La Consulta blinda i paletti sul fine vita. Bocciato Cappato
La Corte costituzionale conferma la sentenza 2019: «Non esiste un generale diritto di morire in ogni situazione di sofferenza».
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La Corte costituzionale conferma la sentenza 2019: «Non esiste un generale diritto di morire in ogni situazione di sofferenza».
La bozza di legge regionale sul suicidio assistito non è altro che il modello propinato da Marco Cappato, mai approvato dal Parlamento. Il testo è palesemente incostituzionale: non tiene conto delle cure palliative e dell’obiezione di coscienza del personale sanitario.
Luca Zaia, sulla «Stampa», gongola perché la riforma darebbe ai governatori l’opportunità di normare il suicidio assistito. Intanto l’Abruzzo approva all’unanimità l’avvio della discussione sulla proposta di legge sul fine vita dell’associazione Coscioni.
Il caso riguarda due malati, che vivevano senza l’aiuto di macchinari, portati in Svizzera.
La Corte costituzionale riapre la discussione e potrebbe arrivare a contraddire la sua sentenza del 2019, stabilendo che anche aiutare i pazienti non attaccati ai macchinari a suicidarsi non deve costituire reato.
La Cedu dà ragione all’Ungheria dopo il ricorso di un uomo affetto da sclerosi multipla. Le autorità magiare che vietano l’eutanasia non possono essere accusate di discriminazione. Anche se altri Paesi come la Svizzera o il Belgio si comportano diversamente.
L’Eliseo accelera sul fine vita, che diverrà argomento elettorale in vista delle Europee: i malati terminali potranno uccidersi da soli o chiedere a un volontario un aiuto nell’assunzione della sostanza letale. Il premier Attal esulta: «È il progresso». Ira dei…
La Regione tira dritto e rafforza la delibera criticata dal Comitato di bioetica. Entro il 25 marzo saranno costituite le commissioni che valuteranno le richieste di eutanasia.
Il presidente della Sicp Gino Gobber: «Queste terapie rientrano nel diritto alla salute e non riguardano soltanto i malati terminali oncologici. C’è carenza di assistenza domiciliare, da colmare coi fondi del Pnrr. Adesso o mai più».
La delibera serve a Stefano Bonaccini per aggirare le contrarietà nel suo partito che rendono quanto mai incerta l’approvazione della legge regionale. Ma persino il suo collega Eugenio Giani lo boccia: «In Toscana non lo faremo». Marta Cartabia a gamba…
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