Mentre negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni di metà mandato del prossimo novembre, sta emergendo una questione di cui si parla inspiegabilmente molto poco: la crescente influenza della lobby abortista nella campagna elettorale in corso. Un’influenza il cui peso finanziario si registra quasi esclusivamente a favore del Partito democratico.
Lo scorso agosto, l’Associated press ha riferito che la potente onlus pro choice Planned parenthood ha intenzione di spendere circa 50 milioni di dollari nel presente ciclo elettorale. Era invece maggio, quando tre influenti gruppi abortisti -come Naral pro choice America, Planned parenthood action fund ed Emily’s list- avevano annunciato un piano di spesa combinata dal valore di 150 milioni di dollari in vista delle Midterm. D’altronde, questo cospicuo impegno finanziario non è certo una novità. Secondo il Center for responsive politics, sia Planned parenthood sia la Naral hanno fortemente contribuito al finanziamento elettorale del Partito democratico americano almeno dalla fine degli anni Novanta.
E attenzione: al di là dei rilevanti flussi di denaro, queste associazioni vantano anche considerevoli porte girevoli con l’Asinello. Il presidente del board di Planned parenthood è, per esempio, Joe Solmonese, che ha lavorato nel comitato elettorale di Barack Obama nel 2012 ed è stato il Ceo della Convention nazionale democratica del 2020. C’è poi il caso di Cecile Richards che, presidente della onlus dal 2006 al 2018, conferì all’organizzazione una chiara impronta politica filodemocratica. Figlia dell’ex governatrice dem del Texas Ann Richards, costei ha lavorato in passato nello staff di Nancy Pelosi, mentre – secondo il Texas Tribune – sua figlia Lily è stata a sua volta attiva negli entourage di Hillary Clinton e Kamala Harris. Tra l’altro, nel 2016, la Richards, da presidente di Planned parenthood, diede il proprio endorsement alla candidatura presidenziale della stessa Hillary. E non è finita qui: nel board della Naral figurano infatti anche Karen Finney, (che fu portavoce della Clinton nel 2016), Andrea Hailey (ex collaboratrice del deputato dem Patrick Kennedy) e Steve Kerrigan (che fu Ceo della Convention nazionale democratica nel 2012). La stessa presidente della Naral, Mini Timmaraju, è stata dirigente nel comitato elettorale della Clinton sei anni fa. Ricordiamo infine che, nel 2020, Planned parenthood diede il proprio endorsement all’allora candidato presidenziale, Joe Biden. D’altronde, il connubio tra Partito democratico e lobby abortiste è già pienamente all’opera.
Come rivelato dal Washington Examiner, Planned parenthood ha silenziosamente aggiornato il suo sito web nella sezione relativa al battito cardiaco dell’embrione dopo cinque o sei settimane. A tal proposito, oggi si legge che «una parte dell’embrione inizia a mostrare attività cardiaca. Sembra come un battito cardiaco in un’ecografia, ma non è un cuore completamente formato: è la prima fase dello sviluppo del cuore». Invece la medesima pagina Web, almeno fino allo scorso luglio, sosteneva che, nelle prime cinque o sei settimane di gravidanza, «si sviluppano un cuore pulsante e un sistema circolatorio molto semplici». Ora, sarà un caso, ma giovedì scorso la candidata dem alla carica di governatore della Georgia, Stacey Abrams, ha esplicitamente negato che il battito cardiaco possa essere rilevato a sei settimane. «Non c’è niente come un battito cardiaco a sei settimane», ha dichiarato. «È un suono fabbricato, progettato per convincere le persone che gli uomini hanno il diritto di prendere il controllo del corpo di una donna», ha aggiunto. Le sue parole erano principalmente rivolte contro la legge della Georgia, che consente l’interruzione di gravidanza fino a quando il battito non viene rilevato (con eccezione, secondo Nbc News, per i casi di incesto, stupro e pericolo per la salute della donna).
A tal proposito andrebbero sottolineate due cose. In primis, la National library of medicine (che fa capo al Dipartimento della salute americano) sostiene che alla quinta settimana di gravidanza «il cervello, il midollo spinale e il cuore del bambino iniziano a svilupparsi», mentre dalla sesta alla settima settimana il «cuore del bambino continua a crescere e ora batte a ritmo regolare». In secondo luogo, si scorge un nodo politico. Al di là di come la si possa pensare sull’aborto, è normale e rassicurante questo allineamento politico-finanziario tra le organizzazioni pro choice e il Partito democratico? Ricordiamo che a marzo scorso la Abrams sollecitò pubblicamente donazioni a favore della Naral e di Planned parenthood, mentre la stessa Planned parenthood le aveva dato il proprio endorsement durante il suo primo tentativo di diventare governatrice nel 2018. Del resto, questi «scambi» non sono nuovi. Biden ha nominato alla Corte suprema Ketanji Brown Jackson, una giudice che aveva ricevuto il sostegno proprio da Planned parenthood. Inoltre, a dicembre sempre Biden ha reso permanente la possibilità di ricevere pillole abortive per posta. Senza dimenticare la sistematica delegittimazione, condotta dai dem, contro la Corte suprema a seguito della sentenza sull’interruzione di gravidanza dello scorso giugno. Ognuno ha il diritto di avere la sua opinione sull’aborto, questo è chiaro. Ma la battaglia pro choice dei dem americani non sembra esattamente disinteressata.
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