Da Falcade al passo San Pellegrino fino a Cencenighe Agordino, un itinerario di assoluto fascino tra le tante offerte della montagna del Veneto.
Aveva ragione Arnold Lunn, l’uomo che ha inventato il moderno sci alpino: “Nessuno può dire di aver udito il mormorio delle acque, se non ha sentito il concerto con cui la montagna saluta la Primavera”. C’è un angolo d’incanto nelle più belle montagne del mondo, le Dolomiti che l’Unesco ha elevato a patrimonio dell’umanità, dove questo ruscellare diventa respiro d’immensità. Sono venti chilometri di bello assoluto: la Vai del Biois che discende dal passo San Pellegrino, porta di settentrione della fu Serenissima Repubblica di Venezia verso il Trentino. Andarci adesso significa approfittare dell’ultima magnifica neve, programmare un viaggio qua significa solcare le terre di Papa Giovanni Paolo I nell’ anno della sua beatificazione (la cerimonia è prevista il 4 settembre a Roma, ma a Canale d’Agordo, il suo paese natale, ci saranno solenni cerimonie) ricordando Albino Luciani, il Papa del Sorriso, che ha rappresentato lo spirito di questa valle: il sorriso appunto. Venirci significa fare della mountain bike uno strumento di scoperta, vivere l’avventura della natura con familiare confidenza, scoprire sapori autentici, presidi culturali universali e monumenti di raro pregio. D’inverno questo lembo all’estremo Nord della provin-cia di Belluno dove il Veneto esalta la sua dimensione di montagna e racconta la propria identità rurale è una delle migliori aree per sciare. Appena comincia la stagione del risveglio la festa EI Bon dell’Ansuda (11 e 12 giugno) s’innalza a palcosce-nico con le cime del Focobon e Mulaz a raccontare l’immensità della Pale di San Martino, del Civetta, del Grup-po della Marmolada con il “corteo” delle sue ancelle; le Cime d’Auta e di Pezza e il Piz Zorlet mettono in scena il loro massimo fascino. Li chiamano i monti pallidi, ma sono lucenti come diamanti poggiati sul velluto verde degli alpeggi. Le feste di paese, un trionfo di cultura e vita ladina come a Carnevale quando si celebra a Canale d’Agordo la Zinghenesta, l’unica festa che non elegge il Re del Carnevale, ma la più bella in omaggio alle donne della valle che da sempre sono il nerbo delle comu-nità e la trasmissione dell’identità. Sta Falcade nel comprensorio del Dolomiti Superski, è porta d’accesso della Ski area San Pellegrino e una delle destinazioni per gli sport invernali più complete: dalla discesa, al fondo, dallo snowboard alle ciaspole, tutto è immersione nella natura. La prova? Scendiamo per 11 chilometri dal Col Margherita lungo la sontuosa, ampis-sima, agevole pista degli Innamorati. Sono queste le ul-time settimane in cui si può approfittare della neve, poi tutto è festa di fiori, di api e di alpeggio con gli impianti di risalita che restano aperti da giugno in avanti per far vivere l’estate della montagna, fatta di percorsi unici, di discese da brivido con la mountain bike (la Vai del Biois è anche uno dei paradisi della bicicletta da strada e non a caso il Giro d’Italia passa per di qui quest’anno), di esplorazioni di luoghi insoliti. Col sottofondo musicale delle acque del Biois che precipitano verso il Cordevole per farsi infine Piave. Nulla c’è di fintamente mondano, tutto respira di concreta opportunità di sport, di ottimo cibo, di scoperta, di vera convivialità, di quel “lusso” autentico che è la forza rigeneratrice della montagna. È anche un’isola etnica: qui la lingua, i costumi, i sapori, i mestieri, la cultura, la musica, la religiosità ladini si esprimono in orgogliosa, millenaria continuità a confermare che all’ombra delle Dolomiti non c’è un confine geografico, ma semmai un territorio che si fa comunità. E accoglie il viaggiatore con l’affiato del convivio, della comune appartenenza. È una montagna familiare e naturale, sportiva e colta quella che ci aspetta in Vai del Biois. Lo sono massimamente i cinque borghi che la valle custodisce come perle di una collana di naturali meraviglie. Falcade è il centro motore della valle, in diretta comunicazione con Moena e la vai di Fassa e con Predazzo e la vai di Fiemme con cui costituisce uno straordinario comprensorio sciistico -la ski area Alpe Lusia/San Pellegrino-, ed è l’archetipo dello stile di vita del “Biois”. Non a caso a Falcade si è insediato il Consorzio PromoFalcade Dolomiti (www.falcadedo-lomiti.it, tel 334-7230117) che dalla piazza del Municipio anima l’offerta turistica e rappresenta un punto di coesione di tutta la comunità della valle oltreché una struttura di servizio per gli operatori — le due scuole di sci, gli albergatori, i gestori degli impianti di risalita che lo costituiscono – e per gli ospiti. Sorvegliato dal Civetta, dalle Pale di San Martino, dal Gruppo della Marmolada e dal Focobon che dà il nome anche ad un rarissimo quanto squisito formaggio, Falcade — Falciade in ladino a dire che qui vi erano pascoli opimi — respira natura e cultura. Ed ha una particolarità: il suo centro da cui ammirare le Tre