Dopo l’Iran niente panico in Borsa. Crolla il petrolio, tiene l’oro
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Dopo i raid Usa in Iran, i mercati restano stabili: il prezzo del petrolio ha invertito la rotta scendendo fino al -4%, l’oro si conferma rifugio e le Borse si muovono con cautela. L’appello di Trump frena i rialzi, mentre le forniture energetiche dal Medio Oriente proseguono regolarmente.

«Mantenete bassi i prezzi del petrolio. Vi sto guardando! State facendo il gioco del nemico. Non fatelo!». Questo l’appello del presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social. E dopo un’impennata notturna del 5%, il prezzo del petrolio ha invertito la rotta nel corso della giornata, scendendo fino al -4% nel primo pomeriggio per poi stabilizzarsi intorno alla parità. Il Wti si attesta intorno ai 70,09 dollari al barile mentre il Brent gravita sui 71,9. Il temuto balzo delle quotazioni, innescato inizialmente dall’attacco statunitense contro tre impianti nucleari iraniani, non si è concretizzato. Sono invece arrivati alla pompa gli aumenti che ci sono stati dal 13 giugno, quando è scattato il primo raid israeliano. Benzina e gasolio, balzano ai massimi da inizio aprile. La benzina self service si attesta in media a 1,748 euro il litro, il diesel self service a 1,670 euro il litro, mentre la benzina servito a 1,886 euro il litro e il diesel servito a 1,806 euro il litro. La verde su alcune autostrade sfonda già la soglia dei 2,3 euro al litro sul servito.

In Borsa lo shock che era stato temuto da parte di alcuni analisti non c’e’ stato, in quanto gli investitori aspettano di capire quali saranno le prossime mosse di Teheran. A Londra l’indice Ftse 100 segna -0,14% Francoforte -0,33%, Parigi -0,69% con 7. Milano maglia nera a -1% avendo però dovuto scontare lo stacco dividendi di molti big del listino.

Niente panico, in sostanza. Col passare delle ore, infatti, l’allarme per gravi interruzioni dell’approvvigionamento dal Medio Oriente si è affievolito. Gli investitori, al netto dell’escalation di tensioni tra Israele e Iran, non hanno rilevato effetti immediati sui flussi fisici di greggio. Le spedizioni petrolifere, comprese quelle che transitano attraverso lo strategico Stretto di Hormuz – da cui passa circa un terzo della produzione mondiale – continuano senza variazioni. Addirittura, le esportazioni iraniane sembrano in aumento rispetto all’inizio del conflitto. Anche sul fronte del gas naturale si è registrata un’inversione di tendenza. I futures europei sono calati a 40 euro per megawattora, dopo aver toccato gli 11 massimi settimanali a quota 42. Il raffreddarsi delle preoccupazioni legate a eventuali blocchi nei flussi energetici regionali ha avuto un effetto calmierante. Al momento, infatti, non si sono verificati stop né alle forniture di petrolio né a quelle di Gnl attraverso Hormuz, snodo cruciale per il 20% del gas liquefatto mondiale. Tuttavia, per il gas restano alcune tensioni legate alle condizioni climatiche. In Europa, le temperature sopra la media stanno facendo salire la domanda per l’uso di sistemi di raffreddamento, spingendo così al rialzo i consumi e sostenendo i prezzi. Sul fronte dei metalli preziosi, l’oro continua a mostrarsi solido, mantenendosi sui 3400 dollari l’oncia con un progresso contenuto dello 0,6%. Stessa traiettoria per l’argento, stabile intorno ai 36 dollari. Decisamente più marcata, invece, la corsa di platino e palladio. Il primo, protagonista di un rally che ha visto i prezzi salire del 40% dall’inizio dell’anno, continua la sua marcia, mentre il secondo supera quota 1000 dollari con un balzo giornaliero vicino al 3%. Tutti questi segnali confermano l’alta tensione nei mercati delle materie prime, alimentata da una situazione geopolitica ancora incerta e dal ritorno sulla scena politica americana di Donald Trump, la cui elezione alla presidenza ha riacceso le dinamiche speculative sulle commodity a livello globale.

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