Qualcuno prova a smorzare i toni, altri remano contro. Il dopo azzeramento del Nitag da parte del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ne aveva scelto i componenti appena undici giorni prima, registra un tentativo di far passare come «temporale estivo» il diluvio di critiche sull’operato dell’ex rettore dell’Università Roma Tor Vergata, mentre la sinistra ne approfitta per attaccare il premier Giorgia Meloni.
«Visto che si è ravveduto (Schillaci, ndr) su quelle nomine indegne, ora inizi coi fatti a difendere il servizio sanitario e non accetti di fare la foglia di fico di un governo che non crede né alla sanità pubblica, né pare troppo convinto sulla scienza», si arrabatta la segretaria del Pd Elly Schlein, in cerca di pretesti per dare credibilità all’opposizione.
Per Marianna Ricciardi e Mariolina Castellone del M5s «le dichiarazioni di Salvini e Lollobrigida, ministri ed esponenti di punta della Lega e di Fdi, insieme a quelle di alcuni autorevoli parlamentari di Forza Italia, raccontano di un governo a brandelli», sentenziano, confidando di leggersi almeno nelle agenzie. Intanto il vice premier Matteo Salvini ha ammorbidito i toni, sostenendo di non aver chiesto le dimissioni di Schillaci. La poltrona del ministro della Salute comunque traballa, malgrado i puntelli.
Ieri ha provato l’epidemiologo Gianni Rezza a giustificare il voltafaccia di Schillaci. «Il ministro di sicuro ha firmato a occhi chiusi soprattutto perché si trattava del Nitag, un comitato minore, e lui è impegnato a seguire provvedimenti molto importanti come lo scudo penale per i medici e le liste d’attesa», ha dichiarato alla Stampa. Proprio perché ministro tecnico, non firma senza verificare.
Quanto a definire il comitato vaccini «poco interessante per la politica», beh, si è visto dalla reazione violenta contro due medici non allineati l’effettiva portata di nomine scomode. «Persone che hanno una vicinanza con il potere politico», ha cercato poi di farle passare l’ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute. Mentre in epoca pandemica erano forse interpellati e arruolati esperti non graditi al Palazzo?
Nel maldestro tentativo di ridimensionare l’operato di Schillaci, quasi fosse stata una svista perché impegnato in «cose più importanti», Forza Italia trova spazio per intonare un peana agli inoculi. «Nessun dubbio. Sempre dalla parte della scienza», si legge nell’immagine pubblicata sui social. Corredata di nota: «I vaccini hanno dimostrato di essere efficaci, sicuri, e hanno salvato milioni di vite, quindi la nostra posizione è netta: Forza Italia sarà sempre dalla parte della scienza, della ricerca e del progresso».
Così composto, con i medici Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, invece il Nitag avrebbe affondato la scienza? Raffaele Nevi, portavoce nazionale del partito azzurro guidato dal segretario nazionale Antonio Tajani, ha pubblicato pure un video che riporta la posizione espressa ieri a La7, durante la trasmissione Omnibus. «Sui vaccini c’è stata sempre una leggera, e sottolineo leggera diversità di vedute soprattutto sull’obbligo o meno, che è una questione diversa dall’essere no vax. Nessuno ha mai professato all’interno della maggioranza di essere no vax», esordiva.
Dopodiché il portavoce si è incartato in una spiegazione, risultata un clamoroso autogol. «Certamente ci sono sfumature diverse, come è noto da sempre Forza Italia non è a favore dei vaccini (ma come? La “vostra” vicepresidente del Senato Licia Ronzulli li ha definiti “uno degli strumenti più efficaci di prevenzione e di tutela della salute pubblica, ndr). Noi siamo sempre a favore della scienza e delle evidenze scientifiche perché qui poi alla fine si rischia che si trasforma in dibattito politico anche ciò che non deve essere dibattito di opinioni personali, ma deve esserci solo un lavoro sulle evidenze scientifiche. Se qualcuno vuole confutare teorie o prassi mediche lo deve fare con dati, con studi, con ricerche».
Quando mai è stato dato spazio a posizioni scientifiche diverse da quelle funzionali al diktat sanitario durante l’emergenza? Sempre sono stati rifiutati gli inviti a un confronto serio, indipendente, a una discussione metodologica utile al libero dibattito scientifico, esente da conflitti di interesse. Anche adesso sembra che poco sia cambiato. La censura si è abbattuta su Bellavite e Serravalle, addirittura sciogliendo il comitato di cui erano appena stati chiamati a far parte.
L’intervento di Nevi si è poi così concluso: «Ha fatto bene il ministro Schillaci ad azzerare perché si stava rischiando che un dibattito scientifico si trasformasse in un dibattito politico e questo è un rischio che il Paese non si può permettere». È un de profundis di quella pluralità evidenziata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida come caratteristica fondamentale di organismi che «servono a contenere idee differenti». Opinione già espressa dal premier Giorgia Meloni: «Da sempre nel governo noi crediamo nel pluralismo e nel confronto delle opinioni».
Tra i commenti più feroci al video, postato sull’account ufficiale di Forza Italia su X, c’è: «Siete la rovina del centrodestra».
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