Pfizer denuncia l’Ungheria: vuole 60 milioni
L’ad di Pfizer, Albert Bourla (Ansa)
Dopo la Polonia, un altro Stato europeo inviso a Bruxelles subisce un’azione legale per vaccini da pagare.

Pfizer vuole soldi anche dall’Ungheria, per vaccini contro il Covid che non il governo non ritiene più necessari. L’azione legale ha preso il via lo scorso 20 gennaio, la causa si sta discutendo a Bruxelles presso il tribunale di primo grado che ha la più ampia giurisdizione.

Il giudice Thierry Delvaux ha tenuto la prima udienza il 27 marzo 2023, ad aprile ha respinto la richiesta di Pfizer di un giudizio accelerato. Da allora il caso non ha fatto progressi, ma Politico.eu è venuto in possesso della sentenza che rivela la strategia dell’azienda farmaceutica di farla pagare a chi rifiuta contratti capestro.

Si è sottratta la Polonia, come aveva riferito La Verità, rifiutando di versare l’equivalente di 1,37 miliardi di euro per 60 milioni di dosi in più pattuite a livello Ue. Dopo le elezioni di ottobre Pfizer ha presentato il conto, chiedendo il pagamento di una penale di cancellazione equivalente al 50% del prezzo di ogni dose, non ancora prodotta e nemmeno fornita a Varsavia.

Adesso si scopre che pure l’Ungheria è finita nel mirino dei legali di Big pharma. Guarda caso, si tratta di un altro Stato «non amico» della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che aveva negoziato (via sms blindati) nuovi contratti con l’ad di Pfizer, Albert Bourla.

Il 7 giugno del 2022, Pfizer inviava al Centro di salute pubblica di Budapest una fattura di quasi 22 miliardi di fiorino ungherese, l’equivalente di 60 milioni di euro, ma l’11 novembre il governo di Viktor Orbán chiedeva che si giungesse a un accordo sui 3 milioni di dosi aggiuntive di vaccini Pfizer previsti nel terzo contratto di acquisto.

Veniva spiegato che «i Paesi confinanti con l’Ucraina, come l’Ungheria, si trovano in una situazione piuttosto difficile a causa dell’elevato afflusso quotidiano di sfollati che necessitano di alloggi e cure adeguate», che «questa situazione imprevista di forza maggiore ci ha portato a riconsiderare i nostri ordini precedenti e a concludere che, senza sforzi congiunti, non possiamo far fronte alla situazione attuale».

La richiesta era di ridurre il numero di nuove dosi «da 3 milioni a 150.000» o di «annullare completamente l’ordine». Dieci giorni dopo, il 22 novembre Pfizer risponde picche. «Elogia» l’atteggiamento dell’Ungheria nei confronti dell’Ucraina, ma gli accordi sono accordi e secondo l’azienda le spese per gli sfollati «non impediscono di rispettare l’impegno preso», con altre dosi di vaccino che doveva funzionare «contro le varianti BA 4/5».

Il giudice di Bruxelles ha respinto la richiesta di Pfizer di avere un dibattimento breve, giungendo il 3 aprile scorso alla sola conclusione che la controversia andasse esaminata in successive udienze. E martedì, il tribunale di primo grado francofono si è riunito sul caso Pfizer contro la Polonia: entrambe le parti hanno concordato di rinviare l’udienza al prossimo 30 gennaio. Lo scorso maggio, dopo un anno di negoziati inconcludenti, l’ex ministro della Sanità polacco Adam Niedzielski aveva scritto agli azionisti di Pfizer facendo appello alla «responsabilità sociale d’impresa». Chiedeva di ridurre le quantità di vaccino, evidenziando che la maggior parte delle dosi «verrà distrutta a causa della limitata durata di conservazione e della limitata domanda», e che l’Unione europea non poteva nemmeno utilizzare le dosi in eccesso perché «attualmente non ci sono governi interessati ad accettare donazioni».

Invece, Pfizer si era limitata a proporre meno dosi ed esigeva il pagamento di una penale esorbitante di cancellazione, arrivando a far causa alla Polonia. Non resteranno casi isolati, i vaccini imposti in quantità esorbitanti e con costi insostenibili pesano sui bilanci di Stati non più alle prese con la pandemia e che hanno cercato di rinegoziare i contratti conclusi segretamente dalla von der Leyen con l’ad di Pfizer, Bourla.

A maggio, la Commissione europea dichiarò di aver raggiunto un accordo con l’azienda, riducendo i 450 milioni di dosi che dovevano essere ancora consegnati nel 2023. Il nuovo contratto garantisce circa 70 milioni di dosi ogni anno, dal 2023 al 2026, per gli Stati membri. Quantitativi che risultano ancora enormi.

E parte la resa dei conti anche nei singoli Paesi. In Romania, i pubblici ministeri vogliono revocare l’immunità all’ex primo ministro Florin Cîțu e a due ex ministri della Sanità, sostenendo che hanno acquistato troppi vaccini Covid-19 causando così danni per oltre 1 miliardo di euro allo Stato. Si arriveranno a conclusioni simili pure in Italia?

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».