Volodymyr Zelensky deve aver scambiato l’Italia per l’Ucraina. Infatti, come se fosse il comandante in capo del nostro Paese, se n’è uscito dicendo di essere al lavoro per preparare una lista di «filo putiniani» da sottoporre non soltanto al nostro governo, ma da presentare anche alla Commissione europea. In casa nostra ci sarebbero troppi fan dello zar e questo disturba il leader supremo di Kiev, il quale, dopo aver fatto repulisti di tutti i collaboratori non allineati con il suo pensiero (l’ultimo a farne le spese è stato il popolarissimo capo di stato maggiore dell’esercito, Valery Zaluzhny, cioè colui che invece dei vertici internazionali in questi due anni ha frequentato le trincee) a quanto pare ha intenzione di fare lo stesso anche in Italia. «Riuscirete a zittirli?», si è chiesto, «riuscirete a fare capire alle vostre opinioni pubbliche che la Russia non è solo una minaccia per l’Ucraina, ma per tutti voi? Le società europee sono pronte a questa sfida? Vedo che non lo siete ancora, voi italiani, i tedeschi e gli altri».
Orbene, la nostra democrazia ha tanti difetti, a cominciare dal fatto che l’esecutivo ha spesso le mani legate e non riesce a fare le riforme di cui questo Paese ha urgente necessità. Tuttavia, non credo che debba prendere esempio dall’Ucraina, che la democrazia forse nemmeno sa che cos’è. Da noi non si incarcerano gli oppositori solo perché si oppongono. Né si mettono fuori legge alcuni partiti in quanto non piacciono a chi comanda.
Con l’adozione della legge marziale, Zelensky non soltanto ha cancellato le elezioni, rinviandole sine die, ma fin dal marzo del 2022, ovvero poche settimane dopo l’invasione da parte della Russia, ha di fatto cancellato 11 partiti, uno dei quali occupava 44 seggi in Parlamento. In pratica, con un colpo di mano, il Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina ha preso la decisione di far sparire, vietandone qualsiasi attività, una rappresentanza politica non proprio minoritaria, con la scusa che le attività di quei gruppi miravano«alla divisione o alla collusione». Già che c’era, Zelensky ha pure fatto arrestare il capo della Piattaforma di opposizione per la vita, ritenendolo, anche lui come forse alcuni italiani nel suo mirino, un pericoloso putiniano.
Ma a far le spese del giro di vite impartito dal presidente ucraino dopo l’inizio del conflitto non sono stati solo gli esponenti politici dell’opposizione, bensì anche i giornalisti non allineati. Uno di questi Gonzalo Lira, fra l’altro cittadino cileno americano, è stato incarcerato con l’accusa di aver creato e distribuito materiale che giustificava l’invasione russa, ed è morto in carcere nel gennaio scorso. Yuriy Tkachev, critico verso la svolta europeista, è stato messo agli arresti già nei giorni immediatamente successivi all’invasione e con l’accusa di alto tradimento sono scattate le manette pure per Gleb Lyashenko, un blogger spesso critico nei confronti di Zelensky. Per non dire poi delle emittenti tv, sottoposte a un rigoroso controllo, al punto che pare di avere un canale unico.
A un certo punto è finito nei guai pure Petro Porošenko, ex presidente ucraino, uno che certo non può essere definito filo russo, al quale, pur senza finire in galera, è stato impedito di lasciare l’Ucraina, fermandolo alla frontiera per bloccare un viaggio in cui erano programmati incontri all’estero con esponenti europei e americani. Una mossa che il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, altro uomo politico non proprio nelle grazie di Zelensky, ha commentato dicendo che di questo passo l’Ucraina non sarà molto diversa dalla Russia, «dove tutto dipende dal capriccio di un uomo».
Viste le premesse di questi due anni di guerra, si capisce l’uscita in conferenza stampa dell’attore prestato alla politica. Per lui, chi lo critica è un nemico da eliminare, mettendolo in carcere o impedendogli di manifestare il proprio pensiero. A Zelensky forse sfugge che nel nostro Paese esiste un ostacolo chiamato Costituzione, che all’articolo 21 assicura libertà di espressione a chiunque, anche a coloro i quali non la pensino come la maggioranza. Da noi si discute perché un gruppo di manifestanti che voleva sfondare un cordone di polizia messo a tutela di un obiettivo sensibile è stato respinto con i manganelli. Probabilmente, in Ucraina ci si stupirebbe se le forze dell’ordine non arrestassero i partecipanti al corteo, incarcerandoli e buttando la chiave.
Capisco che due anni di guerra possano dare alla testa. Comprendo che Zelensky abbia dovuto trasformarsi da comico in statista, anzi in eroe (sarà per questo che sta sempre in mimetica?), ma questo non giustifica alcune sue espressioni da dittatorello. Da due anni l’Italia paga il conto di una guerra che non ha voluto, sostenendo l’Ucraina pur tra tanti dubbi. La sola cosa che dovrebbe fare il signore che minaccia di compilare liste di proscrizione, dunque è ringraziare il nostro Paese. E non impartirci lezioni di democrazia, di cui non soltanto non abbiamo bisogno, ma che con questa arroganza cominciano a dare fastidio alla maggioranza dell’opinione pubblica nazionale. La pazienza è tanta, ma la misura è colma.
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