Che c’è di male nel dire che in Italia servono più figli e che non si possono sostituire le nascite con i migranti? Certo, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, poteva dirlo meglio, evitando che l’opposizione si aggrappasse alle sue parole per impiccare il governo. Ma nella sostanza, sia lui che il presidente del Consiglio non hanno detto nulla di sbagliato. Innanzitutto, partiamo dai numeri. Nel 2014 gli italiani erano quasi 61 milioni: dieci anni dopo siamo meno di 59 milioni. Segno che, nonostante 5,1 milioni di immigrati e oltre 1,7 milioni di cittadinanze a stranieri residenti in Italia, la popolazione continua a scendere. Se si sommano i 2 milioni persi dal 2014 agli oltre 6 milioni di immigrati, si scopre che in poco tempo gli italiani si sono ridotti ad appena 50 milioni. Cifre allarmanti, che hanno spinto Roberto Volpi, esperto di statistica, a scrivere un libro dal titolo inequivocabile: Gli ultimi italiani. Sottotitolo: Come si estingue un popolo. Altro che sostituzione etnica, come ha detto Lollobrigida. Qui siamo all’estinzione. E non fra un’eternità, ma nell’arco di pochi decenni. Con un andamento delle nascite che dalle attuali 400.000, entro la metà del secolo in corso potrebbe arrivare a quota zero, fra meno di cinquant’anni la popolazione residente in Italia potrebbe essere diminuita di un altro 20 per cento, pur tenendo conto degli immigrati. Calcolando che nel 2050 potremmo avere due morti per ogni nato, se non cambia qualche cosa entro la fine del secolo, l’Italia scenderà sotto i 40 milioni di abitanti.
La quantità di dati raccolti da Volpi, incrociati con le analisi statistiche, sembrerebbero dare ragione a chi pensa che per evitare la desertificazione del Belpaese, ma soprattutto per mantenere il nostro tenore di vita e le nostre pensioni, si debbano importare nuovi cittadini, vale a dire spalancare le porte ai migranti, sostituendo gli italiani con i nuovi arrivati. Peccato che lo stesso Volpi dedichi nel suo libro un intero capitolo all’illusione di fare fronte alla crisi delle culle con l’accoglienza degli stranieri. Infatti, anche tenendo conto di un movimento migratorio costante e in linea con il passato, da qui al 2070 perderemo 12 milioni di abitanti, che sarebbero 19 milioni senza i 6,5 milioni di stranieri previsti. Volpi parla di una sopravvalutazione degli effetti dei flussi migratori, spiegando che l’idea di fermare il crollo demografico sostituendo gli italiani con chi proviene dall’estero rappresenta un’illusione. Se continua la tendenza che ci porta verso un periodo a nascite zero, entro i prossimi cinquant’anni avremo appena 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 14 anni, ma 16,3 milioni di ultrasessantacinquenni. In pratica, ci saranno tre anziani per ogni ragazzino. Non solo: le donne in età feconda passeranno dagli attuali 12 milioni a 7,9 milioni. «Un dato», scrive Volpi, «che toglie ogni speranza di un possibile incremento futuro del numero delle nascite».
Qualcuno a questo punto potrebbe insistere sulla necessità di «importare» giovani dall’estero per invertire la tendenza. Un’analisi semplicistica potrebbe infatti indurre a pensare che se le donne italiane non fanno più figli, bisogna sostituirle con quelle straniere. Ma anche qui Volpi smorza gli entusiasmi, spiegando come l’apporto degli stranieri sulle nascite sia tutto sommato contenuto e da diversi anni in diminuzione. Già, a differenza di quanto si creda, il fatto che le coppie immigrate facciano in media più figli degli italiani non spinge quelle autoctone all’emulazione, ma al contrario ha un effetto opposto.
Dunque, dobbiamo rassegnarci all’estinzione degli italiani? No: abbiamo ancora la possibilità di invertire la tendenza, ma per riuscirci dobbiamo fare qualche cosa entro i prossimi dieci o quindici anni. E una classe politica che avesse a cuore il problema, invece di spalancare le porte agli immigrati, sostenendo che ci penseranno loro a pagare la pensione ai 16 milioni di pensionati che avremo nel 2070 (cosa che, come abbiamo dimostrato ieri, numeri alla mano, non è vera perché il contributo degli stranieri non soltanto è molto più basso di quello stimato, ma il saldo, considerando gli oneri sociali, è negativo, cioè ci costano più di quanto ci danno), dovrebbe mettere in campo politiche a favore della natalità. Nel suo libro Volpi se la prende con l’ideologia corrente, ma anche con politiche che invece di sospingere i giovani verso prospettive di coppia, di famiglie e di figli, continuano a ritardare l’ingresso nel mondo del lavoro, offrendo contratti precari, in posizioni subordinate e malpagate. Altro che più accoglienza. Qui, invece di spendere 10 miliardi in cinque anni per assistere gli stranieri, sarebbe necessario assistere gli italiani. Come ad esempio pare stia pensando il ministro Giorgetti, che avrebbe pronto un provvedimento per detassare chi fa figli. Vi sembra così sbagliato, dunque, dire che il problema delle nascite non lo risolveranno i migranti? Credete che sia retrò parlare di aiuti alle famiglie per fare figli e non di utero in affitto? A me sembra attuale. Ma soprattutto, mi sembra una visione del mondo totalmente diversa, che fa capire per che cosa lavori la destra e come ci può rovinare la sinistra.
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