La rivolta degli africani incendia di nuovo la Francia
Ansa
  • L’uccisione di un giovane pregiudicato da parte di un poliziotto scatena la guerriglia urbana. E il Paese si ritrova spaccato in due.
  • Doppiopesismo e censure a seconda di chi sono gli autori dei fatti di sangue e le vittime.

Lo speciale contiene due articoli.

Quella che doveva essere una marcia pacifica in memoria di Nahel M., il diciassettenne ucciso da un poliziotto durante un controllo stradale, si è trasformata in guerriglia urbana. La manifestazione di Nanterre (dove stanno arrivando le unità speciali di polizia e gendarmeria) era iniziata in un clima di tregua armata. Secondo gli inviati di vari media, tra cui CNews, centinaia di giovani erano pronti a scatenare il finimondo. Poi, dopo le 16 è iniziata la solita serie di violenze gratuite, aggressioni e auto incendiate. In pratica un campione di quello che era già accaduto nella notte mercoledì e giovedì in varie città di Francia. Con il favore delle tenebre centinaia di giovani delle banlieue francesi hanno devastato, incendiato, aggredito i simboli di quella stessa Francia che mantiene molti di loro. Sembrava assistere alle scene del film distopico La notte del giudizio. Il problema è che le immagini trasmesse dalle tv d’Oltralpe non erano frutto dell’immaginazione, semmai contenevano una certa dose di creatività, visto che i vandali si sono sbizzarriti per provocare ingenti danni.

A Clamart, periferia sud di Parigi, un tram della linea T6 è stato colpito con bottiglie molotov ed è stato distrutto dalle fiamme. E il Comune ha decretato il coprifuoco fino a lunedì sera. Come ha confermato nella mattinata di ieri Valérie Pécresse – presidente della regione della capitale francese – «in tutta l’Ile-de-France sono stati incendiati undici bus e, per la prima volta, due tram sono stati attaccati». In effetti anche i mezzi della linea T10 sono stati colpiti dai vandali. Per questo, dalle 21 di ieri la circolazione notturna di bus e tram è stata interrotta in tutta la regione. Alcuni degli autori di queste devastazioni non hanno esitato a pubblicare le loro «imprese» sui social. Ad esempio un certo Hakxs92 (profilo accompagnato da una bandiera algerina) si è filmato mentre devastava l’ufficio della polizia urbana di Meudon in cerca di eventuali agenti ancora presenti. Nel video lo si sente dire «non ci sono più limiti, te lo giuro sul Corano della Mecca». A Vigneux-sur-Seine, dei giovani incappucciati hanno fatto esplodere le telecamere di video sorveglianza con dei fucili a pompa. Dei facinorosi si sono radunati anche attorno al carcere di Fresnes che hanno cercato di assaltare per liberare i detenuti. A Villeurbanne, dei sovversivi hanno addirittura sparato dei fuochi d’artificio all’interno di abitazioni. Quattro piani di un palazzo sono andati in fumo. A Waterloos e Dreux i vandali hanno incendiato un supermercato e una concessionaria auto.

Nel frattempo, anche la giustizia ha fatto i primi passi concreti per chiarire la dinamica dei fatti. Ieri il Procuratore capo di Nanterre, Pascal Prache, ha comunicato che il poliziotto non si trovava nella fattispecie legale per essere autorizzato a usare l’arma, pertanto l’agente «è stato presentato a due magistrati istruttori per omicidio volontario». L’accusa è stata confermata a fine pomeriggio e il poliziotto è stato arrestato. Il procuratore ha precisato che, nell’interrogatorio, l’agente ha affermato di aver voluto «evitare una nuova fuga», visto che il Nahel M. aveva già 17 precedenti simili e guidava senza patente, su una corsia riservata agli autobus. Il poliziotto ha anche spiegato di aver sparato «per la pericolosità della guida» del giovane, che era tale da fargli temere per la sicurezza dei passanti». Prache ha anche precisato che «durante l’inseguimento, (il diciassettenne, ndr) ha messo in pericolo un pedone e un ciclista» come hanno confermato le testimonianze di altri poliziotti e dei video.

Di fronte alla situazione apocalittica in cui si è trovata la Francia, Emmanuel Macron, la premier Elisabeth Borne e il suo governo sono sembrati impotenti. Certo, ieri, vari ministri hanno cercato di mostrare i muscoli. Quello dell’Interno, Gérald Darmanin, ha disposto la mobilitazione di 40.000 agenti (5.000 nella sola Parigi) per la notte a venire e, a muso duro, ha assicurato che «saranno i delinquenti a indietreggiare, non la Repubblica». Mentre compiva un sopralluogo al carcere di Fresnes, il titolare della giustizia, Eric Dupont-Moretti, ha auspicato che «questi abusi ricevano una risposta penale forte». Il problema è che queste esternazioni sembravano tanto belle parole e nulla di più perché, meno di 24 ore prima, la stessa premier e il presidente della Repubblica avevano tenuto un altro discorso. Macron aveva definito la morte del giovane «inspiegabile» e «senza scuse». Borne aveva detto che l’intervento della polizia «non sembra manifestamente essere conforme alle regole». Il tutto senza attendere le decisioni dei giudici. Ovviamente la morte, soprattutto di un giovane, è una tragedia. Ma non per tutte le tragedie c’è chi decide di devastare uffici pubblici o incendiare auto, in segno di protesta. Basti pensare agli inviti alla calma seguiti ai brutali omicidi di Samuel Paty o di padre Jacques Hamel, uccisi da terroristi islamici. Si direbbe che le massime autorità e la sinistra francesi, nonché una parte della stampa mainstream, preferiscano fare di questo giovane un martire e mostrarsi sottomesse. Ma le conseguenze di questo atteggiamento potrebbero essere imprevedibili, come gli scontri che si iniziavano a registrare alla chiusura di questa edizione della Verità.

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