- Oggi la riunione cruciale della Commissione. La decisione sulla procedura di infrazione per debito non è ancora presa, tuttavia i documenti sono già pronti. Il governo è ottimista sul via libera al 2,04%. Ma intanto il Pil è stato rivisto al ribasso dall’1,5 all’1%.
- L’Ue vara la nuova norma sugli Npl: la soglia di deterioramento sarà 90 giorni, accantonamenti ridefiniti. Nessuna valutazione.
- L’imposizione investirà le vetture che emettono più di 160 grammi di CO2 a chilometro. Nel primo scaglione, da 1.100 euro, rientrano molti modelli Fiat usati da nuclei numerosi. Incentivo massimo solo per chi rottama.
Lo speciale contiene tre articoli.
Il Commissario Ue, Pierre Moscovici, ha rilasciato l’ennesima dichiarazione sull’Italia. «Sto lavorando per garantire che Roma non sia punita, e sono fiducioso», ha detto ieri mattina dando il via alla 24 ore di trattativa in vista della riunione odierna. Peccato che ieri pomeriggio sia trapelata una strategia bifronte. La Commissione ha già preparato i documenti per avviare la procedura per deficit eccessivo relativa al debito, anche se tutto dipenderà dall’esito del dibattito in seno al collegio dei commissari.
L’esecutivo comunitario non è però ancora giunto a una conclusione definitiva. Prima di apporre la parola fine o inizio sulla procedura, è stato ritenuto necessario un dibattito a livello politico. Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e lo stesso Moscovici, illustreranno oggi al collegio la situazione. «Tutte le opzioni sono aperte», ha detto ieri la portavoce della Commissione, Mina Andreeva, nel consueto appuntamento di mezzogiorno con la stampa: «il collegio potrà decidere ogni potenziale passo successivo». Diverse fonti hanno confermato che, mentre erano in corso i negoziati con il governo sugli obiettivi di deficit, la Commissione ha proseguito il lavoro sulla procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Il che lascia aperte tutte le strade. Anche perché Bruxelles stessa manda segnali discordanti.
La Commissione, che è un organo collegiale, sarebbe divisa al suo interno. Una conferma, indiretta ma significativa, della mancanza di accordo all’interno dell’esecutivo Ue è data dal fatto che ieri sera, dopo la lunga riunione dei capi di gabinetto che ha stabilito l’ordine del giorno della riunione odierna, dalla Commissione non sono arrivate comunicazioni, segno che le posizioni all’interno dell’esecutivo sono differenziate e che una sintesi interna da poter comunicare all’esterno non era ancora stata trovata. L’accordo tecnico tra Roma e Bruxelles si sarebbe potuto chiudere ieri. Fonti del governo ieri in serata hanno fatto sapere che l’accordo tecnico sul 2,04% di deficit sarebbe già stato raggiunto, il che al tempo stesso renderebbe improbabile la procedura d’infrazione. Il portavoce del ministro Giovanni Tria ha fatto sapere alle agenzia che la bozza informale è parime nti sul tavolo. Stando alle indiscrezioni il deficit dovrebbe essere confermato al 2,04 per cento dal precedente 2,4 ipotizzato nella prima versione, il debito ridursi per via di maggiori dismissioni di cespiti immobiliari e la crescita si arresterà all’1 per cento contro il contestato 1,5 per cento. Si restringono anche le platee di reddito di cittadinanza e quota 100 per via del rinvio delle misure e l’effetto rinuncia. Non a caso secondo quanto risulta alla Verità, il vice premier, Luigi Di Maio, sta preparando per il prossimo 18 gennaio un viaggio a New York. Ha chiesto di incontrare i rappresentanti di Bofa-Merrill Lynch. Al di là della propaganda anti banche, i grillini stanno cercando sponde negli Usa per tamponare le problematiche del 2019, magari intercettando investimenti. Su tutto resta infatti una incognita al momento difficile da definire. Si tratta della valutazione al ribasso della crescita del Pil italiano. «Credo che l’1% possa essere un target non solo realizzabile ma realistico, e che sulla base di questo obiettivo si possa sviluppare una politica d’investimento sana», ha ribadito ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, alle telecamere di Sky tg24. La riduzione drastica all’1% potrebbe però imporre nuove revisioni sui termini della spesa e limare ulteriormente le voce di quota 100 e reddito di cittadinanza, almeno se si tiene il perno del 2,04% come elemento fisso attorno a cui far girare le altre voci. Non è da escludere però che ci sia stata una trattativa non ufficiale.
Più elasticità da parte della Ue e silenzio-assenso dei gialloblù su temi delicati come l’estensione del bail in e la revisione delle norme sulle sofferenze bancarie (che inevitabilmente penalizzeranno i nostri istituti). In ogni caso tra gli emendamenti ieri è spuntato il nome della Cdp per ovviare alla strada classica del dficit/debito. A Cassa depositi e prestiti sarà chiesto di anticipare gli oltre 40 miliardi che la Pubblica amministrazione ancora deve alle aziende private. Un modo per evitare che la cifra finisca nel debito pubblico e che in ogni caso possa essere evasa in tempi ragionevoli. Confermate anche misure a costo zero come il taglio dei contributi Inail. Alle aziende costeranno il 30% in meno i versamenti per la tutela dei dipendenti grazie al fatto che l’Istituto da oltre 15 anni non rivede le tariffe ed è riuscito ad accumulare una liquidità imponente: oltre 12 miliardi di euro. Ultima notizia, non positiva. Mentre partirà la pace fiscale e l’operazione a saldo e stralcio delle cartelle, dal primo gennaio il tasso degli interessi legali verrà quasi triplicato: passa dallo 0,3% applicato nel 2018 allo 0,8% previsto per il 2019. Un batosta per chi non avrà la liquidità per pagare le imposte.
Claudio Antonelli
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