Non solo inflazione, per Milei la sfida è anche evitare il contagio narcos
Javier Milei (Ansa)
  • Traffico di droga e di esseri umani, riciclaggio, mercato nero delle armi. L’evoluzione della criminalità organizzata in Argentina preoccupa il presidente. I cartelli brasiliani infiltrano il territorio e «fanno scuola».
  • L’analista Lorenzo Cianti : «La “politica della motosega” funziona: ha abbattuto la povertà e spinto il Pil. Ora si punta a blindare le frontiere».

Lo speciale contiene due articoli

L’Argentina non è ancora sprofondata nella spirale di violenza che ha travolto Paesi come Messico o Ecuador, ma i segnali provenienti dal panorama criminale nazionale stanno diventando sempre più preoccupanti. Narcotraffico, riciclaggio di denaro, corruzione, traffico di esseri umani e infiltrazioni mafiose mostrano infatti una crescita costante, favorita dalla lunga crisi economica e dalla fragilità delle istituzioni. Per il presidente Javier Milei la sfida non riguarda soltanto il contenimento dell’inflazione e il tentativo di rilanciare un’economia in difficoltà. Sullo sfondo si consolida una minaccia ancora più complessa: il rischio che le organizzazioni criminali riescano a radicarsi stabilmente nel sistema economico e amministrativo argentino, infiltrandosi nelle zone grigie della politica, della burocrazia e delle attività produttive.

Gli analisti internazionali osservano con crescente attenzione l’evoluzione della criminalità organizzata nel Paese. L’Argentina viene ormai considerata contemporaneamente area di origine, transito e destinazione per numerosi traffici illegali che collegano Sudamerica, Europa e Asia. Uno dei simboli di questa trasformazione è Rosario, città portuale della provincia di Santa Fe, diventata il principale epicentro della guerra tra narcobande. Qui opera Los Monos, il gruppo criminale più noto e potente del Paese. Nato come clan familiare, si è progressivamente trasformato in una struttura mafiosa coinvolta nel traffico di cocaina, nelle estorsioni, nel riciclaggio e nel controllo territoriale dei quartieri più poveri. La forza di Los Monos deriva non solo dalla violenza, ma anche dalla capacità di mantenere legami con settori corrotti delle forze di sicurezza e del sistema carcerario. Secondo numerose indagini, molte operazioni continuano a essere coordinate direttamente dalle prigioni grazie alla complicità interna negli istituti penitenziari. Il principale rivale del gruppo è il clan Alvarado, altra organizzazione criminale radicata a Rosario e coinvolta nel narcotraffico, nel racket e nel traffico di armi. La guerra tra queste bande viene considerata una delle principali cause dell’aumento degli omicidi nella città, ormai diventata il simbolo della violenza criminale argentina.

Ma il problema non riguarda più soltanto le organizzazioni locali. Negli ultimi anni si è rafforzata la presenza di gruppi stranieri, soprattutto brasiliani. Tra questi emerge il Primeiro Comando da Capital, conosciuto come Pcc, considerato uno dei cartelli più potenti del Sudamerica. Nato nelle carceri di San Paolo, il Pcc utilizza il territorio argentino per il traffico internazionale di cocaina, il riciclaggio di denaro e il commercio clandestino di armi. Anche il Comando Vermelho, storica organizzazione criminale di Rio de Janeiro, mantiene collegamenti con reti attive tra Paraguay, Brasile e nord dell’Argentina. Gli investigatori temono che queste strutture possano progressivamente consolidare basi operative permanenti nel Paese, sfruttando la debolezza dei controlli di frontiera.

