L’Italia è una Repubblica fondata sul green pass: alle 18 di ieri, il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto per l’estensione dell’obbligo del certificato verde su tutto i luoghi di lavoro, pubblici e privati. I controlli spetteranno ai datori di lavoro, chi non è in regola andrà incontro a sanzioni: multe da 600 a 1.500 euro per i dipendenti e da 400 a 1.000 per i mancati controlli, sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio dopo cinque giorni di assenza. Non sarà possibile licenziare i dipendenti privi di green pass. Si prevedono prezzi calmierati per i tamponi in farmacia: saranno gratis per chi non può vaccinarsi per ragioni mediche, costeranno 8 euro per i minorenni e 15 euro per i maggiorenni. Le farmacie che non applicano i prezzi calmierati rischiano la sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro e la chiusura dell’attività per una durata non superiore a cinque giorni.
Il Consiglio dei ministri si è riunito dopo la cabina di regia e il confronto tra governo e Regioni. Le nuove regole entreranno in vigore il 15 ottobre e scadranno il 31 dicembre, al termine dello stato di emergenza. Il green pass è obbligatorio anche per i lavoratori esterni all’amministrazione pubblica o all’azienda, e pure per chi ha la partita Iva e offre prestazioni occasionali, come ad esempio colf e badanti, idraulici, elettricisti. I guariti dal Covid non dovranno più attendere 15 giorni dalla prima inoculazione di vaccino per avere il green pass, ma lo otterranno subito dopo la prima somministrazione.
Il personale delle amministrazioni pubbliche, si legge nel testo del decreto, «nel caso in cui comunichi di non essere in possesso della certificazione verde Covid-19 o qualora risulti privo della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque non oltre il 31 dicembre 2021, e, in ogni caso, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Nei casi di assenza ingiustificata e di sospensione di cui al primo periodo», prosegue il testo, «non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato. La sospensione di cui primo periodo è disposta dal datore di lavoro o dal soggetto da lui delegato».
L’obbligo di esibire il green pass scatterà dal 15 ottobre anche per i magistrati, compresi quelli onorari, gli avvocati e i procuratori dello Stato e i componenti delle commissioni tributarie che devono accedere agli uffici giudiziari. Tuttavia, dicono fonti di governo, per i magistrati non scatterà la decadenza dall’incarico dopo 15 giorni. Esentati invece avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei alle amministrazioni della giustizia, testimoni e parti del processo. L’accesso senza il pass rappresenta un illecito disciplinare e come tale sarà sanzionato
Per quanto riguarda i lavoratori del settore privato, recita il testo del decreto, «ai datori di lavoro spetta, entro il 15 ottobre 2021, definire le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche». «La sospensione», si legge nel testo, «è comunicata immediatamente al lavoratore interessato ed è efficace fino alla presentazione della certificazione verde Covid-19 e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza». Il governo ha dato inoltre la disponibilità a riesaminare le misure di distanziamento e valutare l’aumento della capienza per i luoghi che ospitano attività culturali, come cinema e teatri, e sportive. In merito il Cts si esprimerà entro il 30 settembre.
Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha chiesto e ottenuto, in Consiglio dei ministri, l’estensione della validità del tampone molecolare per ottenere il green pass da 48 a 72 ore. Il premier Mario Draghi, nel corso del Cdm, ha detto che quello per l’estensione del green pass «è un decreto per continuare ad aprire il Paese».
Le nuove norme sono state illustrate in conferenza stampa dai ministri degli Affari regionali, Mariastella Gelmini; della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta; del Lavoro, Andrea Orlando e della Salute, Roberto Speranza. «Il decreto», ha detto Brunetta, «ha una caratteristica che non si è vista in nessuna parte d’Europa. Ha una strategia universalistica, andando a toccare tutto il mondo del lavoro pubblico e provato, un insieme di 23 milioni di lavoratori, con un probabile effetto annuncio che spingerà ad un’accelerazione dei vaccinati». Ma l’imposizione varrà anche per idraulici, elettricisti, colf? «Il criterio base», dice, un po’ fumosamente, Brunetta, «è di volere il green pass ovunque fosse possibile controllare, quindi nei posti di lavoro. Dove c’è una porta di accesso, lì si applica il green pass obbligatorio». Ma a margine della conferenza stampa, Orlando lo ha di fatto smentito: «L’obbligo varrà anche per colf, badanti, idraulici o altri lavoratori che prestano un servizio all’interno di un’abitazione». Il padrone di casa, dunque, dovrà chiedere la certificazione. Ma a chi toccherà vigilare? Chi potrà sanzionare eventuali violazioni? Piomberanno ispettori del lavoro in casa? Mistero.
«C’è», ha assicurato Gelmini, «una sostanziale condivisione delle Regioni e degli enti locali sull’impostazione del decreto, è stata condivisa l’estensione al settore pubblico, privato e alle libere professioni». «Le sanzioni», ha sottolineato Orlando, «comportano la sospensione ma non hanno nessun nesso con le attuali procedure che attengono alle sanzioni disciplinari. Non devono agganciarsi a percorsi che portano al licenziamento». Sull’ipotesi di introdurre l’obbligo vaccinale, Speranza ha commentato: «Siamo partiti dalle attività di socializzazione, poi scuola e università e ora i luoghi di lavoro. Siamo convinti che le misure in campo siano sufficienti», ha aggiunto Speranza, «e ci riserviamo eventuali altre valutazioni considerando l’andamento delle vaccinazioni, della curva e l’analisi delle varianti».
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