Ai teppisti di Parigi solo un buffetto. Persino Darmanin ne ha abbastanza
Ansa
Iniziano i processi per le razzie di sabato sera: ai primi imputati pochi mesi con la condizionale, multe ridicole e «stage di cittadinanza». Il ministro della Giustizia: «Cambiamo le leggi, ci vuole il carcere».

Le Parisien, con il solito, sospetto, basso profilo, parla ancora di débordements: sabato sera, durante e dopo la finale di Champions league, in Francia ci sarebbero stati solo degli «eccessi», tifosi un po’ esuberanti dopo qualche bicchiere di champagne di troppo. E, tra i primi teppisti finiti davanti ai giudici, cita proprio, ma guarda un po’, uno che ha per nome di battesimo Aurélien. Tifosi che si fanno solo prendere un po’ la mano e per di più con nomi tipicamente francesi, quindi.

Eppure, persino nella Francia di Emmanuel Macron, l’ideologia comincia ad avere le gambe corte. E, alla notizia delle prime condanne, decisamente tenui, un malumore diffuso ha cominciato a manifestarsi anche tra le file del governo, segnatamente nella figura di Gérald Darmanin, ministro della Giustizia, con un passato agli Interni, che ora chiede pene più dure. Alla fine, anche il premier François Bayrou è dovuto intervenire.

Lunedì, i primi fermati sono comparsi in tribunale per rispondere delle violenze contro la polizia. Ricordiamo il triste bilancio della serata: due morti, un poliziotto in coma, 563 fermati in tutto il Paese (più altri 79 la notte successiva), di cui 491 nella capitale, 320 arresti (253 a Parigi), 22 poliziotti, sette pompieri e 192 passanti feriti, 692 incendi, tra cui 264 auto date alle fiamme, vandalismi e saccheggi ovunque (quattro esercizio commerciali depredati solo in zona Champs-Élysées). Sembra di parlare dell’Irlanda del Nord ai tempi dei Troubles. Eppure, i giudici, per ora, se la sono cavata con un buffetto o poco più.

I primi ragazzi condannati hanno ottenuto pene dai 2 agli 8 mesi con la condizionale, ammende ridicole di poche centinaia di euro e qualche «stage di cittadinanza». Insomma, prenderanno dei barbari e spiegheranno loro come si attraversa sulle strisce. Non è esattamente la potenza di fuoco promessa da Macron, che aveva commentato: «Gli scontri violenti sono inaccettabili. Li perseguiremo, li puniremo, saremo implacabili».

In totale, dei 253 sotto custodia cautelare, 202 adulti sono stati già portati davanti al magistrato di turno. Di questi, 93 casi sono stati archiviati «per l’assenza di un reato sufficientemente grave», mentre 104 ordinanze di custodia cautelare sono state prorogate. La Procura di Parigi ha mobilitato dieci magistrati in più per far fronte a questo improvviso afflusso di imputati da giudicare. Tutti costoro rischiano il carcere fino a 2 anni e multe fino a 30.000 euro. Ma, come spiega Le Figaro, con le circostanze aggravanti, il quadro può peggiorare: 5 anni di carcere e 75.000 euro di multa con una sola aggravante, se ce n’è una seconda si può arrivare a 7 anni e 100.000 euro. Tutto questo in teoria, ovviamente. Dopodiché, Paese che vai, magistrato politicizzato che trovi.

Qualche dettaglio in più sui primi «tifosi» finiti alla sbarra arriva dai giornalisti che stanno seguendo i processi. Amaury Bucco, di Valeurs actuelles, ha ricostruito l’identità dei primi cinque processati lunedì. Oltre al già citato Aurélien P., sono stati esaminati Bayo R., Ali A., Brahim D. e Anasse A. Ali ha passaporto tunisino, sull’identità degli altri la legge francese vieta di fare speculazioni, ma i nomi parlano da soli: quattro su cinque sembrano chiaramente di origine extra europea. Sui giornali e su tutti i tg, tuttavia, rimbalza solo il povero Aurélien… I cronisti progressisti sono comunque messi a dura prova. «Speriamo che il prossimo si chiami Bernard», commenta un giornalista, disperato, dopo una sfilata di imputati dal profilo perfettamente identico (la circostanza è riportata su X da Paul Sugy di Le Figaro).

Ieri si sono svolti altri processi, come quello ad Ahmed F., clandestino algerino immortalato dalle telecamere mentre, insieme ad altri, assalta e distrugge un negozio di telefonini. O quello ad Hassan B., altro algerino con un’ordinanza di espulsione pendente sul collo e mai eseguita, accusato di aver preso a calci un agente.

Uno che con i nomi tende a fare confusione è Gérald Darmanin. Durante gli scontri dell’estate 2023, da ministro dell’Interno, per negare la natura etnica della crisi se ne uscì dicendo che tra i fermati c’erano «molti Kevin e Matteo». Oggi, titolare della Giustizia, si riscopre implausibilmente legalitario.

Una parte delle condanne emesse, ha scritto su X, «non sono più all’altezza delle violenze che conosce il nostro Paese». Darmanin – a suo tempo, ricordiamolo, grande accusatore dell’Italia razzista e fascistoide – propone di «far evolvere radicalmente la legge: eliminare le pene alternative al carcere, rimuovere la condizionale, introdurre per legge una pena minima sistematica una volta riconosciuta la colpevolezza. Ad esempio, un minimo di 3 mesi di carcere (effettivamente scontati) per qualsiasi aggressione a un rappresentante dello Stato o una multa molto elevata per qualsiasi distruzione».

Alla fine, anche l’abbottonatissimo primo ministro François Bayrou è dovuto intervenire, chiedendo «pene minime» (nel senso di una sanzione sotto la quale il giudice non possa andare) in risposta all’«esasperazione» dei francesi.

I processi non sono in corso solo a Parigi, peraltro. A Nantes, due uomini sono finiti alla sbarra con l’accusa di aver preso d’assalto e distrutto un autobus di linea senza passeggeri. Il mezzo è stato attaccato da otto persone che hanno tra i 12 (!) e i 37 anni. Mohamed Taher S., originario del Ciad, se l’è cavata con la condizionale mentre il sudanese Abouzar O., essendo recidivo, dovrà farsi sette mesi. Bloccato dagli agenti, quest’ultimo ha apostrofato così un poliziotto: «Ti ritroverò e ti ammazzerò, razza di sporco bianco». Casualmente, nessuno dei due si chiamava Kevin o Matteo.

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