Cime che sono dette anche la trinità del Focobon, è un immenso pianoro – la Piana appun-to – che d’inverno è una delle più ragguardevoli piste per lo sci di fondo e che dalla primavera all’autunno diventa palcoscenico per innumerevoli manifestazioni. Falcade respira cultura nel museo dedicato a Augusto Murer, scultore e pittore che ha saputo rappresentare l’anima delle genti delle Dolomiti. Il figlio Franco ha raccolto l’eredità artistica del padre declinandola nel suo stile pittorico che lo ha fatto apprezzare, anch’esso, a livello internazionale. E se d’inverno qui si scia su oltre cento chilometri di piste e gli snowbordisti hanno a disposizione fantastici percorsi, appena il sole scalda, chi ama il trekking e l’hiking qui coltiva emozioni uniche. Falcade è il cuore dell’Alta Via n. 2 che partendo da Bressanone arriva a Feltre passando per il Passo San Pellegrino ed il rifugio Mulaz. Altri suggestivi itinerari sono l’Alta via dei Pastori che collega, in un grande anello, le malghe e gli alpeggi. L’Alta via Tilman infine ripercorre i sentieri tracciati dai partigiani e offre incontro diretto con la storia. La Vai del Biois ha una particolarità: è la valle coi Santi alle finestre. Nei borghi e nelle frazioni si possono ammirare sulle facciate delle case, come una sorta di museo a “cielo aperto”, circa una ottantina di dipinti religiosi risalenti dal ‘600 all’800. Erano il viatico per chi lungo il passo San Pellegrino calava dalla Germania a Venezia o risaliva la valle. I Santi erano i protettori degli abitanti e dei viandanti che spesso trovavano rifugio negli antichi tabià (i fienili, sono più di 300) che punteggiano la valle. Lungo uno di questi
itinerari da Falcade si giunge a Canale d’Agordo, la pa-tria di papa Albino Luciani (a lui è dedicato il MusAL, c’è la casa natale e la chiesa di San Giovanni Battista è irrinunciabile). È la culla dell’imprenditoria della valle perché qui don Antonio della Lucia fondò nel 1872 la prima latteria cooperativa d’Italia e i fratelli Luciani fondarono (1888) la prima fabbrica di birra d’Italia e con l’apertura dell’hotel Al Gallo si ebbe la prima iniziativa turistica. Da Canale d’Agordo conviene pigliare la strada che porta nella meravigliosa valle di Gares, sono 8 chilometri di natura pura fino al limitare dell’altopiano delle Pale di San Martino. Imperdibile è la cascata delle Co-melle. A Gares s’incontra la chiesa della Beata Vergine delle Grazie che fa da prologo ad un altro monumento imperdibile: la chiesa di San Simon che è monumento nazionale dal 1877. Siamo arrivati a Vallada Agordina, un’altra perla della Vai del Biois. La chiesa sta quasi poggiata su un costone boschivo del monte Celentone. E anche se la prima testimonianza è del 1185, una leggenda vuole che attorno al 720 dopo Cristo un fuggia-sco di nome Celentone riunì intorno a sé le genti pagane della valle, di cui fu capo e guida e a cui annunciò la pa-rola di Gesù. La chiesa è dominata da un grande rosone, custodisce un antichissimo flugelaltar e un ciclo di affreschi di Paris Bordone allievo del Tiziano, ma proprio quest’anno ci sarà l’inaugurazione dei recenti restauri della bellissima Schola dei Battuti che sorge accanto alla Chiesa e con la quale diventerà un polo attrattivo di grande prestigio, nell’ambito del progetto dell’Ecomuseo della Vai del Bios. Vallada Agordina è un gioiello: ha sette frazioni ed immersa nei suoi boschi dove — vuole la leggenda — si nasconde un dispettoso folletto EI Gambaretol a dirci che siamo in un luogo da favola. Certo un’emozione forte è la discesa lungo la Zip Line che sfiora i campanili e le cime degli abeti a San Tomaso Agordino, il balcone della valle affacciato sul Civetta da cui si dominano altri piccoli borghi come Avoscan, una sorta di regno in miniatura dei nobili Avoscano. E in miniatura qui c’è anche il Sentiero dello Dolomiti in Miniatura che in mezzo ai boschi consente di ammirare le montagne Dolomitiche in scala ridotta e dopo la passeggiata ci si ferma alla Vertik Area per provare l’ebrezza di arrampicare al cospetto del Civetta mentre per veder le stelle si sale al Planetario, l’osservatorio astronomico. Ed è una costellazione di stelle in pietra (sono minuscole frazioni alpine) quelle che si raggiungono da Caviola, una delle antiche regole — entità amministrative — che governavano la valle. Vista la chiesa della Madonna della Salute (c’è una leggenda che vuole sia stata edificata in una notta con i massi prelevati dall’Auta) e reso omaggio alle vittime dell’eccidio nazista del 20 agosto ’44, si va per Sappade, il paesino del sole, Feder, Fregona e Carfon. Seguendo il corso del Biois eccoci al fondovalle. Ci attende Cencenighe Agordino, il paese degli scalpellini. Fin da sempre vivace centro commerciale che oggi si anima particolarmente con il mercato settimanale del sabato mattina o in occasione della Sagra di Sant’Andrea a fine novembre a ricordo delle vecchia attività degli scambi commerciali di bestiame.

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