Il coronavirus non ha accelerato la sua diffusione solo in Italia. I bollettini dei contagi crescono rapidamente in tutti i Paesi, portando il totale dei casi positivi al Covid-19 a quasi 97.00, mentre le morti sono più di 3.300. L’Oms ieri ha fatto emergere la sua preoccupazione, ritenendo che molti Paesi non stiamo prendendo sul serio l’emergenza, dimostrando un impegno non all’altezza della minaccia globale.
L’organizzazione mondiale della Sanità mercoledì aveva anche smentito chi paragona il coronavirus a una semplice influenza stagionale, essendo il tasso di mortalità della nuova infezione molto più alto, e non esistendo ancora un vaccino e una cura per contrastarla.
Ma c’è chi non è d’accordo. Ieri Donald Trump, in un’intervista a Fox, ha definito il tasso di mortalità del 3,4%, di cui parla l’Oms, un numero falso, e dichiarandosi sicuro che molte delle persone che contrarranno negli Stati Uniti il coronavirus «si riprenderanno rapidamente, senza neanche vedere il medico». Ottimista anche il vicepresidente, Mike Pence, che ritiene basso il rischio di contrarre in America il virus per chi è in buona salute, sottolineando come non ci sia bisogno di comprare le maschere. Nonostante l’ottimismo apparente, il tycoon è ben consapevole che l’epidemia potrebbe avere conseguenze imprevedibili nel Paese, tanto da arrivare a pensare di intervenire sulla sanità, da sempre negli Usa campo strettamente privato.
La Casa Bianca sta infatti considerando la possibilità di usare fondi statali per pagare le spese mediche a chi è completamente sprovvisto dell’assicurazione sanitaria, ovvero almeno l’8,5% della popolazione, 27,5 milioni di persone.
I pazienti infetti negli Stati Uniti sono almeno 150, mentre il numero delle vittime è arrivato a 13, dopo l’ultimo decesso in California (che ha dichiarato lo stato d’emergenza, accodandosi alla Florida e allo stato di Washington).
Aumentano anche i casi a New York – più che raddoppiati in 24 ore, salendo a 13 – e la paura del contagio fa chiudere le scuole per due settimane a Seattle, una delle aree più colpite con 27 casi accertati e dieci vittime.
E dopo il caso della Diamond princess in Giappone, c’è un’altra nave con all’interno migliaia di persone bloccata in mare. La Grand princess, proveniente dalle Hawaii, è ferma davanti alle coste californiane. Un uomo di 71 anni, la prima vittima di coronavirus registrata nello Stato, era a bordo della nave durante la crociera precedente. Circa una ventina di persone sull’imbarcazione mostrano sintomi sospetti e il rientro nel porto di San Francisco sarà ritardato fino a quando non saranno noti i risultati dei test.
Le dichiarazioni rassicuranti di Trump non hanno convinto molti americani che, come nel resto del mondo, hanno inaugurato la caccia al gel disinfettante per le mani, le cui vendite sono salite del 619% nell’ultima settimana. I supermarket e le farmacie sono stati presi d’assalto e c’è chi sfrutta la paura per avviare una nuova attività, come una ventinovenne di Washington che ha aperto un negozio dedicato esclusivamente alla vendita di mascherine, candeggina, disinfettanti, a prezzi maggiorati rispetto a quelli delle grandi catene.
Ma nel Vecchio Continente, il coronavirus viaggia molto più velocemente. L’Olanda ieri ha registrato un boom di contagi, arrivati a quota 82, quasi il doppio dal giorno precedente, mentre in Francia, dove i contagi sono 377, sono morti altri due malati, portando il totale delle vittime a sei. Le scuole e le università d’Oltralpe rimangono però aperte «qualunque sia lo scenario» ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer.
Gli alunni restano sui banchi anche in Gran Bretagna. Il ministro della Sanità inglese, Matt Hancock, ha spiegato che chiudere gli istituti «non produrrebbe benefici clinici, ma avrebbe enormi costi economici e sociali». Oltremanica c’è la consapevolezza che i contagi sono destinati ad aumentare, come ha confermato il professor Chris Whitty, principale consigliere medico del governo britannico in un’audizione alla Camera dei Comuni, dichiarando ormai fallita la fase del tentativo di contenimento, che lascia quindi spazio all’obiettivo di «ritardare il picco dell’epidemia» oltre il periodo invernale, per evitare la saturazione degli ospedali.
L’unico Paese che sembra aver definitivamente invertito la tendenza resta ancora la Cina, sebbene siano stati registrati tra ieri e il giorno precedente 31 decessi e 139 nuovi contagi. Ma il numero dei pazienti dimessi dagli ospedali in tutto il Paese è 17,3 volte il totale dei deceduti, mentre solo poco più di un mese fa il rapporto era pari a 1,08. Dall’inizio dell’epidemia, sono 52.045 i pazienti dimessi dagli ospedali in Cina dopo essere guariti, a fronte di 3.012 vittime. E anche la città di Wuhan, focolaio dell’epidemia, riparte lentamente, a cominciare dagli ospedali, che hanno ripreso ad accogliere pazienti affetti anche da altre patologie.
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