Sulla manovra si abbatte l’inflazione al 12%
Nuovo record: ai massimi da 38 anni. Il caro vita rende indispensabile rimettere mano al Pnrr, che si basava su previsioni del tutto superate. Verso un deficit al 4% nella legge di bilancio. Nel cdm della prossima settimana altre misure per le bollette.

L’inflazione ha raggiunto livelli record: a ottobre il 12%, ed erano 40 anni che non si toccavano picchi del genere. A dirlo è la stessa Istat. Questi numeri, che si ripercuotono sui carrelli della spesa, sono anche frutto di mancate scelte, mancata visione e di un ritardo nell’intervento della Banca centrale europea. L’apparentemente ora inflessibile presidente della Bce, Christine Lagarde, che oggi si spende nel rialzo dei tassi di interesse, fino a pochi mesi fa dichiarava: «Pensiamo che nell’anno 2022 (l’inflazione, ndr) si stabilizzerà e che calerà. Calerà meno di quanto noi e tutti gli economisti avevano previsto, ma calerà», anche perché le strozzature nelle catene di approvvigionamento globali «finiranno per risolversi». Niente di più lontano dal vero, inevitabilmente, ma anche l’ex ministro dell’Economia Daniele Franco era caduto nello stesso tranello. A gennaio diceva: «Si ritiene in genere che questo incremento sia prevalentemente temporaneo e che debba riassorbirsi anziché tradursi in un rialzo persistente dell’inflazione». Praticamente un buco nell’acqua anche per lui. Più avanti però ha iniziato a riconoscere: «Se l’inflazione diventa un ostacolo il Pnrr va adattato».

Ed è proprio per questo che l’altro ieri a Palazzo Chigi Giorgia Meloni ha convocato non solo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ma anche il ministro per le Politiche europee, la coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto. Impensabile andare avanti con un Pnrr che pianifica tutto facendo conto di un’inflazione ferma al 2%. Oggi lo scenario è completamente cambiato e le materie prime hanno subito un rincaro anche del 35%. L’indice dei prezzi al consumo aumenta del 3,5% su base mensile e dell’11,9% su base annua; +58,8% per abitazioni, acqua, elettricità e carburanti. Insomma, in qualche modo una previsione il ministro Franco l’aveva azzeccata: «Nel calcolare le risorse assegnate all’Italia», spiegava a febbraio, «si è tenuto conto, alla luce del finanziamento della Commissione, di un tasso di inflazione al 2% assunto come tasso di riferimento. Quello che non era stato messo in conto è che i prezzi potessero accelerare come ora». Raffaele Fitto era presente alla riunione di ieri proprio per questo. Nella messa a terra del Pnrr e della manovra finanziaria non si potrà non tener conto dei nuovi dati che implacabilmente continuano a rappresentare una situazione economica completamente stravolta rispetto a quella in cui ci trovavamo quando è stato chiuso l’accordo. Giorgia Meloni e il suo esecutivo non hanno intenzione di «riscrivere» o di «stravolgere» il piano nazionale di ripresa e resilienza, è stato ribadito più volte, perché è necessario evitare lo strappo con l’Unione europea che continua inflessibile a chiedere che venga raggiunti gli obiettivi stabiliti. Ancora più importante, bisogna evitare di spaventare i mercati: un’eventuale agitazione potrebbe peggiorare, e di molto, la situazione economica attuale. Grande cautela quindi, ma sicuramente in qualche modo bisognerà intervenire. Secondo l’Ue il margine di modifica non è ampio ma c’è un altro fronte su cui l’Italia può lavorare per aggiornare il Pnrr ed è quello dato dalla transizione. Nel quadro del piano Repowereu presentato a maggio per affrancare la Ue dalla dipendenza energetica dalla Russia, Bruxelles propone di aggiungere un nuovo capitolo al Pnrr dedicato solo a centrare gli obiettivi del Repower, quindi l’indipendenza dai fossili russi al più tardi entro il 2027. La proposta della Commissione è ora al vaglio dei due colegislatori (Parlamento e Consiglio Ue) con l’idea di trovare un accordo entro la fine dell’anno.

Per la manovra finanziaria adesso si dovrebbe poter fare un deficit tra il 4 e il 4,5%. Questo potrebbe aiutare, come lo farà in qualche modo anche l’extragettito che lo Stato incasserà grazie proprio all’elevata inflazione. Un’altra misura utile per disinnescare la spirale dei prezzi e aiutare famiglie e imprese potrebbe essere il taglio dell’Iva, tutti scenari e opzioni da vagliare. Intanto il maxi emendamento del governo al dl Aiuti ter in commissione speciale alla Camera dovrebbe arrivare lunedì in occasione del cdm nel quale verranno fatte le nomine dei sottosegretari. Sono cinque le norme attese: una per inserire il decreto accise fatto da Mario Draghi, che proroga fino al 18 novembre il taglio delle aliquote su prodotti energetici come i carburanti (benzina, gasolio gpl), esenta dall’accisa per il gas naturale per autotrazione e riduce l’aliquota Iva (fissata al 5%) per le forniture di gas naturale impiegato in autotrazione. Il governo introdurrà poi nel dl una norma per il ripristino dei mutui agevolati per i giovani under 35. E poi la proroga dei termini per l’adesione al credito di imposta ricerca e sviluppo e la sospensione o il rinvio dell’invio delle multe per chi non si è vaccinato. E infine una norma per abrogare gli indici di alert per le crisi d’impresa per le aziende. Oltre al tesoretto da 10 miliardi ereditato da Draghi, serviranno altri 4 miliardi.

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