Ministro Schillaci, lei è una vera delusione

Caro professor Orazio Schillaci, le scrivo questa cartolina perché, appena l’hanno nominata ministro della Salute, avevo espresso qualche piccolo dubbio sulla scelta.

Ora, purtroppo, i piccoli dubbi sono diventati grandi. Mi ero chiesto: un ex consulente dell’Istituto superiore della Sanità, nominato da Speranza nonché fervido sostenitore del green pass, può davvero essere in grado di imprimere quella svolta da noi tutti attesa, dopo due anni di dittatura pregliaschi&burioni? Ecco che sta arrivando la risposta. No, non è in grado. L’altro giorno infatti lei ha tenuto una mini conferenza stampa con un gruppetto di giornalisti selezionati (decisione già di per sé piuttosto discutibile) e ha detto, in sostanza, che per il momento rimane la quarantena per i positivi (nonostante altri Paesi come Spagna e Gran Bretagna l’abbiano eliminata da un pezzo) e che presto farà ripartire una massiccia campagna promozionale per la quarta dose.
Speranza non avrebbe saputo far meglio. Se lo chiama al telefono, magari le suggerisce anche la prossima mossa.

In un primo momento ci eravamo illusi. Avevate annunciato la sospensione (sospensione: non abolizione) delle multe agli ultra cinquantenni e il reintegro (reintegro: non risarcimento) dei medici non vaccinati, che erano il minimo sindacale del cambiamento promesso.

Ma poi la sospensione delle multe è stata a sua volta sospesa e ora sembra sparita nel nulla, non se ne parla più (e nessuno dei giornalisti selezionati per l’intervista a quanto pare le ha posto la domanda).

E per quando riguarda la riammissione dei medici non vaccinati, sappiamo com’è finita: avendo lei lasciato mano libera alle singole Asl, si è generato lo scempio che abbiamo documentato.

Umiliazioni, vessazioni, vere e proprie persecuzioni, con stimati professionisti costretti a indossare segni di riconoscimento, a star lontani dai reparti, a non toccare i macchinari. Insomma, un nuovo apartheid, quasi più disgustoso del primo.

Ci si aspettava a questo punto un cambio di marcia, qualcosa che potesse far sentire il definitivo distacco dall’era Speranza. E invece lei organizza una conferenzina stampina per dire, testualmente, che sull’isolamento dei positivi bisogna «aspettare i dati sull’andamento della pandemia» e in ogni caso quello che sta valutando non è l’abolizione ma la «semplificazione delle norme». Ma, di grazia, che vuole semplificare? O uno sta a casa oppure esce: non le pare? Se uno sta bene normalmente esce. Se lei invece lo vuole ancora tenere in casa, in base a misure ormai insensate, che cosa c’è da semplificare? Le parolacce di chi rimane prigioniero? Scrivono che lei non procede spedito su questa strada perché ha «altre priorità». In particolare: «Precedenza alle liste d’attesa». Benissimo. E quale sarebbe la sua soluzione per l’atavico problema? «A breve faremo un focus con le Regioni». Ecco: il focus. Meraviglioso. E poi? Bisogna «aumentare le erogazioni, anche quelle del privato convenzionato». Perfetto. Siccome, dice lei, «la pandemia ha dimostrato la centralità del pubblico», si continuano a tenere gli ambulatori pubblici vuoti e si dirottano soldi sul privato. Si capisce, è la priorità.

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