«Smartphone spiati grazie a Google»
Class action contro il Massachusetts: durante la pandemia, il governo, con il supporto del colosso, avrebbe installato app di tracciamento a 1 milione di utenti senza consenso.

«Cospirare con una società privata per hackerare i telefonini dei cittadini a loro insaputa e senza il consenso dei proprietari non è uno strumento che il Dipartimento della sanità pubblica del Massachusetts (Dph) può legalmente utilizzare, con l’intento di combattere il Covid. Questo spudorato disprezzo per le libertà civili viola sia la Costituzione degli Stati Uniti che quella del Massachusetts, e deve finire, subito».

Fingiamo di stupirci ogni volta, ma non è un caso che, approfondendo le ricerche su questa incredibile notizia che arriva dagli Stati Uniti, alla ricerca per parola chiave «Google + spyware» si sia aperto un disclaimer che ha intimato: «Controlla la fonte: è considerata attendibile su questo argomento?». Come se la notizia non fosse possibile. E invece, lo è: il Dipartimento della sanità pubblica del Massachusetts è stato citato in tribunale perché avrebbe utilizzato la tecnologia di Google per installare «di nascosto» la sua app di tracciamento dei contatti Covid su più di un milione di smartphone Android, senza l’autorizzazione degli utenti. La causa collettiva che sta affrontando il Dph è stata intentata presso la Corte del Massachusetts dalla New civil liberties alliance (Ncla), associazione di diritti civili molto attiva sul tema delle libertà violate in pandemia. E in America, come in Italia, sono state tante.

Di cosa sono accusati i funzionari sanitari? Il Dph aveva sviluppato un’applicazione software di tracciamento dei contatti Covid per dispositivi Android, simile alla nostra Immuni, utilizzando un’interfaccia di programmazione fornita da Google. Una prima versione dell’app era stata resa disponibile nell’aprile 2021. In pochissimi, però, la avevano scaricata e utilizzata: un po’ come è successo da noi con Immuni, lanciata in pompa magna il 2 giugno 2020 e definita, per stessa ammissione dell’allora sottosegretario Pierpaolo Sileri, «un flop tra i giovani», per poi essere definitivamente archiviata.

A partire dal 15 giugno 2021, per far aumentare i download, il Dipartimento avrebbe, secondo l’accusa, collaborato con Google per installare forzatamente l’app di tracciamento su oltre un milione di dispositivi Android in Massachusetts, all’insaputa e senza l’autorizzazione dei possessori dei telefonini. Quando alcuni proprietari lo hanno scoperto e hanno, di conseguenza, tentato di eliminare l’app, il Dipartimento del Massachusetts la avrebbe incredibilmente reinstallata sui loro smartphone.

L’app fa sì che un telefonino Android si connetta costantemente e scambi informazioni con altri dispositivi nelle vicinanze tramite Bluetooth. Se un utente si attiva, volontariamente, e segnala di essere stato contagiato, il telefonino manda una notifica dell’avvenuta infezione a tutte le persone registrate. Il problema, secondo la New civil liberties alliance – che ha usato toni molto duri nella memoria depositata presso il tribunale, fornendo le moltissime email di protesta dei cittadini spiati – è che i telefonini, grazie a questo spyware installato senza consenso, avrebbero mandato queste informazioni private anche se l’utente non aveva optato per il sistema di notifica. Alcuni cittadini hanno addirittura denunciato di essersi trovati l’app sul telefonino senza mai averla volontariamente scaricata.

Le richieste della Ncla sono perentorie: il Massachusetts deve smetterla di installare l’app senza consenso e deve lavorare con Google per consentire di disinstallare immediatamente l’app dal proprio telefonino. La Ncla esige anche che il Dipartimento riconosca e dichiari che le installazioni non autorizzate dell’app di tracciamento violano il quarto emendamento della Costituzione Usa e l’articolo XIV della Dichiarazione dei diritti del Massachusetts, oltre a costituire violazione illegale della proprietà privata (quinto emendamento) e appropriazione illegale. Il Dph dovrà inoltre dichiarare che le installazioni senza consenso costituiscono violazione illegale di beni mobili e violano gli statuti federali e del Massachusetts sui crimini informatici.

Attenzione, con gli americani non si scherza sulle libertà: sarà forse per questo motivo che la richiesta di risarcimento è simbolica, un dollaro. L’intenzione dell’accusa non è, infatti, di speculare sull’abuso, ma di blindare una sentenza giuridica che scongiuri che le violazioni si ripetano, fors’anche in virtù delle nuove disposizioni del presidente Joe Biden, che ha deciso di non revocare l’emergenza sanitaria pubblica Covid, estendendola almeno fino ad aprile 2023. Grazie alla proroga, l’amministrazione Biden può continuare a sollecitare le vaccinazioni, e lascia il via libera ad alcuni funzionari sanitari locali – come quello della città di Chicago – di aumentare l’allerta Covid «in virtù del calo delle temperature e del previsto aumento della circolazione del virus respiratorio legato all’inverno, a meno di una settimana dalla Festa del Ringraziamento».

Una sorta di «chiudiamo oggi per fare un Ringraziamento sereno domani», che a noi italiani suona tragicamente familiare.

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