- Oliver avrebbe agito d’impeto: lei, fidanzata, si era avvicinata come una crocerossina al coetaneo d’origini straniere inguaiato con la droga. Il papà: «Serviva nelle mense per extracomunitari, questa è la ricompensa».
- La piccola Kata non si trova, intanto dopo lo sgombero dell’ex hotel in cui viveva gli irregolari sono stati sistemati altrove. Interrogazione di Fdi a Dario Nardella.
Lo speciale contiene due articoli.
Oliver, il diciassettenne romano nato da genitori dello Sri Lanka, trapper tutto fumo che sognava di diventare un divo con i suoi testi da duro intrisi di amore tormentato, avrebbe assassinato Michelle Maria Causo, la liceale romana che frequentava da un mesetto, colpendola con almeno sei fendenti, per motivi che gli inquirenti definiscono «passionali». Ma aggiungono anche un «probabilmente». I due, a sentire i testimoni, non avrebbero avuto una relazione. Per ora però l’ipotesi più accreditata sul movente è questa. Lei viveva con la mamma, ma da un po’ di tempo aveva cominciato a frequentare l’appartamento di Oliver, nella palazzina di via Giuseppe Benedetto Dusmet, a Primavalle, popolosa borgata di Roma, dalla quale l’altro pomeriggio il ragazzo è uscito col carrello della spesa in cui aveva messo il corpo di Michelle, coperto da sacchi per l’immondizia e vestiti, per disfarsene mentre grondava ancora sangue. Ha spinto il carrello per circa 350 metri e ha abbandonato il corpo non distante dal liceo psicopedagogico Vittorio Gassman, la scuola che frequentava Michelle, accanto a una fila di cassonetti per i rifiuti. Seguendo la scia di sangue gli investigatori sono arrivati all’appartamento. Il sangue era sulle scale, sul pianerottolo e anche davanti alla porta d’ingresso. «Era fermo davanti al portone e a terra c’era questo grande sacco nero», racconterà poi ai cronisti e agli investigatori una ragazza che vive nella palazzina che si è trasformata nella scena del crimine, aggiungendo: «Anche quando le persone cercavano di passare, il sacco, che in un punto era strappato e dal quale fuoriuscivano lembi di vestiti, non lo spostava, inoltre era visibilmente agitato». Ma la testimone ha anche aggiunto un particolare rilevante per le indagini: «Sembrava aspettasse qualcuno». Oliver, quindi, per sbarazzarsi del corpo di Michelle, potrebbe essere stato aiutato. Nel palazzo lo descrivono come un ragazzino educato, che salutava i vicini e che nell’abitazione non ospitava festini. E proprio alla testimone, che aveva difficoltà a superare il sacco nero che era diventato un ostacolo per il passaggio, avrebbe detto: «Vuole che le dia una mano con il passeggino? Poi si è scusato più volte». Mai un urlo si sarebbe sentito uscire da quell’appartamento. Fino a una litigata, che risale al giorno prima del delitto. Con grida maschili e femminili. E, così, quell’apparentemente educatissimo e gentile ragazzo di origini straniere, ha dimostrato il suo lato oscuro. Che, per la verità, già ostentava sul profilo Instagram (più di 13.000 follower), dove si raccontava con video e foto che riprendevano droga, banconote e accessori di lusso, e dove aveva da poco pubblicato una delle sue canzoni. «Sai che non mi fermo con niente», canta mentre racconta una storia finita male con una ragazza dagli occhi verdi. Nelle foto pubblicate sui social, che lo ritraggono quasi sempre con il volto coperto da una nuvola di fumo, si pubblicizza come un trapper duro: «Vengo a prenderti l’anima», scrive il 2 maggio citando Kid Yugi, al quale probabilmente si ispirava, completando il post con l’emoticon di un coltello. Il coltello poi Oliver l’ha usato davvero. I poliziotti della Scientifica l’hanno trovato e repertato dopo il rinvenimento del cadavere. Poco lontano. «Mia figlia faceva volontariato, dava da mangiare nelle mense agli extracomunitari, questa è stata la ricompensa», ha detto ieri Gianluca, padre della vittima. «Aveva un fidanzatino che vive sulla Casilina, non era incinta (una ulteriore conferma potrebbe arrivare dall’autopsia, ndr)», afferma il papà. La mamma, invece, Oliver l’aveva conosciuto, perché Michelle lo aveva portato a casa qualche volta: «Era un ragazzetto molto educato, fragile ma molto educato, anche più del dovuto, e questo l’avevo anche sottolineato a mia figlia». Anche i genitori, insomma, come gli amici di Michelle, smentiscono una possibile relazione amorosa. Il papà, che non si dà pace, si è fatto questa idea: «Era soltanto innamorato, penso, che ne so. Lei l’ha respinto perché ce l’ha il ragazzetto, che sta disperato dall’altra parte di Roma». E il «no» di Michelle potrebbe aver armato la mano del trapper. La Procura per i minorenni ha emesso un provvedimento restrittivo con detenzione nel carcere minorile di Casal del Marmo. L’accusa, che lunedì verrà valutata dal gip, è di omicidio volontario. Quando i poliziotti l’hanno rintracciato aveva ancora le scarpe sporche di sangue. Nell’appartamento degli orrori, invece, c’erano quelli che gli investigatori definiscono «segni di colluttazione». Michelle, prima delle coltellate fatali, ha provato a difendersi. Per ora gli inquirenti si dicono certi che si sia trattato di «un delitto d’impeto», anche se sul movente si sta ancora lavorando. Oliver sembra frequentasse anche ambienti pericolosi, legati allo spaccio di stupefacenti. E quella ragazzina che da soli due giorni aveva compiuto 17 anni si era avvicinata a lui come una crocerossina. Questo riferiscono gli amici. Pista passionale e rifiuto a un tentativo di approccio sono le ipotesi più accreditate, ma le indagini stanno approfondendo anche altro.
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