e loro sottotipi che causano infezioni respiratorie, rendendo il monitoraggio e la prevenzione ancora più complessi», anticipava a settembre, in un evento promosso da Assosalute-Federchimica il virologo Fabrizio Pregliasco, sempre pronto a parlare di emergenze. Ma non c’è nulla da fare, la soglia di attenzione rimane più alta per il virus di Wuhan.
«La sicurezza degli utenti e dei pazienti per noi rappresenta sempre una priorità. Per questo, nel caso in cui le condizioni sanitarie e/o logistiche lo richiedano potrebbe essere precluso momentaneamente l’accesso ai visitatori, ponendo contestualmente in atto tutte le misure utili a ripristinare la regolarità delle visite», fa sapere la direzione di Spedali Civili.
Forse avremo reparti chiusi anche per influenza.
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