- In Italia la fonte legislativa principale è la legge Merlin, che nel 1958 ha vietato le case di tolleranza. I primi Paesi a fare scuola sono stati quelli del Nord Europa. L’idea era quella di punire solo il cliente.
- Il boom riguarda il Web attraverso siti privati, portali con annunci specializzati, dove le escort pubblicizzano i propri servizi raggiungendo un bacino di utenza sempre più esteso. Dal 2008 al 2018, in piena crisi economica, il fatturato è cresciuto del 25%.
- Il Carroccio vuole togliere l’attività dalle strade e trovare un modo per organizzare case chiuse controllate dalla prefettura con controlli sanitari e pene severe. Ma le lavoratrici non sarebbero considerate autonome…
Lo speciale contiene tre articoli
Paese che vai, prostituzione che trovi. Nel Vecchio Continente e, più in generale, a livello globale, ci sono sostanzialmente tre approcci all’esercizio del più antico lavoro del mondo. In Italia, ad esempio c’è l’abolizionismo: la prostituzione è lecita, ma le attività organizzate come favoreggiamento e sfruttamento sono illegali. Ci sono poi Paesi in cui è completamente legale e regolamentata e quelli in cui è considerata un crimine e come tale punisce chi ne fa uso.
I primi Paesi a fare scuola sono stati quelli del Nord Europa. L’idea era quella di punire il cliente e non la prostituta. Nel 1999 la Svezia divenne la prima nazione a introdurre delle pene per chi usufruisce di prestazioni sessuali a pagamento, senza però prevedere sanzioni per chi si prostituisce. Leggermente diverso l’atteggiamento in Slovenia dove la prostituzione di strada è illegale ma l’esercizio di case chiuse è stata depenalizzato nel 2003.
Il cosiddetto modello nordico è stato poi adottato da Norvegia, Islanda, Irlanda, Croazia, Francia (dal primo febbraio 2019), Inghilterra, Spagna e Portogallo.
In Italia la fonte legislativa principale è la legge Merlin, che nel 1958 ha vietato le case di tolleranza. La prostituzione su strada non viene proibita, mentre viene punito lo sfruttamento o il favoreggiamento.
In Germania la prostituzione è invece perfettamente legale ed esistono anche apposite app per trovare le prostitute più vicine della zona, confrontare i prezzi e scegliere la migliore lavoratrice sessuale. Nel 2002 il governo ha modificato la legge sull’esercizio della prostituzione, nel tentativo di migliorare la situazione giuridica delle prostitute.
La situazione tedesca, forse però meno pubblicizzata, è simile a quella olandese. Ad Amsterdam e dintorni, la prostituzione non è mai stata perseguibile penalmente. Nel 2000 è stato fatto un ulteriore passo avanti e sono stati legalizzate anche le case chiuse, dichiarate fuori legge nel 1911 per evitare lo sfruttamento o la coercizione delle lavoratrici.
Un altro Paese dove l’industria del sesso è florida e regolamentata è l’Ungheria. La prostituzione in questa nazione è stata legalizzata e regolamentata a partire dal 1999. Secondo la legge ungherese, le prostitute sono fondamentalmente professioniste che s’impegnano in attività sessuali in cambio di denaro; il governo permette quest’attività fintanto che si pagano le tasse e vengono mantenuti aggiornati i documenti.
In pratica la maggior parte dei Paesi europei mira a punire i clienti e non chi esercita la prostituzione, una professione che di fatto è ritenuta illecita e non regolamentata. In due parole: si “chiude un occhio”, ma non si fa nulla di concreto per dare regole certe.
Così mentre Paesi come Germania, Ungheria e Olanda (ma anche la Svizzera, ad esempio) sfruttano e allo stesso tempo proteggono le prostitute, altri, come l’Italia, fanno poco o nulla e lascia che l’illegalità (evasione fiscale in primis) la faccia da padrone.
Gianluca Baldini
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