Ci voleva un po’ di effetto-Serra per riscaldare Pd e dintorni: dopo la manifestazione pro-Europa di sabato scorso a Roma, nata da un appello del giornalista di Repubblica Michele Serra, si replica a Bologna il 6 aprile.
Una piazza a due piazze, organizzata dai sindaci di Bologna, Matteo Lepore, e di Firenze, Sara Funaro, con le stesse parole d’ordine di quella romana, all’insegna dell’europeismo più acritico, ma si spera pagata stavolta dai partiti che vi prenderanno parte e non dai contribuenti, come è successo invece a Roma, dove il Comune guidato da Roberto Gualtieri ha sborsato 270.000 euro per la manifestazione.
«La piazza dei sindaci Pd di Firenze e Bologna», chiede la Lega, «non deve essere un modo per finanziare, pubblicizzare, mobilitare il quotidiano la Repubblica e la sinistra a spese dei contribuenti come successo a Roma. La gravità di quanto accaduto il 15 marzo merita massima attenzione», aggiunge il Carroccio, «e la Lega non intende mollare».
Un primo intoppo c’è stato a causa della concomitanza della manifestazione di Bologna, originariamente convocata per il 5 aprile, con quella organizzata lo stesso giorno a Roma dal M5s, con parole d’ordine assai differenti, considerato che i pentastellati sono sulle barricate contro il «ReArm Europe» di Ursula von der Leyen e non hanno partecipato all’iniziativa dello scorso 15 marzo. Per la verità, anche Elly Schlein si è espressa contro il piano da 800 miliardi, ma il Pd (manco a dirlo) si è spaccato. Per evitare la rappresentazione plastica dell’opposizione divisa in due piazze nello stesso giorno, ieri Lepore e la Funaro hanno deciso di posticipare la loro manifestazione: «Per cultura istituzionale e politica», hanno scritto i due sindaci in una nota congiunta, «consideriamo le piazze luoghi per unire, mai per dividere. Per quanto discutibili le letture di alcuni organi di stampa, che vorrebbero in contrapposizione la manifestazione organizzata da Bologna e Firenze con quella nazionale annunciata dal Movimento 5 Stelle a Roma per il 5 aprile, abbiamo deciso di non lasciare spazio ad alcuna forma di strumentalizzazione. Sposteremo l’iniziativa da sabato 5 a domenica 6 aprile, l’obiettivo è quello di manifestare in tanti, uniti, per una Europa di pace, democratica, per la difesa delle persone e dell’ambiente». Ha già annunciato la sua presenza il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale: «Sì, assolutamente ci sarò», ha detto ieri De Pascale, che la spara grossa «l’Europa va difesa come perimetro: è un po’ come difendere l’unità d’Italia, ormai il processo della Comunità europea ha lo stesso valore del Risorgimento».
Tutto molto bello, avrebbe detto il grande Bruno Pizzul, ma chi paga? Il gruppo Fratelli d’Italia al Comune di Firenze, con un question time presentato dal consigliere Giovanni Gandolfo per il consiglio comunale di lunedì prossimo, chiede chiarimenti sull’eventuale utilizzo di fondi pubblici per la manifestazione nel capoluogo emiliano. «Presenteremo un esposto alla Procura di Roma e alle autorità competenti delle città in cui legittimamente si sono tenute e si terranno manifestazioni di parte come quella di sabato scorso, per fare chiarezza sulle spese della loro organizzazione. Vogliamo una risposta chiara sull’eventuale compartecipazione del Comune di Roma e di altre amministrazioni locali, in particolare sull’utilizzo dei soldi di tutti i cittadini per finanziare iniziative di parte. E questo riguarda in particolare anche Bologna. Esposti che depositeremo anche alla Corte dei Conti», ha dichiarato ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
Nell’attesa di risposte chiare, il centrodestra non molla la presa nemmeno su quanto accaduto a Roma: «Da segretario di partito», ha detto ieri il leader della Lega, Matteo Salvini, «non ho mai fatto manifestazioni finanziate da enti pubblici. Le manifestazioni di parte se le pagano le parti». Della vicenda è già stata investita la Corte dei Conti. Ieri in Campidoglio alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno inscenato una dura protesta, esponendo nell’Aula Giulio Cesare uno striscione con scritto «Gualtieri vergogna capitale – 270.000 euro dei romani per le passerelle del Pd», e hanno fatto sentire forte la loro voce chiedendo le dimissioni del sindaco. «Siamo in Aula», ha sottolineato il deputato di Fratelli d’Italia e presidente della federazione romana del partito, Marco Perissa, «a rappresentare la nostra indignazione rispetto alle spese sostenute da Roma Capitale per l’organizzazione della manifestazione. In una città in crisi, con le strade devastate, i trasporti pubblici al collasso e i cittadini in difficoltà», ha aggiunto Perissa, «non funziona così, non si può più fare, Roma non è cosa loro».
Estremamente duri anche i toni di Forza Italia: «Gualtieri si domandi», hanno affermato la capogruppo di Forza Italia in Campidoglio Rachele Mussolini e il consigliere Francesco Carpano, «se aver speso 270.000 euro di tasse dei romani per una manifestazione della sua parte politica risponda alla sua missione di sindaco e valuti le dimissioni. Attendiamo il controllo di legittimità amministrativa degli atti che hanno portato all’organizzazione della manifestazione, dei quali si occuperanno tribunali ed enti competenti», hanno aggiunto la Mussolini e Carpano.
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