Come si temeva al-Qaeda ha definitivamente lanciato la sua offensiva nel Sahel ed in particolare nel Mali. Da ieri l’antica città di Timbuktu è sotto assedio da parte degli uomini del Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani-Jnim, il ramo ufficiale di al-Qaeda nella regione. Il gruppo è guidato dal 2020 da Iyad Ag-Ghali un veterano del jihadismo regionale proveniente dalla tribù degli Ifoghas, che da 40 anni combatte nella regione contro i governi locali e i militari francesi (che a lui danno la caccia senza risultati da decenni). Non è certo un caso quanto accaduto, visto che qualche giorno fa la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite per il Mali (Minusma), ha deciso di lasciare fin da subito – e non a dicembre come previsto – una sua base nel nord del Paese. Mai dimenticare che le organizzazioni terroristiche, che si chiamino Isis o al-Qaeda, sfruttano le opportunità del momento. Una scelta, quella della Minusma, ritenuta necessaria visto il progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza nella regione e a questo proposito fanno sorridere le dichiarazioni del proprietario del Wagner Group Yevgeny Prigozhin, riapparso ieri in un video girato molto probabilmente in una zona desertica del Mali.
Prigozhin, che imbracciava un mitragliatore, ha parlato delle attività di reclutamento che il gruppo Wagner sta portando avanti in Africa «per rendere la Russia più grande in ogni continente e l’Africa ancora più libera», ma ha anche detto di come i suoi uomini «stanno rendendo la vita impossibile all’Isis, ad al-Qaeda e agli altri predoni». In realtà fino ad oggi il gruppo paramilitare russo – che incassa 13 milioni di dollari al mese per proteggere il Mali dal jihadismo – non ha raggiunto nessun risultato se non quello di accaparrarsi le preziose miniere d’oro e altre risorse.
Tutto accade mentre il numero di morti legati a gruppi militanti islamici in Africa ha raggiunto 22.288 negli ultimi 12 mesi e ciò rappresenta un aumento del 48% rispetto all’anno precedente, quando furono uccise 15.024 persone. L’80% di questi decessi ed eventi si è verificato nel Sahel e in Somalia, dove il numero annuale di decessi legati a militanti islamici è aumentato rispettivamente del 39% e del 157%. Il Sahel resta la regione con il maggior numero di eventi violenti (2.912) e di morti (9.818). Secondo alcuni testimoni i miliziani del Jnim dopo giorni di feroci combattimenti sono riusciti a bloccare tutte le strade sia in entrata sia in uscita dalla città di Timbuktu, un fatto che sta creando enormi problemi alla popolazione visto che il cibo inizia a scarseggiare e i prezzi dei generi di prima necessità sono schizzati alle stelle (la benzina è passata in una settimana da 845 franchi Cfa, circa 1,4 dollari al litro, a 1.250 franchi Cfa).
Sempre per restare nel Sahel, non si sblocca la situazione in Niger dove sabato scorso la giunta golpista ha dichiarato: «La transizione democratica durerà al massimo tre anni», una decisione giudicata irricevibile da Abdel-Fatau Musah, commissario per gli affari politici, la pace e la sicurezza dell’Ecowas che ha dichiarato: «Tre anni sono troppi, e prima i militari cederanno il potere ai civili, meglio sarà». Per cercare di capire cosa succede in Niger abbiamo raggiunto un ex ministro del precedente governo nigerino, il quale protetto dall’anonimato – per timore di essere arrestato dai golpisti – ci racconta come è arrivato il golpe e non solo. «Il colpo di Stato è avvenuto in un periodo di grande calma, sia dal punto di vista sociale (niente scioperi, niente manifestazioni), che dal punto di vista della sicurezza (nessun attacco terroristico negli ultimi mesi). Durante una riunione del Consiglio di difesa nazionale, organo istituito dal presidente Issoufou Mahamadou per prendere decisioni in materia di difesa, è stato deciso di sostituire il capo della guardia presidenziale Abderhamane Tchiani. Egli era al dodicesimo anno di servizio e aveva raggiunto l’età della pensione. Tchiani non era soddisfatto della decisione e il giorno dopo ha iniziato una manovra di palazzo rapendo il presidente Mohamed Bazoum, che era sotto la sua custodia. Occorre ricordare che il governo del Pnds è già stato vittima di diversi tentativi di colpo di Stato sventati, l’ultimo dei quali subito dopo l’investitura di Bazoum nell’aprile 2021. Di conseguenza, il generale Tchiani si è immediatamente guadagnato la simpatia dei molti oppositori a Niamey». Sempre a proposito del Gruppo Wagner, che molti credono sia pronto a intervenire in Niger, il nostro interlocutore afferma: «Non credo che verranno davvero in Niger, noi non abbiamo l’oro». Mentre per quanto riguarda l’influenza russa in Niger secondo l’ex ministro «esiste solo nelle reti social. Non c’è assolutamente nulla di concreto nel nostro Paese». Ma come si esce da questa situazione, preso atto che l’Ecowas è pronto a intervenire militarmente anche se fino ad oggi – a parte due riunioni dei Capi di stato maggiore degli eserciti dei Paesi interessati – non è successo nulla? Secondo alcuni analisti mancherebbero pochi giorni all’operazione ma per l’ex ministro nigerino la strada della giunta golpista è comunque in salita: « È molto probabile che aumenti il dissenso interno all’esercito, così come si possono verificare rivolte popolari in seguito agli effetti delle sanzioni. Come non è certo escluso l’intervento armato per estromettere i putschisti». Al-Qaeda intanto è li fuori che aspetta.
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