La prima stagione tratta dal romanzo Natura Morta (Einaudi 2022) andrà in onda su Sky Investigation dalla prima serata di domenica 8 gennaio. La serie non tradisce lo schema dei gialli, non si adopera per rivoluzionarlo né per innovarlo. Solo, lo reitera. E lo fa bene.
Lo schema ricorre spesso, nei gialli. È un idillio apparente, l’ipocrisia di una cittadina che, dietro la propria maschera cheta, nasconde altro, la sagacia di un detective a denunciarne l’inganno. Il commissario Gamache, su Sky Investigation dalla prima serata di domenica 8 gennaio, non tradisce lo schema, non si adopera per rivoluzionarlo né per innovarlo. Solo, lo reitera. E lo fa bene. Misteri a Three Pines, adattamento – a oggi parziale – di una saga letteraria, quella ideata dalla canadese Louise Penny, è un giallo da manuale. Three Pines, nel Québec, è una cittadina splendida: ha prati e un cielo terso, le case che rimandano il calore delle famiglie. È un angolo di paradiso, custodito fra i boschi del Canada. Ma quella quieta fiabesca è destinata a spegnersi. Una serie di omicidi scuote Three Pines, ammazzamenti brutali, inspiegabili. Ed è Armand Gamache, il volto indecifrabile di Alfred Molina, l’uomo chiamato a dar loro un perché. Il detective, cui la Penny ha dedicato una miriade di romanzi, parte della quale è stata pubblicata in Italia da Einaudi e Piemme, è quel che ci si attende da ogni investigatore. Solitario, burbero, la socialità vagamente compromessa da un’intelligenza fuori scala. Gamache incarna l’archetipo del detective. Ha talento e una capacità deduttiva che si estende fatalmente al genere umano. Non legge il crimine, non solo. Legge gli animi di chi gli si para di fronte, i segreti taciuti, le bugie, gli imbrogli. Vede cose che gli altri non vedono. Una dote, questa, che nel tempo lo ha reso schivo, incapace di fidarsi appieno del prossimo suo.
Gamache, ispettore capo della Sûreté du Québec, avrebbe potuto fare più carriera di quella che il suo carattere gli ha concesso. Ma dei se e dei ma, di quel che sarebbe potuto essere non si è mai dato alcun pensiero. Ed è così, con la mente sgombra, che ha accettato di andare a Three Pines, dove l’audace Madame Cc de Poitiers, socialite, è stata trovata senza vita. Nessun sospetto, nessuna ipotesi. Gamache avrebbe potuto fare spallucce e considerare q uella morte improvvisa come la risultante di una rabbia senza passato né futuro. Avrebbe potuto arrendersi. Invece, poco incline ad accontentarsi delle soluzioni facili, è andato oltre. Qualcosa di sinistro ha visto agitarsi sotto la superficie dorata di Three Pines. Ed è stato allora che Louise Penny ha cominciato a raccontare, fornendo alla serie tv il suo vero inizio.
Il commissario Gamache, la cui prima stagione è tratta dal romanzo Natura Morta (Einaudi 2022, pp. 416, euro 16), è il resoconto di un’indagine che altri avrebbero concluso in fretta. Ed è, nel suo incedere, il racconto di una trama sempre più fitta, di segreti che si credevano sepolti, di orrori le cui ombre si allungano sul privato di Gamache, sulla sua dimensione di uomo. Ci sono fantasmi personali e altre morti. Ci sono gli elementi classici del giallo e, su questi, le basi per costruire ancora. Il commissario Gamache – Misteri a Three Pines, prodotta non a caso dall’Andy Harries di The Crown, è una saga potenzialmente perfetta: non pretenziosa né sciocca, non lenta ma nemmeno preda di quella velocità che, spesso, sfocia nella confusione. È equilibrata, discreta e, soprattutto, ha un protagonista, il Gamache di Molina, costruito con furbizia e maestria.
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