Israele dà un limite alla tregua: «10 giorni»
Ansa
Trattative per prolungare lo stop alle ostilità. I terroristi liberano altri ostaggi, ma annunciano: «Kfir, il più piccolo, è deceduto con la madre e il fratello». L’Idf accusa i jihadisti. Antonio Guterres: «Le violenze sessuali dei miliziani devono essere perseguite».

Israele ritiene che Hamas abbia abbastanza donne e bambini in ostaggio da consentire di prolungare la tregua. «Finché avremo le liste dei nostri rapiti, procederemo per un tempo massimo di 10 giorni», ha rivelato una fonte israeliana. Anche Hamas è interessata a prolungare lo stop alle ostilità. Il governo qatarino si è detto «molto ottimista» in tal senso. Ieri è stato rilasciato il sesto gruppo di ostaggi, altri dieci, consegnati anche in questo caso alla Croce rossa, ma il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, e quello del Gabinetto di guerra, Benny Gantz, avvertono di esser pronti a tornare alla guerra pur volendo sfruttare al massimo il rilascio degli ostaggi.

Sono tanti i simboli del massacro del 7 ottobre. L’immagine del bambino di dieci mesi preso ostaggio dai terroristi di Hamas, però, è rimasta impressa più delle altre. Purtroppo come prevedibile quel neonato, che nella foto che ha visto tutto il mondo sorrideva con in mano un peluche, non è riuscito a sopravvivere. Kfir Bibas, incapace ancora di parlare e camminare, è morto insieme a suo fratello di quattro anni, Ariel e a sua madre, Shiri. Tutti erano stati rapiti lo stesso tragico giorno nel kibbutz di Nir Oz, con loro anche il padre, Yarden, ma di lui al momento non si sa nulla. Le brigate Al Qassam, l’ala militare di Hamas, raccontano che i bambini, insieme alla madre, sarebbero stati uccisi «in un precedente bombardamento sionista». Il sospetto che non ce l’avessero fatta era divenuto concreto quando, una volta liberati tutti i bambini, ci si è resi conto che all’appello mancasse proprio il più piccolo. Non si capiva perché né lui, né il fratello non fossero stati ancora liberati insieme alla madre. Ieri si è spenta ogni speranza. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha parlato al telefono con i parenti della famiglia. «Hamas è responsabile per questa tragedia», il commento dell’Idf.

L’esercito israeliano era a conoscenza del fatto che la famiglia Bibas non fosse più nelle mani di Hamas, ma che era stata ceduta a un gruppo minore, conosciuto con la sigla in inglese Pflp (che sta per Fronte popolare per la liberazione della Palestina), che l’avrebbe portato a Khan Younis nel Sud della Striscia. Il sospetto è che la strategia di Hamas fosse quella di tenere la famiglia Bibas fuori dai negoziati, proprio per la rilevanza mediatica che ha suscitato fin qui il sequestro del neonato. In modo da poter tentare, grazie a lui, di aprire un nuovo negoziato nel momento in cui Israele avesse deciso di attaccare anche il Sud della striscia. Khan Younis dovrebbe essere infatti il prossimo obiettivo dell’invasione di terra israeliana ed è lì che si pensa sia nascosto il leader di Hamas, Yahia Sinwar. L’ex ostaggio Yocheved Lifshitz, 85 anni, ha raccontato di averlo incontrato proprio a Khan Younis durante la prigionia e di avergli chiesto se non si vergognava: «È rimasto in silenzio».

Intanto, grazie alle testimonianze rilasciate alla polizia israeliana, continuano a uscire macabri dettagli sui massacri e i sequestri. Stupri, violenze, sevizie. Le donne sono state violentate anche da morte, oppure uccise subito dopo, affinché non raccontassero. Sono 1.500 le testimonianze raccolte in un rapporto diffuso dalle forze di difesa israeliane. In un altro stralcio: «Dalle bambine alle donne anziane, abbiamo visto che le israeliane sono state stuprate. Con forza. Fino a rompere loro le ossa», ha raccontato Shari Mandes, volontaria dell’Idf presso l’obitorio di Shura. «Hamas ha usato lo stupro e la violenza sessuale in modo sistematico contro le donne e le bambine israeliane», afferma il rapporto che evidenzia come molta della documentazione raccolta provenga dai social degli stessi terroristi. Esiste anche un video realizzato dall’Idf che testimonia le atrocità del massacro, come ha scritto su queste colonne Claudio Antonelli, che ha potuto visionarlo. Harvard sarà la prima università al mondo a proiettarlo.

Le testimonianze provengono anche da chi ha partecipato al massacro. Muhammad Nahed Ahmed el-Arsha, 22 anni, ha confermato le violenze sessuali. «Quello che è successo è vietato dalla religione. I sequestri. Gli stupri. Le violenze sessuali sui bambini. Tutto proibito’», ha aggiunto.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in occasione della riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha detto che le violenze sessuali durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre devono essere indagate e perseguite con rigore. Ma anche che la natura, l’entità della morte e la distruzione a Gaza sono «caratteristiche dell’uso di armi esplosive ad ampio raggio in aree popolate. Sono in corso intensi negoziati per prolungare la tregua, cosa che accogliamo con grande favore, ma serve un vero cessate il fuoco umanitario». Ma Israele, tramite l’ambasciatore israeliano all’Onu, Gilad Erdan, continua a rispondere: «Chiunque sostenga un cessate il fuoco, in realtà sostiene la continuazione del regno del terrore di Hamas a Gaza».

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