Oggi il governo decide sulle pensioni. Ecco come si cambia
  • Oggi la cabina di regia del governo sceglierà la formula per evitare lo scalone Fornero. Si pensa a un aumento di 12 mesi di contributi anno dopo anno fino al 2024. La Lega punta a uno strumento per incentivare le uscite
  • Al lavoro per stanziare 700 milioni aggiuntivi all’anno. Contro gli abusi, nuove norme e una riduzione dell’assegno nel tempo

Lo speciale contiene due articoli

Cabina di regia e poi cdm per inviare a Bruxelles il documento di bilancio. Oggi si decide il futuro del reddito di cittadinanza e delle pensioni. Sulla prima misura ci sarà una stretta nei controlli e un extra finanziamento di 2 miliardi. Quota 100 lascerà il posto a quota 101 con scalini fino a quota 103 e un fondo ad hoc per calmierare l’uscita anticipata.. Il 31 dicembre di quest’anno terminerà la fase sperimentale di quota 100, l’intervento targato Lega previsto per tre anni e che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro rispetto alla riforma Fornero. Da gennaio gli italiani si troverebbero dunque ad affrontare uno scalone. Dai 62 anni di età con almeno 38 anni di contributi, si passerebbe di colpo a 67 anni di età per l’assegno di vecchiaia o almeno 42 anni e 10 mesi di contributi. Il governo affronterà il tema questa mattina in occasione della cabina di regia e in vista del Consiglio dei ministri di quest’oggi al termine del quale sarà vistato il Dpb, documento programmatico di bilancio, da inviare a Bruxelles.

Il governo si sta muovendo per trovare una via intermedia ed evitare l’enorme gradino che l’entrata in vigore della Fornero comporterebbe. La soluzione più probabile dovrebbe essere una formula che vede la progressione da quota 101 al primo anno fino a quota 103 nel 2024. Tradotto 63 anni e 38 di contributi a salire con gradini di un anno rispetto all’età anagrafica. Sul tavolo ci sono poi altre opzioni e non ci riferiamo solo a quota 102 flat, ma anche a ricalcoli dell’assegno contributivo con possibili penalizzazioni. Su questo aspetto a quanto risulta alla Verità, la Lega sarebbe al lavoro per creare un fondo da utilizzare in parallelo ai gradini progressivi. Con l’obiettivo di calmierare le penalizzazioni e al tempo stesso avviare un percorso del tutto nuovo. Fino a oggi gli strumenti di accompagnamento hanno sempre e solo coinvolto le aziende, prevedendo che gli scivoli anticipati passassero da tavoli allargati. In futuro potrebbe esserci la possibilità per il singolo dipendente di accendere l’opzione e scegliere anche in solitudine l’uscita anticipata. Sarebbe un cambio di passo importante perché allargherebbe alle mini imprese uno strumento che nei fatti ha sempre coinvolto strutture più grandi o al massimo le Pmi.

Al tempo stesso il Mef di Daniele Franco sta valutando l’estensione dei contratti di espansione anche ad aziende con 50 dipendenti. Fino a ora la soglia per accedere agli scivoli di 60 mesi in cambio di nuove assunzioni era fissata a 100 unità. Un ulteriore allargamento della norma se si pensa che fino al periodo pre pandemico aveva soglie da 500 e 200 dipendenti. Fin qui gli aspetti tecnici. Quelli politici sono un po’ più complessi. Da un lato la Lega si trova a fronteggiare l’estensione del reddito di cittadinanza che, pur essendo una scelta targata Mario Draghi, viene sventolata dai 5 stelle, primi inventori della misura.

Molto probabilmente i 9 miliardi strutturali saranno anche per il prossimo anno rifinanziati con un extra. L’ipotesi è 700 milioni all’anno per un totale di circa 2 miliardi nel triennio. Purtroppo il Covid ha allargato il perimetro di chi ne ha diritto. L’obiettivo di Draghi è rivedere i paletti per evitare l’enorme numero di furbi o truffatori. Il centrodestra mira così a ottenere sempre nel triennio una cifra paritetica o di poco inferiore per rifornire il fondo che consentirà al maggior numero possibile di italiani l’uscita con quota 101 o scalini successivi. L’ipotesi quota 102 flat nell’intero triennio avrebbe probabilmente qualche costo in più. Ma consentirebbe alla Lega di sventolare una nuova bandiera anti Fornero. Uno schema che viene contestati proprio dall’ex ministro del governo Monti. «Quota 102 riprodurrebbe quella ingiustizia nei confronti delle nuove generazioni rispetto alle quali noi stiamo sempre a piangere salvo poi non essere mai conseguenti», ha spiegato ieri Elsa Fornero in una intervista a La Stampa. «Non solo non sarebbe saggio, ma sarebbe ripetere politiche del passato che non mi pare abbiamo fatto bene al Paese», ha sentenziato, pur forse sapendo che nessuno sembra voler ricevere le sue missive.

Anche con la disponibilità del Mef e di Palazzo Chigi, la strada delle pensioni resta però lastricata di botole e trabocchetti. Mentre, infatti, di discute del Dpb, il governo porta avanti in parallelo anche la manovra che dovrebbe essere approvata venerdì. Più soldi si chiedono per le misure di sussidio (Rdc e pensioni anticipate) meno fondi ci saranno per il taglio delle tasse. Anche se manovra e delega fiscale viaggiano su piani diversi con calendari diversi, le decisioni prese questa settimana impatteranno per quanto riguarda il Dpb e la manovra sul triennio 2022-2024, e per quanto riguarda la riforma del fisco sul triennio 2023-2025. Il che significa che per ben due anni i budget finiranno con il sovrapporsi.

E qui torniamo alla battaglia di fondo che dovrebbe intraprendere il centrodestra. Sarà importante ricavare il maggior budget possibile per tagliare l’Irpef (e su questo è d’accordo anche il Pd) ma soprattutto per intervenire sulla tassazione finanziaria. L’arrivo dell’inflazione renderà fondamentali nuovi incentivi fiscali per evitare che la ricchezza si eroda e al tempo stesso per consentire nuovi flussi di capitali per finanziare le Pmi tricolore. L’esperimento dei Pir ha funzionato in parte. Serve una nuova logica che favorisca gli investitori istituzionali italiani e anche i piccoli risparmiatori. Fino ad adesso favoriti solo sui Pir e sui tradizionali Btp. Al tempo stesso non vanno dimenticate le partite Iva, il cui mondo invoca un proseguimento dell’ottimo esperimento della cosiddetta flat tax. Insomma, la coperta è molto corta. Ma chi la impugna bene adesso, in futuro avrà più salde le redini delle decisioni sul fisco.

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.