- Il Mef preme affinché il Parlamento usi quasi tutti i fondi disponibili per tagliare il cuneo. Nuovo tavolo lunedì Iv vuole correre per approvare allo stesso tempo bilancio e legge delega sul fisco: Matteo Renzi cerca Matteo Salvini
- Il leader del M5s, sempre più solo dentro il partito, valuta la possibilità di far cadere l’esecutivo. Così potrebbe candidare i fedelissimi e blindare la sua poltrona
Lo speciale contiene due articoli
Il tavolo dei rappresentanti delle forze politiche di maggioranza, riunitosi ieri sulla legge di bilancio, tornerà a essere convocato lunedì 22. Intanto, da qui ad allora, dalle parti del Mef saranno messe a punto alcune simulazioni più puntuali sulle ipotesi discusse nella riunione di questa settimana. Tuttavia, a meno di colpi di scena, per ora le notizie sono due, e tutt’altro che brillanti dal punto di vista dei contribuenti. La prima: il governo non sembra intenzionato a incrementare la dotazione del fondo per il taglio delle tasse in manovra. Nelle intenzioni dell’esecutivo, 8 miliardi erano e 8 miliardi resteranno, né più né meno. Al Parlamento, in questo schema, resterebbe solo la scelta del dosaggio dei fondi, la decisione su come e dove distribuirli e utilizzarli: ma la dimensione della torta (piccola) non si allargherebbe.
La seconda: sempre nelle intenzioni del Mef (e del Pd), di quegli 8 miliardi ben 6 andrebbero utilizzati per un intervento sul cuneo fiscale e solo 2 per altri tagli fiscali. Il che – inutile girarci intorno – depone a sfavore dell’operazione complessiva, nel senso della sua pressoché totale impercettibilità dal punto di vista dei contribuenti. Giova ricordare che ai tempi del governo guidato da Romano Prodi, nel 2006, il taglio del cuneo ebbe una dimensione ancora maggiore (7-8 miliardi), ma i benefici furono limitatissimi per i lavoratori. Figurarsi stavolta. E figurarsi (a maggior ragione) l’impalpabilità dell’intervento residuo, pari ad appena 2 miliardi.
Sullo sfondo, restano altri tre elementi politici, due emersi al tavolo e uno a margine della riunione. Nell’incontro, in rappresentanza della Lega, il responsabile economico del partito Alberto Bagnai ha sostenuto una tesi razionale: che, anche in considerazione della loro portata quantitativamente limitata, gli interventi debbano almeno essere comunicabili, comprensibili, intellegibili da parte dell’opinione pubblica. In questo senso, la Lega propone un intervento sull’Iva e un intervento sull’Irap dei soggetti cosiddetti non Ires (quindi dei soggetti Irpef).
Sempre al tavolo, su tutt’altro versante politico, è invece parsa a molti singolare l’insistenza del presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin (Italia viva), su una tempistica ultra accelerata dell’iter di un altro provvedimento, la legge delega fiscale. Nello schema preferito da Marattin, la legge delega dovrebbe andare in Gazzetta Ufficiale (avendo quindi già ricevuto l’approvazione definitiva da entrambe le Camere) ai primi di gennaio. A questo fine, con decisione inconsueta, sono state radicalmente sforbiciate le audizioni, dando spazio pressoché esclusivamente a documenti scritti.
La tesi alla base della decisione di tagliar corto è che già sia avvenuta una raffica di audizioni nei mesi scorsi, davanti alle due commissioni Finanze, nell’ambito della loro recente indagine conoscitiva sui temi fiscali. E questo è indubbiamente vero: ma una cosa è fare audizioni in termini generali, altro conto è decidere di non farle pur in presenza di un testo base del governo su cui le parti sociali avrebbero interesse a discutere con i parlamentari.
Più in generale, i sostenitori dell’accelerazione dell’iter della legge delega sottolineano l’utilità di un suo cammino cronologicamente parallelo rispetto alla manovra: l’una e l’altra – in questa ipotesi – destinate a essere chiuse entro fine anno. Ciò consentirebbe – dicono – di avere uno sguardo d’insieme, di stabilire cosa debba essere inserito in un veicolo e cosa nell’altro.
Sul versante opposto, non senza validissime ragioni, si fa notare che una simile fretta appare innaturale. Anche perché le uniche «armi», sulla legge delega, il Parlamento le ha ora, attraverso la fissazione di precisi paletti che condizionino i futuri decreti delegati che il governo dovrà scrivere. Ma una volta licenziata dalle Camere la legge delega, quando il governo varerà i singoli decreti delegati, su questi ultimi le commissioni parlamentari potranno solo esprimere pareri (cioè non potranno modificarli in nulla).
Fonti di Italia viva parlano invece di un contatto telefonico tra Matteo Renzi e Matteo Salvini: come se, al di là dell’urgenza di Marattin, Renzi comprendesse l’esigenza di un dialogo costruttivo tra le forze politiche di maggioranza.
Tornando alla Lega, sembra infine acquisito che tra gli emendamenti leghisti un posto significativo sarà occupato dalla proposta di trasferire risorse dal rifinanziamento del reddito di cittadinanza all’irrobustimento del troppo misero taglio di tasse previsto dal governo in manovra. Su questo Salvini è stato esplicito anche con Mario Draghi, preannunciando una forte iniziativa parlamentare del suo partito su questo tema. Le prossime settimane si incaricheranno di mostrare se la Lega troverà sponde e collaborazione rispetto a questa operazione emendativa.
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