Le reti criminali paraguaiane svolgono invece un ruolo centrale nel traffico di cannabis. Il Paraguay resta infatti il principale produttore regionale della marijuana destinata al mercato argentino, mentre Bolivia e Perù rappresentano le principali fonti della cocaina che attraversa il Paese prima di essere spedita verso l’Europa. Come ricorda il Global Organized Crime Index, Rosario e Buenos Aires vengono considerate piattaforme logistiche fondamentali per queste rotte internazionali. Il porto sul fiume Paraná, il traffico container e le falle nei sistemi di controllo rendono molto difficile il monitoraggio completo delle spedizioni. Secondo gli investigatori, alcuni operatori locali trasformano direttamente la pasta base proveniente dalla Bolivia in cocaina pronta per l’esportazione. Nel frattempo cresce anche il consumo interno, soprattutto nelle grandi aree urbane. Le bande criminali non si limitano però al narcotraffico. Le estorsioni e il racket della protezione sono in aumento soprattutto nella Grande Buenos Aires e a Rosario. Dal 2020 il fenomeno ha registrato un forte incremento. Piccoli gruppi armati, spesso composti anche da minorenni, impongono pagamenti a commercianti e imprenditori. Molte operazioni vengono gestite direttamente dalle carceri, dove la corruzione consente ai detenuti di mantenere contatti e strutture operative esterne. Alcuni gruppi prendono di mira sindacati, circuiti finanziari e società legate alle scommesse clandestine. Parallelamente continua a crescere il traffico di esseri umani. L’Argentina è considerata un Paese di origine, transito e destinazione per le reti della tratta internazionale. Buenos Aires rappresenta il principale centro operativo, ma i casi vengono registrati anche in numerose province.

Le vittime provengono non solo dall’Argentina, ma anche da altri Paesi latinoamericani, dai Caraibi e dall’Asia. Tra i casi documentati figurano lavoratori ridotti alla schiavitù per debiti, persone transgender sfruttate sessualmente e individui attirati con false promesse di lavoro nel mondo dello spettacolo o dello sport. I trafficanti utilizzano sempre più frequentemente i social network per il reclutamento delle vittime. Le transazioni in contanti e l’enorme economia informale argentina rendono inoltre difficile il controllo dei flussi finanziari. Anche la mafia cinese mantiene una presenza significativa soprattutto a Buenos Aires. Le reti criminali legate alla comunità cinese vengono accusate di estorsioni, sfruttamento lavorativo, riciclaggio e traffico di esseri umani. Alcuni gruppi utilizzerebbero supermercati e attività commerciali per movimentare denaro illecito. L’Argentina è diventata inoltre uno dei principali mercati latinoamericani della contraffazione. Merci false provenienti da Cina, Paraguay e Bolivia invadono il mercato locale. Orologi, farmaci, componenti automobilistici, abbigliamento sportivo e prodotti agrochimici vengono introdotti illegalmente nel Paese e successivamente redistribuiti nella regione. Anche il contrabbando di sigarette, alcolici e cereali rappresenta una fonte enorme di profitto per le organizzazioni criminali. La Triplice Frontiera tra Argentina, Paraguay e Brasile continua a essere uno dei punti più critici del continente per il traffico clandestino di merci.

Le indagini internazionali hanno inoltre evidenziato il ruolo dell’Argentina nel traffico illegale di armi. Rotte che collegano Europa orientale, Turchia e Sudamerica attraversano il territorio argentino per rifornire gruppi criminali brasiliani come Pcc e Comando Vermelho. La corruzione rappresenta uno degli elementi più critici dell’intero sistema argentino. Poliziotti, funzionari penitenziari, amministratori locali e politici sono stati accusati in più occasioni di collaborare con reti criminali, manipolare prove o fornire informazioni sensibili ai narcotrafficanti. Secondo diverse inchieste, organizzazioni come Los Monos avrebbero mantenuto relazioni con esponenti politici e giudiziari in grado di garantire protezione o trattamenti favorevoli. Alcuni sindaci e funzionari locali sono stati arrestati per presunti legami con il narcotraffico. Le vulnerabilità economiche aggravano ulteriormente il problema. La fragilità dei controlli antiriciclaggio, l’evasione fiscale e l’instabilità economica rendono l’Argentina vulnerabile all’infiltrazione di capitali illeciti e organizzazioni criminali. Secondo diversi analisti, il deterioramento del quadro economico e istituzionale potrebbe rafforzare le mafie locali e internazionali. Una situazione che rischia di diventare uno dei principali ostacoli politici e sociali per Javier Milei e per la stabilità futura del Paese.

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