Nemmeno le bombe e le carneficine fermano il mercato: l’Ucraina martoriata continua a fornire all’Occidente opulento ciò che esso richiede. Cioè bambini fabbricati in laboratorio.
All’inizio di marzo, a Casablanca, esperti di 76 nazionalità diverse hanno partecipato a una grandeconferenza sulla maternità surrogata, e alla conclusione dei lavori hanno mandato un messaggio unitario: l’utero in affitto è una violazione fondamentale dei diritti umani e tutti i Paesi dovrebbero combatterla. «Solo in Ucraina e Georgia è possibile rimanere incinte a scopo di lucro», hanno dichiarato gli organizzatori. «In varie altre nazioni è consentita la maternità surrogata altruistica. Lì, le donne ricevono solo un sostegno finanziario per le loro spese. Tuttavia, è difficile monitorarlo». Anche in Italia c’è chi sta tentando di fare passare l’idea che possa esistere una surrogazione senza sfruttamento, ma che si tratti di una mistificazione è fin troppo evidente.
In ogni caso, esistono realtà in cui la pratica si mostra nella sua natura più vera, e più cruda. L’Ucraina è una di queste: lì la commercializzazione appare in tutta la sua brutalità e continua nonostante la guerra. Ancora lo scorso settembre, il Globe and Mail di Toronto ha mostrato con una inchiesta approfondita come l’industria della surrogazione (che a pieno regime è in grado di sfornare diverse migliaia di bambini ogni anno, probabilmente più di tre) fosse ancora operativa. «Le donne che hanno parlato con The Globe», ha raccontato l’inviata a Kiev Janice Dickson, «hanno affermato che riceveranno tra i 15.000 e i 17.000 dollari Usa e avranno spese aggiuntive coperte durante la gravidanza. Dicono di aver deciso di diventare surrogate per provvedere alle proprie famiglie. Nel frattempo, una coppia può pagare 50.000 dollari americani o più all’agenzia ucraina che la mette in contatto con la madre surrogata e organizza tutte le procedure mediche».
Nei giorni scorsi è stato invece il governo irlandese a confermare che coppie etero e gay europee, australiane, canadesi e non solo insistono a rivolgersi all’industria ucraina della procreazione. Il dipartimento degli affari esteri ha fatto sapere all’Irish Examiner di essere «a conoscenza e preoccupato per un numero di cittadini che continuano a entrare in Ucraina allo scopo di impegnarsi in accordi di maternità surrogata. La situazione in tutta l’Ucraina rimane estremamente pericolosa e il Dipartimento sconsiglia vivamente di stipulare accordi di maternità surrogata in Ucraina».
La guerra ha reso le procedure ancora più complesse e rischiose e in effetti ha consentito lo sviluppo di mercati concorrenti, di cui il più gettonato è quello georgiano. Tuttavia nelle zone più lontane dal fronte anche l’Ucraina continua con l’ormai radicatissimo business. L’Irish Examiner ha intervistato i portavoce della clinica Ivmed Family di Kiev che sono stati espliciti: «Sì, è vero, la situazione ora è stabile nelle regioni centro-occidentali del Paese. Quindi, nel caso di qualcosa, abbiamo un piano B per spostare il nostro surrogato a Lviv o ad ovest. A volte anche all’estero. Ci siamo fermati per un breve periodo quando è iniziata la guerra, ma siamo di nuovo in attività. Abbiamo in atto piani di emergenza e lavoriamo in questo momento».
Nelle prime settimane di guerra avevano suscitato scalpore e parecchio disgusto le immagini di bambini nati da surrogate che la Biotexcom – la più grande compagnia ucraina del settore – era costretta a tenere nei corridoi o in altre sistemazioni di fortuna poiché consegnare il «prodotto finito» era impossibile. In ogni caso, questa e altre compagnie non hanno mai del tutto smesso di operare. Una volta risolte le situazioni più critiche hanno ripreso a operare più o meno come prima.
«Di solito abbiamo allarmi a causa dei voli di addestramento di aerei militari da parte della Bielorussia o dei droni», spiegano da Ivmed Family. «Nel 2022, abbiamo mantenuto i programmi per i pazienti e spostato tutti i nostri surrogati a ovest e lì abbiamo continuato i programmi. […] I nostri pazienti scelgono semplicemente di continuare la gravidanza surrogata a Lviv con il loro ulteriore parto e portare lì il bambino. È molto vicino alla Polonia, quindi lì è sicuro. Ma alcuni scelgono anche Kiev perché è vicina alla nostra clinica e la capitale è ben protetta. Certo, spetta ai genitori scegliere in base al desiderio della madre surrogata e alle raccomandazioni del medico».
Da giorni sui media italiani si discute animatamente di diritti, di libertà di scelta e di «progresso della società». Ebbene, tra le tante facce di quel cosiddetto progresso c’è anche la situazione che abbiamo descritto. C’è un giro d’affari imponente e lucroso che deve continuare a tutti i costi. Persino se a pochi chilometri dalle cliniche piovono missili.
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