«Elementi di criticità molto significativi nell’ambito del percorso di presa in carico e gestione»: sono parole pesanti quelle impiegate dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, in risposta all’interrogazione che il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, aveva presentato lo scorso 18 dicembre, asserendo d’aver avuto notizia che, all’ospedale Careggi di Firenze, la triptorelina venisse somministrata ai minori affetti da disforia di genere senza rispettare le procedure dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che, prima della terapia ormonale, prevedono un percorso psicoterapeutico.
Dopo quell’interrogazione di Gasparri, i riflettori del ministero – e, nel loro piccolo, anche quelli del nostro giornale – si erano subito accesi sulla struttura fiorentina tanto che il 24 gennaio Schillaci aveva ordinato un’ispezione al Careggi e, pochi giorni dopo, il 31 dello stesso mese, l’Ansa aveva diffuso un lancio in cui si dava conto del fatto che «non in tutti i casi di disforia di genere pediatrici trattati all’ospedale Careggi di Firenze sarebbe stato effettuato il percorso preliminare indicato di psicoterapia prima della somministrazione del farmaco triptorelina». Dunque era, nel giro di poco, emerso come al Careggi i conti non tornassero.
A seguire, come La Verità aveva raccontato, c’erano stati significativi sviluppi, con la mobilitazione anche di esponenti politici toscani e la scoperta di come, nel centro fiorentino, mancasse un neuropsichiatra infantile fisso, un professionista cioè assegnato stabilmente e totalmente al reparto che segue i minori intenzionati alla «transizione sessuale». Ai primi di marzo della faccenda ha iniziato a occuparsi pure la magistratura, con la Procura di Firenze che ha avviato un’indagine esplorativa.
Tutto ciò, come sempre su queste colonne si era scritto, aveva allarmato il mondo arcobaleno, con 529 genitori di minori con disforia di genere fattisi avanti con un appello a difesa del Careggi, presentato come d’eccellenza. Eppure in quel centro proprio tutto impeccabile non era. Secondo quanto reso noto nelle scorse ore da Gasparri, la commissione del ministero della Salute, come si diceva in apertura, ha trovato «elementi di criticità molto significativi» e non solo nell’iter «di presa in carico e gestione» dei pazienti in età evolutiva con disforia o incongruenza di genere, ma anche con riferimento all’«utilizzo della terapia farmacologica con triptorelina». Più precisamente, esaminati 85 casi di pazienti trattati dall’azienda ospedaliero-universitaria negli ultimi anni, gli ispettori di Schillaci hanno riscontrato almeno tre serie mancanze, per le quali «è stato rivolto un invito alla Regione Toscana a porre in essere, entro un termine definito, una serie di azioni correttive puntualmente individuate e, conseguentemente, riferire gli esiti al dicastero».
Il primo nodo da chiarire concerne il «non corretto recepimento della determina Aifa numero 21756/2019, con particolare riguardo all’obbligo di esigere necessariamente il supporto psichiatrico per l’avviamento al trattamento con triptorelina»; il secondo riguarda la «non trasmissione dei dati all’Aifa» sui trattamenti di disforia di genere in pazienti minorenni; il terzo, di carattere organizzativo, afferisce al «ruolo del neuropsichiatra infantile nell’ambito del percorso di presa in carico e gestione del paziente». Rispondendo a Gasparri, il ministro ha fatto sapere d’aver anche inviato al procuratore di Firenze, Filippo Spiezia, la relazione degli ispettori ministeriali inviati al Careggi e ha pure richiesto apposita autorizzazione, per condividerne un estratto con la Regione Toscana, allo stesso procuratore Spiezia «il quale, sulla base di un esposto formulato da una terza parte interessata, aveva avviato un’autonoma istruttoria sulla medesima problematica».
Pertanto, per Gasparri, «la Regione Toscana ha sbagliato, il Careggi ha violato le regole: questo è un dato certo, lo dice il governo». Regione Toscana però non ci sta e l’assessore alla Salute, Simone Bezzini, e il governatore Eugenio Giani hanno definito «inquietante» il fatto che «su una materia così delicata vengano anticipati pubblicamente alcuni contenuti, con modalità da campagna elettorale, relativamente a una relazione ispettiva che non è stata ancora consegnata alla Regione Toscana». Bezzini e Giani, che dicono di non aver ancora visto la relazione ministeriale, della quale restano in attesa, denunciano pertanto «un grave vulnus istituzionale».
Americo Cicchetti, direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, ha però controreplicando affermando che «non c’è stata alcuna violazione della prassi istituzionale poiché la risposta all’interrogazione del senatore Gasparri non contiene l’analisi di tutte le criticità e le azioni di miglioramento richieste che, come detto, sono state inviate mercoledì secondo le regole e le norme che sottendono alla privacy e alle comunicazioni tra istituzioni».
Appellandosi al neopresidente dell’Aifa, Robert Giovanni Nisticò, affinché vieti triptorelina, Toni Brandi, presidente di Pro vita & famiglia, ha invece dichiarato che «sconcertante» quanto emerso sul Careggi. Il mondo pro family ora vuole una svolta e anche La Verità continuerà a seguire gli sviluppi della questione perché, se c’è un valore non negoziabile, è senza dubbio la salute dei bambini.
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