«The Patient», il nuovo thriller «mentale» targato Disney+

Su Disney+ dieci episodi, disponibili per l’Italia a partire da mercoledì 14 dicembre, della serie ambientata quasi per intero in una stessa stanza. È l’incontro coatto fra due anime opposte: quella di Alan Strauss interpretato da Steve Carell e quella di Gene-Sam, interpretato da Domhnall Gleeson. Psichiatra l’uno, serial killer l’altro.

Se Steve Carell si fosse attenuto alla legge non scritta della cinematografia, quell’imperativo morale che pare costringere ogni attore ad indossare una maschera soltanto, avrebbe passato la vita ad essere una caricatura di se stesso: dell’ometto sfigato, i capelli radi e una polo abbottonata, interpretato in Quarant’anni vergine. Fortunatamente, però, del decalogo del buon attore, così come lo ha scritto chi al mestiere è estraneo, se n’è infischiato. E, negli anni, ha dimostrato una versatilità sorprendente. Poteva far ridere e poteva far riflettere, farsi carico con successo di ruoli comici e passare poi ad altri, drammatici, tesi. Steve Carell poteva far tutto, e la televisione più del cinema gli ha dato modo di indagarlo questo suo tutto. The Office, remake statunitense dell’omonima serie britannica, è stata la prima serie televisiva a garantirgli la possibilità di una svolta. Poi, è seguito The Morning Show, di Apple Tv. Infine, The Patient, serie che Disney+ renderà disponibile per l’Italia a partire da mercoledì 14 dicembre.

The Patient non è epocale. Non gode di grandi effetti speciali, non ha alcuna magia visiva né legami, com’è ormai moda, con più note saghe cinematografiche. È una storia originale, vagamente simile ad altre già raccontate. Ma, nella performance dei suoi protagonisti, Carell su tutti, ha la sua forza. The Patient, dieci episodi ambientati (quasi per intero) in una stessa stanza, è l’incontro coatto fra due anime opposte: quella di Alan Strauss (Carell) e quella di Gene-Sam (Domhnall Gleeson), psichiatra l’uno, serial killer l’altro. Azione, ne contiene poca. La serie televisiva, una serie limitata (cara grazia) ad una sola stagione, ha un antefatto precipitoso. Gene, il cui vero nome si scoprirà essere Sam, è un assassino seriale, alla disperata ricerca di una cura per tenere a freno i suoi impulsi omicidi. Ci ha provato con i metodi tradizionali. Si è affidato alla terapia, nascosto dietro un’identità fittizia. S’è seduto di fronte a Strauss, come un paziente qualunque, con una nevrosi qualsiasi. Ma le parole e le domande e i silenzi che ad altri sono stati sufficienti, a Gene alias Sam, non sono bastati. Un colpo alla testa, dunque, e Sam quel dottore blasonato se l’è portato via, perché lo aiutasse senza più maschere né filtri a vincere la propria natura. The Patient comincia allora, dalla tensione del primo risveglio, dai tentativi di fuga che segnano ogni puntata, dalla compostezza di Strauss, oltre la quale si legge la paura.

The Patient è una serie «mentale». Per un gioco, casuale, di parole, chiede di essere quel che ha nel titolo: pazienti. Ma, a chiunque accetti di impegnarsi in una visione a tratti lenta, cervellotica, di immergersi in una relazione a due, dà di più. Una serie che non è (solo) un thriller, ma un gioco equilibratissimo di scrittura e recitazione. Carell e Gleeson sono perfetti nei ruoli dicotomici che sono stati loro assegnati. I dialoghi sono pregni, mai banali. La tensione aleggia nell’aria, spessa e palpabile. Raramente, però, esplode. The Patient, pur simile in alcuni aspetti a film più noti, è ansia e volontà di sapere altro, di andare oltre. È un piccolo gioiello, e Carell il suo diamante.

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