Si sgretola il fortino rosso del governatore
Michele Emiliano (Ansa)
Tutte le indagini sui fedelissimi del presidente pugliese, Michele Emiliano: dagli assessori messi sotto inchiesta per gli appalti pilotati ai super dirigenti regionali condannati per corruzione. Intanto pure l’ex dg di Asset, Elio Sannicandro, rischia di finire alla sbarra.

Quando Nichi Vendola ha accusato Michele Emiliano di aver usato parole scomposte, l’ex pm che ormai ha perso il suo fiuto da inquirente in una recente intervista ha replicato stizzito: «Non c’è un vicepresidente della mia giunta ad aver avuto problemi con la giustizia, un assessore della mia giunta a doversi spiegare con i magistrati. Nichi invece li ha avuti». Le ultime parole famose del governatore furbetto, però, sono come le bugie: hanno le gambe corte.

Ieri Lady preferenze, al secolo Anita Maurodinoia, ormai ex assessore ai Trasporti, gli è stata portata via da un’inchiesta giudiziaria sulla compravendita dei voti messa in campo dal marito. Ma l’elenco di cortigiani indagati sul quale Emiliano tace è lungo. Dovrebbe ricordare per esempio che nel 2017 è finito nei guai il suo assessore all’Ambiente Filippo Caracciolo, accusato di aver pilotato due gare d’appalto in cambio di sostegno elettorale. E solo un mese fa è stato rinviato a giudizio. Nell’inchiesta si è scoperto che aveva intestato il telefonino a un ignaro cittadino rumeno, del quale a un certo punto ha dovuto assumere i panni per evitare di farsi tagliare la linea. Si è dimesso e subito gli è stata messa la casacca da capogruppo del Pd in Consiglio regionale. Nel nuovo ruolo si è trovato la Corte dei conti a contestargli la presunta irregolarità per un rimborso forfettario, coincidenza, all’autista del governatore Emiliano. Di spiegazioni ai magistrati, invece, è stato costretto a darne l’ex assessore al Personale Giovanni Francesco Stea, che nel 2022 era stato indagato per concorso in tentata induzione indebita a dare o promettere utilità nell’ambito di una inchiesta per fatti che risalivano al 2019, quando Stea era assessore all’Ambiente.

Il procedimento, nel quale era indagato anche l’ex direttore generale di Asset Puglia Elio Sannicandro, è poi stato archiviato. Per Sannicandro, però, proprio ieri i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per un’altra indagine, nella quale sono coinvolte 12 persone e due società. I reati contestati: corruzione e turbativa d’asta. Stea, invece, era stato dichiarato decaduto anche da consigliere regionale con un provvedimento del Tribunale di Bari che, in primo grado, accertò un debito da 8.000 euro con la Regione per dei bolli auto che non risultavano pagati. E dopo il provvedimento del Tribunale, si era autosospeso, di conseguenza Emiliano aveva ritirato la delega da assessore. Il provvedimento, però, dopo un ricorso presentato da Stea, è stato sospeso, in attesa del giudizio in Appello. Ed Emiliano lo ha rimesso in sella.

Tempo prima lo aveva fatto con Gianni Giannini, ex assessore ai Lavori pubblici e Mobilità accusato nel 2017 di aver preso tangenti. Quando arrivò l’archiviazione Emiliano gli restituì le deleghe. Nel 2020 è toccato ad Alfonso Pisicchio, assessore alla Pianificazione territoriale, finire nel mirino dei pm. L’inchiesta era su presunte promesse di assunzioni in cambio di voti per le regionali. Ed è ancora in corso. Se poi si guarda nel sottogoverno l’elenco diventa veramente molto lungo. A partire dall’uomo che aveva scelto per guidare la Protezione civile, Mario Lerario, condannato una decina di giorni fa a 5 anni e 4 mesi di reclusione per corruzione. O dal direttore generale del Policlinico Riuniti, Vitangelo Dattoli, definito da Emiliano al momento della nomina «uno dei migliori manager della sanità pugliese», che dovrà affrontare uno spinoso processo con altri sette imputati per le gare bandite da Asl di Foggia e dal Policlinico tra il 2019 e il 2020 per l’affidamento del servizio quadriennale di elisoccorso e per il trasporto di organi. Un affare da 36 milioni di euro, il primo. E da 2 milioni e 600.000 euro, il secondo.

Facendo una certa scrematura possono entrare nell’elenco l’ex direttore generale dell’Asl Rodolfo Rollo, a processo con l’accusa di aver «favorito» l’acquisto di prestazioni dialitiche extra tetto da un centro privato in cambio dell’assunzione del figlio. E anche il direttore della partecipata dei rifiuti Ager, Gianfranco Grandaliano, che di recente si è beccato una condanna a 1 anno per corruzione. Secondo l’accusa si sarebbe fatto pagare da un imprenditore il ricevimento per il suo cinquantesimo compleanno. La sua vicinanza a Emiliano risale al 2004, quando diventa consigliere del sindaco del Comune di Bari per la sicurezza e lo sviluppo della legalità. Ieri Elly Schlein ha cercato di marcare una certa distanza con la truppa dem finita nei guai: «Non tolleriamo voti comprati. Chi pensa che la politica sia un taxi per assecondare ambizioni personali senza farsi alcuno scrupolo non può trovare alcuno spazio nel partito che stiamo ricostruendo, qui deve trovare porte chiuse e sigillate».

Con un lungo sproloquio la leader dem ha pensato di salvare il salvabile in vista delle primarie per la scelta del sindaco di Bari: «A tutti i nostri militanti e amministratori chiedo di essere le nostre antenne sul territorio, di alzare la guardia e denunciare ogni irregolarità, di aiutarci a tenere lontani gli interessi sbagliati e il malaffare». Per ora le antenne le hanno drizzate i magistrati.

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