Dem e M5s: lo Stato paghi il suicidio assistito
Ansa
  • Via alla discussione sul disegno di legge per il fine vita, che recepisce la sentenza della Corte costituzionale. Le opposizioni scappano da un accordo con la maggioranza e provocano: «Senza il contributo del Ssn, i meno abbienti faranno collette».
  • Il senatore di Fdi, Ignazio Zullo: «Le terapie non sono obbligatorie, ma monitoreremo gli enti inadempienti».

Lo speciale contiene due articoli.

È iniziata ieri nelle Commissioni congiunte Giustizia e Sanità del Senato, la discussione generale del testo base del disegno di legge sul fine vita. Nel corso della seduta si è deciso di far slittare di un giorno il termine ultimo della presentazione di emendamenti e ordini del giorno, fissato ora per mercoledì 9 luglio ore 11. Intanto il muro contro muro tra maggioranza e opposizioni si inasprisce, un dato politico che fa ipotizzare che, se non si troveranno punti di intesa, la legge non vedrà mai la luce, poiché nel centrodestra alcuni parlamentari, comunque, non la voteranno per motivi etici o religiosi e il necessario supporto di qualche esponente della minoranza è al momento una prospettiva da scartare. Il fulcro del disegno di legge, i cui relatori sono i senatori Ignazio Zullo di Fdi e Pierantonio Zanettin di Fi, è il secondo articolo, che modifica il 580 del codice penale: istigazione o aiuto al suicidio. Il testo base prevede che «non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito formatosi in modo libero, autonomo e consapevole di una persona maggiorenne». Il disegno di legge sul fine vita, che recepisce le indicazioni della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, ha come punto più controverso l’esclusione del Servizio sanitario nazionale da qualsiasi ruolo nella pratica del suicidio assistito.

Polemiche anche sull’obbligatorietà delle cure palliative e sulla istituzione di un Comitato nazionale di nomina governativa che dovrebbe esaminare le richieste. «Sul fine vita», dice il presidente del M5s Giuseppe Conte, a quanto riporta Askanews, «ci stanno lavorando in Senato i nostri, è chiaro che un intervento deve quantomeno rispettare i paletti della Corte costituzionale. Ci sono varie sensibilità, è un tema oggettivamente delicato e complesso. In gioco ci sono tanti diversi approcci ma almeno partiamo dalla sentenza della Corte costituzionale». «Leggere che nel rivendicare l’esclusione del Servizio sanitario nazionale», attacca la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, anche lei del M5s, «gli esponenti di questa maggioranza hanno l’ardire di affermare che chi non potrà pagarsi di tasca propria le procedure per il fine vita potrà sempre ricorrere a una colletta o rivolgersi ai volontari rende il senso di inadeguatezza di questa destra al potere. Se non sarà il Ssn a occuparsi del fine vita, chi lo farà? Davvero si vuole renderlo un servizio a pagamento, creando discriminazioni tra cittadini ed escludendo chi ha le competenze necessarie per occuparsi di procedure così delicate? A quanto pare», conclude la Castellone, «la maggioranza non ha il coraggio di dircelo».

Cerca di stemperare i toni il ministro per gli affari europei, Tommaso Foti, di Fdi: «Si era arrivati in Senato a un comitato ristretto per arrivare a un testo unico», commenta Foti a Sky Tg24, «ma non c’è stato questo accordo. A un certo punto bisogna mandare avanti un provvedimento perché è nell’interesse di tutti che ci sia un dibattito parlamentare su un testo e non sui singoli. Un testo base è l’inizio della discussione e il testo base ripropone alcune idee che la maggioranza ha. Sarà nel confronto parlamentare», sottolinea Foti, «che si potrà vedere se e in che modo intervenire». «Nell’impresa di legiferare sul fine vita», argomenta il relatore Zanettin a Tgcom 24, «si sono cimentati il governo giallorosso, il governo gialloverde, il governo tecnico di Draghi, ma nessuno ci è riuscito. Noi ci stiamo provando con serietà, sapendo che si tratta di un tema complesso, con implicazioni etiche profonde. Non a caso siamo arrivati al testo base dopo un anno e mezzo di audizioni, confronti, discussioni all’interno delle commissioni parlamentari. Il testo da cui partiamo rispetta i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale e garantisce criteri uniformi di valutazione su tutto il territorio nazionale. Non possiamo permettere che a livello locale si usino parametri più o meno restrittivi», aggiunge Zanettin, «perché si creerebbe il caos, con il rischio che si arrivi addirittura a un “turismo della morte”». Durissimo il commento del senatore del Pd Alfredo Bazoli, il cui testo sul fine vita era stato approvato alla Camera nella scorsa legislatura: «Leggo in una intervista», sottolinea Bazoli, «che uno dei relatori della legge sul fine vita, nel ribadire che viene escluso il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale, spiega che per chi non potrà permettersi l’aiuto al suicidio ci sono sempre i volontari e le collette. Cioè i meno abbienti, i più disagiati, i più in difficoltà dovranno arrangiarsi, dovranno affidarsi alla carità. Ecco dove porta l’approccio esclusivamente ideologico che la destra ha adottato, su un tema che meriterebbe ben altra sensibilità e umanità. È proprio per queste ragioni», prosegue Bazoli, «che è necessario coinvolgere nelle procedure di fine vita il Ssn: per garantire la parità di accesso, l’uniformità di trattamento, ed evitare differenze in base alle possibilità economiche. C’è da sperare che da qui alla discussione degli emendamenti si levi e alla fine prevalga anche nella destra qualche voce più aperta, più equilibrata, più compassionevole». Sembra di capire, come dicevamo all’inizio, che un accordo tra la maggioranza e almeno una parte delle opposizioni sia lontanissimo. Le carte verranno scoperte definitivamente quando verranno presentati e votati gli emendamenti.

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