I pride sono al verde. Così il «Corriere» mette in prima pagina l’amore di Elodie
Sponsor in fuga dalle baracconate: «Effetto Trump». Si mobilita via Solferino: lodi al bacio saffico «senza commenti» dell’artista.
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Per i militanti progressisti il suo brano dedicato alla madre è criticabile perché ha ricevuto i complimenti dell’ex parlamentare. È una nuova frontiera del controllo culturale, che colpisce un artista «colpevole» di aver preso posizione contro l’utero in affitto.
L'episodio dopo che la cantante aveva risposto a una domanda in conferenza stampa affermando che non voterebbe Giorgia Meloni «nemmeno se le tagliassero una mano».
La cantante Elodie, paladina Lgbt e pro aborto, si è spogliata contro il solito spauracchio del «patriarcato». Silenzio tombale però sui veri temi come la dignità calpestata in epoca Covid e i bimbi distrutti dal lockdown.
La cantante annuncia il suo atto rivoluzionario «nell’Italia di Meloni, che mette in pericolo i diritti». Posare senza veli è «queer» perché chi scatta è gay. Ma per la sinistra non si trattava di maschilismo da camionisti?
L’attacco di Lilli Gruber («Il premier è patriarcale») scopre le carte: l’obiettivo dei progressisti è dimostrare che la colpa dell’assassinio di Giulia è del centrodestra. Alla faccia della statistiche: i Paesi più femministi sono anche quelli più violenti.
Ritirata del leader ucraino, che rinuncia al collegamento col Festival dopo aver fiutato il rischio di inimicarsi l’opinione pubblica. La Rai nicchia: «Controlleremo il testo da leggere, ma è difficile censurare il presidente».Claudia Marthe, creola immigrata a Roma e madre…
La svolta casiniana di Guccini prelude all’assalto di Vip e influencer che subirebbe la destra, se oggi vincesse le elezioni. Come reggere l’urto? Sottraendo ai progressisti il monopolio su insegnamento, musei, cinema e tv.
La legge che piace a Vip e star è osteggiata dalle vere femministe che combattono l'utero in affitto e l'autocertificazione di genere.
Sanremo è fiaccato da un format trito e ospitate poco incisive. Il direttore di rete si nasconde dietro Sigmund Freud e l'Ariston deserto.
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