Crescono le violenze degli stranieri ma i bimbi vanno a lezione dall’imam
Bimbi di una scuola del trevigiano in moschea in un'immagine tratta dai social
Non cessano le polemiche sull’iniziativa della scuola trevigiana. L’angelismo dei prof stride con i crudi dati della cronaca nera.

Settala, provincia di Milano. Un uomo di 50 anni uccide la moglie a coltellate davanti alla figlia di 10 anni che chiama i soccorsi. Un violento, marocchino, di fede musulmana e quando ha ucciso la moglie di 43 anni era in condizioni psicofisiche alterate.

I servizi sociali sapevano tutto e «tutte le procedure di controllo e assistenza erano state attivate» ha fatto sapere il sindaco Massimo Giordano. Insomma, una tragedia annunciata. Appena due giorni prima in provincia di Parma stesso schema, esito diverso. Una donna è stata aggredita a coltellate dal marito all’interno della sua abitazione a San Secondo Parmense. Anche qui, davanti ai figli di 8 e 6 anni che scappando dalla furia omicida del padre hanno chiesto aiuto. La donna è viva anche se in gravi condizioni, mentre lui, Dhahri Abdelhakim, 58 anni, tunisino, musulmano, è morto dandosi alla fuga in un incidente stradale.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Eures i femminicidi in Italia sono in calo. Non lo sono i dati relativi alle vittime straniere però, che, in controtendenza rispetto a quelle italiane, risultano in forte crescita. Nel 2024 sono passate da 17 a 24, arrivando a rappresentare un quarto delle vittime totali (24,2%), con un incremento di quasi il 42% tra il 2023 e il 2024. Diminuisce del 21,1% il numero delle vittime italiane, passate da 95 a 75.

Non solo omicidi e tentati tali, anche moltissime violenze sessuali. Dopo gli episodi scioccanti di capodanno, in occasione del concerto del primo maggio a Roma c’è stato un nuovo caso di palpeggiamenti ai danni di una studentessa di 25 anni che sarebbe stata accerchiata e molestata. La giovane è riuscita a sfuggire ai suoi aggressori grazie all’aiuto di un’amica, ma il gesto rimane. Tre i ragazzi fermati, cittadini tunisini tra i 22 e i 25 anni che si trovano in Italia con un permesso di soggiorno per motivi di studio. Dopo il fatto sono stati rilasciati con l’obbligo di firma, ma per loro l’accusa è quella di violenza sessuale. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ne ha richiesto l’espulsione.

Sono solo alcuni degli episodi di cronaca che coinvolgono persone straniere di religione islamica che vivono nel nostro Paese. In pochi sanno che, tra le altre cose, in base alla sharia sono previste pene più severe per le donne che commettono reati rispetto agli uomini. Questo giustifica nella loro cultura le esplosioni di violenza, che spesso sono punitive nei confronti di mogli e compagne e in alcuni casi figlie.

Si è poi ampiamente parlato del taharrush gamea: un’espressione in lingua araba che significa letteralmente «molestia collettiva». È successo di nuovo in occasione del concertone del primo maggio a Roma, ma i precedenti più illustri spettano a Milano. Se ne parla per la prima volta il 31 dicembre 2021: in piazza Duomo almeno 5 ragazze sono state accerchiate e molestate da un folto gruppo di uomini che parlavano arabo. È successo di nuovo, stesso posto, stessa occasione (capodanno) il 31 dicembre 2024. Le vittime, tre ragazze di nazionalità belga. Fatti, dati.

Mentre la presenza dell’immigrazione di matrice islamica fa sorgere seri dubbi sulla integrazione possibile, non cessa la polemica sulla visita che i bambini della scuola dell’infanzia paritaria e cattolica «Santa Maria delle Vittorie» di Ponte della Priula, in provincia di Treviso, hanno fatto al centro culturale Emanet, la moschea di Susegana. Una visita che ha sollevato polemiche specialmente per le immagini diffuse dei bambini, tutti tra i tre e i cinque anni, impegnati a pregare come fanno i fedeli musulmani, inginocchiati verso la Mecca, fronte a terra. La notizia, che è stata riportata dal Corriere del Veneto e da Libero, è stata diffusa dalla stessa scuola che ha accompagnato le immagini con questo testo: «L’imam ci ha spiegato che la religione musulmana si fonda su 5 pilastri e ci ha detto che loro pregano 5 volte al giorno (ci abbiamo anche provato)». L’istituto ieri ha diffuso un comunicato stampa in cui si cerca di attribuire la responsabilità del gesto ai bambini «Nel momento di spiegare come si prega, è stato ovvio per i bambini provare a inginocchiarsi, perché un bambino vive così l’entrare in nuove esperienze e capirle. I bambini non hanno pregato in quella posizione: hanno provato a sentire quello che sente un loro amico quando sta così». Dure le reazioni del centrodestra. «Questo episodio è solo l’ultimo esempio di una preoccupante deriva: l’islamizzazione strisciante della scuola italiana, che rischia di trasformarsi in un laboratorio multiculturale dove tutto viene promosso tranne la nostra cultura». Così Silvia Sardone, eurodeputata della Lega. «Far perdere ai nostri figli il valore dei nostri simboli, quali il crocifisso, il festeggiare il Natale per poi portarli in moschea è il servizio peggiore che si possa fare per l’integrazione. La buona integrazione c’è solo laddove si è forti delle proprie radici della propria cultura e non quando ci si dimentica della propria per far spazio ad un’altra. Da una parte si annientano i simboli della cristianità e dall’altra si portano i figli a pregare in moschea» il commento di Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia. Intanto «su incarico degli uffici centrali del ministero dell’Istruzione e del Merito, l’Usr per il Veneto ha avviato gli opportuni approfondimenti, tesi in particolare a verificare se siano state rispettate, tra l’altro, le norme sulla parità scolastica» scrive in una nota l’ufficio scolastico Regionale per il Veneto. Norme a parte, c’è da chiedersi soprattutto se una scuola sempre più impegnata sulla lotta al bullismo e alle discriminazioni di genere possa permettersi il lusso di sottovalutare i pericoli di certe derive culturali.

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