Dopo l’accordo trovato con i sindacati, 53 lavoratori del call center ex Alitalia su 136, circa il 40% del totale, quindi, non si sono presentati per passare al nuovo datore di lavoro.
Negli scorsi mesi, infatti, i sindacati si erano infatti battuti per non far perdere il posto a 522 lavoratori (200 assunti direttamente dal vettore e 322 esternalizzati a Covisian) del call center di Alitalia, ora diventata Ita. I lavoratori avevano manifestato, occupando stazioni e rotaie e salendo sui tetti per protesta.
Poi, una nota congiunta di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, un paio di settimane fa, annunciava che un accordo era stato trovato e che gli operatori del centro assistenza avrebbero iniziato a lavorare il primo luglio, dopo la firma del contratto.
Le sigle delle organizzazioni di sostegno ai lavoratori rendevano noto che «sono stati sottoscritti due importantissimi accordi che salvaguardano l’intero perimetro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori precedentemente operanti sulle attività di assistenza clienti di Alitalia prima, ed Ita poi».
Poi, due giorni fa, il colpo di scena. Dei 136 lavoratori esternalizzati ad Almaviva che sarebbero dovuti passare a Covisian, 53 non si sono presentati. Per la precisione, danno forfait tre dipendenti della sede di Rende in Calabria e 50 da Palermo (in totale erano 127 da Palermo e 9 da Rende), alcuni di questi per motivi di salute.
L’accordo prevedeva che i lavoratori avrebbero dovuto firmare la lettera di dimissioni per poi passare alla nuova azienda, Covisian, con stipendi che andavano dai 1.200 ai 1.400 euro per i lavoratori a tempo pieno e 600-700 per quelli part time. Ora hanno altri sette giorni di tempo per firmare e passare al nuovo datore di lavoro.
I motivi di queste defezioni non sono stati resi noti, ma tutto fa pensare che molti di quelli part time abbiano preferito rimanere a casa beneficiando dei vari ammortizzatori sociali, Reddito di cittadinanza incluso.
In Sicilia e in Calabria, infatti, dove la vita costa meno che al Nord, chi percepisce 600 o anche 700 euro può anche farseli bastare e condurre una esistenza senza mai mettere piede in un ufficio. Una scelta di certo poco etica, vista che così facendo si vive sulle spalle dei lavoratori onesti, ma il Reddito di cittadinanza, in diversi casi, ha portato anche a questa deriva.
Del resto, dopo che il ministero dello Sviluppo economico, guidato da Giancarlo Giorgetti, e quello del Lavoro, presieduto da Andrea Orlando, avevano lavorato per la continuità aziendale. Una defezione di questo genere, superiore al 40%, risulta uno smacco anche per loro e non solo per i sindacati. Secondo i programmi, infatti, altri 169 operatori ex Almaviva dovrebbero ancora passare: si tratta di 85 a settembre e altri 84 a gennaio 2023. Speriamo che in futuro non succeda la stessa cosa: mesi di trattative per poi assistere a un elevato numero di lavoratori che danno forfait.
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