Il lato oscuro del Pnrr: ora tocca ai Comuni fare  sacrifici
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Giorgetti ribadisce il vincolo interno: pochi spazi di manovra fuori dai diktat Ue. Rai, Irpef e pensioni: tensioni nel governo.

La manovra è sui tavoli della commissione Bilancio. Il solito tira e molla di fine anno, stavolta con una spruzzata di pepe in più. L’analisi degli oltre 200 emendamenti segnalati dal governo si è fermata ieri al 10% del totale. Si scavallerà il week end in attesa di una riunione politica tra i tre rappresentanti della maggioranza, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Tre leader di partito per altrettanti nodi: Rai, Irpef e pensioni. Il terzo problema sembra già destinato a essere di facciata. Non dovrebbero esserci interventi migliorativi rispetto a possibili uscite anticipate per il semplice motivo che le coperture sono esaurite. La questione taglio Irpef è stata posta come non negoziabile da Forza Italia. Nessuno slittamento ma immediato utilizzo dei fondi provenienti dalla procedura di concordato che nella sua prima finestra ha già permesso un incasso di 1,3 miliardi. Ora bisogna aspettare metà dicembre per capire quanto produrrà la seconda finestra. Per il taglio dell’aliquota al 33% su redditi da 60.000 euro lordi servono 2,5 miliardi. Se la cifra fosse inferiore, questo il suggerimento degli Azzurri, si lima il perimetro del reddito annuo.

Paradossalmente a inceppare i lavori della commissione è il nodo più facile da sciogliere dal punto di vista tecnico. Forza Italia chiede il ripristino dell’importo pieno in bolletta perché lo sconto applicato durante il 2024 ha reso poi necessario un prelievo dalla fiscalità generale per colmare il budget di spesa della Rai. La Lega sembra invece insistere per la replica dello schema 2024. Risultato, entro lunedì i tre partiti di maggioranza si ritroveranno e probabilmente toccherà al presidente del Consiglio mediare e chiudere la partita. Tanto più che nel frattempo, cioè prima che si pronunci il Senato, parte l’analisi del collegato fiscale. Insomma ci sono due settimane buone per trovare la quadra di posizioni che non sono sempre allineate, in linea alle divergenze ideologiche che caratterizzano i tre partiti di maggioranza. Forza Italia più attenta al Fisco delle imprese, Lega alle iniziative di massa (come appunto Rai e pensioni) e Fdi più attenta alla famiglia, agli investimenti e alla presenza dello Stato negli investimenti, segnando un po’ lo sviluppo della tradizionale destra sociale. Posizioni distinte che in modo carsico porteranno a divisioni e riallineamenti dentro la maggioranza, dinamica non necessariamente negativa se alla fine qualcuno, come accaduto fino a oggi, fa la sintesi.

Purtroppo ciò che non è più possibile discutere è il perimetro complessivo della manovra e delle leggi di bilancio a venire. Con il nuovo Patto di stabilità – l’abbiamo scritto innumerevoli volte – la strada è tracciata non solo da un punto di vista quantitativo ma anche qualitativo. A ciò va aggiunto il Pnrr che si dimostra l’altra faccia dei vincoli Ue: il vincolo interno. Il risultato è che i governi ormai gestiscono una fetta del budget di spesa minuscola. Poco più di quanto spetta agli amministratori di condominio. E ieri il ministro Giancarlo Giorgetti ha sintetizzato la situazione perfettamente, parlando, per di più, di corde in casa dell’impiccato.

«È stato necessario richiedere sacrifici sia nel settore pubblico sia in quello privato. Sebbene il comparto degli enti locali sia riuscito a tenere sotto controllo le spese degli anni, le necessità di coordinamento finanza pubblica richiedono un contributo di tutti. Quindi anche delle amministrazioni», ha esordito Giorgetti intervenendo proprio all’assemblea dell’Anci, la confederazione dei Comuni. «Nel caso degli enti territoriali tale contributo», ha aggiunto, «è stato individuato in un accantonamento di bilancio che, nei prossimi anni, potrà essere destinato ad accelerare il ripiano del disavanzo stesso o a realizzare investimenti. La riduzione delle risorse già stanziate a legislazione vigente per la realizzazione di interventi pubblici disposta nella legge di bilancio è riconducibile alla necessità e alla volontà di dare priorità all’utilizzo delle somme previste nel Pnrr e del Fondo coesione, che dovranno essere sfruttate nel biennio 2025-26», ha specificato il leghista che ha dimostrato fino a ora di essere il Corazziere dei conti pubblici.

Più in generale il ministro davanti alla platea di amministratori locali ha ricordato che «la sessione di bilancio in corso di svolgimento si colloca, in particolare, in un contesto istituzionale ed economico complesso che vede, da un lato, l’entrata in vigore delle nuove regole di bilancio europee e, dall’altro, il permanere dell’incertezza geopolitica che già da tempo caratterizza lo scenario internazionale». Tradotto: il governo continuerà a perseguire l’approccio prudente che piace ai mercati e all’Ue. «Un approccio che ha consentito di individuare, anche nella manovra attuale, le condizioni utili a confermare e, talvolta, a rafforzare i principali interventi di sostegno ai redditi di lavoro dipendente medio bassi già adottati negli anni passati, alcuni dei quali sono stati resi per la prima volta strutturali», ha voluto concludere Giorgetti per lasciare traccia dei pilastri infilati nella legge finanziaria in via di conversione.

La realtà è che ieri Giorgetti ha ribadito il concetto di sacrifici, che giusti o sbagliati, sono un termine tipico dell’austerity. E ha poi ricordato ai Comuni che i fondi e i budget vanno tagliati perché c’è il piano a sei anni del Pnrr. Dentro quel perimetro si spende e fuori no. Libertà di movimento praticamente nulla tanto da confermare che il Pnrr è sola l’altro lato della medaglia del Patto di stabilità. E a chi pensa che il Pnrr finisce vale la pena ricordare che dopo ci saranno altri piani di spesa. Avranno altri nomi e altre scadenze ma medesimi vincoli interni. Che, ultimo dettaglio, terranno sempre il welfare fuori dal circuito dei grandi investimenti.

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