- Il commercialista bergamasco Luca Fusco che ha creato il gruppo Noi denunceremo: «I sorrisetti di Domenico Arcuri e Roberto Speranza non sono tollerabili. Parlano di tsunami, ma non c’era un piano. E dalla prima ondata non hanno imparato»
- «Abc news» torna sul caso del report censurato. Mentre l’Italia vola al primo posto per decessi ogni 100.000 abitanti
Lo speciale contiene due articoli
«Ai sorrisetti ormai ci sono abituato. Li vedo dalla prima volta che ho potuto parlare in una trasmissione televisiva, ed era metà aprile. Era anche la prima volta che incontravo Domenico Arcuri: lì sono cominciati i sorrisetti, e continuano ancora oggi». Luca Fusco, commercialista bergamasco, ha fondato assieme al figlio il gruppo Noi denunceremo, che chiede «verità e giustizia per le vittime del Covid». Quando hanno iniziato l’attività, non pensavano che si sarebbero trovati a combattere una battaglia così grande.
«Siamo nati su Facebook. Io sono di Bergamo, ho perso mio padre, dunque ho creato il gruppo per condividere il lutto. Dopo due mesi ci siamo trovati in 50.000. E sa che cosa è più brutto? Che ancora adesso, sotto Natale, continuano ad arrivare testimonianze da Napoli, Caserta, dalla Puglia… Mi sembra che oggi il Sud sia dove eravamo noi mesi fa. E questa è una colpa ulteriore del governo: se prima non avevano il manuale di istruzioni, ora un manuale ce l’hanno, cioè quello che è accaduto in Lombardia nei mesi scorsi. Ma hanno rifatto gli stessi errori».
Torniamo ai sorrisetti. Che cosa disse ad Arcuri quando lo incontrò quella prima volta in tv?
«Eravamo da Lucia Annunziata. Gli dissi che nella Bergamasca e nel Bresciano i medici usavano le borse della spesa come calzari e non avevano guanti e mascherine».
E lui?
«Fece appunto il sorrisetto. Poi, non rivolto a me ma alla conduttrice, disse: “Sa dottoressa, questo è stato uno tsunami”. E lì ho cominciato ad arrabbiarmi davvero».
Diceva che i sorrisetti li vede anche oggi…
«Tutti quelli che vengono interpellati sulle responsabilità riguardo alla pandemia per prima cosa abbozzano un sorriso, come se fosse una scusante per le loro mancanze».
In effetti anche il ministro Roberto Speranza ha sorriso a Porta a Porta. Quando ha detto che un piano contro il Covid non si poteva avere.
«Il refrain che usano è: come potevamo essere preparati a una catastrofe di questo tipo? Le dico: la parola tsunami inizia sul serio a innervosirmi. Perché chi la usa si nasconde dietro una foglia di fico. È palese e dimostrato da documenti che l’Italia (anche altri Stati, ma soprattutto l’Italia) aveva in mano i documenti, le informazioni e il materiale utile per affrontare la situazione in modo completamente diverso. E pensare che Conte è andato dalla Gruber a dire che eravamo i “più preparati in Europa”».
Quali errori sono stati commessi secondo lei?
«Una mole di errori incredibile. Non solo da parte del ministero della Salute, ma anche dai Trasporti, dalla Difesa, dall’Istruzione… Il fatto è che l’atteggiamento di tutto questo governo è assolutamente spocchioso. Hanno una spocchia che non dovrebbero avere di fronte a migliaia di morti. La parola scusa in nove mesi non si è mai sentita. E anche questa è una cosa che non riusciamo a comprendere».
Speranza dice che il famoso «piano pandemico» serviva contro l’influenza, non contro il Covid.
«È una follia. Gli esperti hanno spiegato che non è così».
Gli stessi esperti dicono che anche un piano vecchio, se applicato, qualche risultato lo avrebbe dato.
«Sì, ma un piano pandemico va testato e invece nessuno ne sapeva nulla. Non è stato applicato il protocollo pandemico, e lo dimostra il fatto che i primi infetti sono stati trovati proprio uscendo dal protocollo».
Che il piano vecchio non sia stato applicato lo fa capire anche il famoso report dell’Oms pubblicato e poi ritirato, quello curato da Francesco Zambon.
«Per questo quando lo abbiamo trovato siamo inorriditi. Lì dentro c’è una analisi della gestione italiana regione per regione. C’è tutto quello che non si sarebbe dovuto fare per affrontare una pandemia di questo tipo. Gli esperti dell’Oms hanno centrato perfettamente il problema. L’Italia ha agito in assenza di piano pandemico».
Secondo lei perché è stato ritirato quel report? In questi giorni si leggono varie versioni dei fatti.
«Noi siamo dilettanti, ovviamente. Però ci ha insospettito una cosa: che in quel report si ringrazi Ranieri Guerra».
E che cosa significa questo?
«Che quel piano è stato regolarmente commissionato per mostrare agli Stati come aveva agito l’Italia e per spiegare che cosa non si doveva fare e come si doveva agire per evitare altri morti. Poi qualcuno si è accorto che quel documento investiva di un bel po’ di responsabilità il governo. E allora lo si è fatto sparire. Speranza dice che non ne sa nulla? Ma vi pare possibile che il ministero della Salute non fosse a conoscenza di un documento dell’Oms?».
Se ho capito bene Ranieri Guerra doveva appunto tenere i collegamenti con il governo italiano. Ed è sempre stato informato di tutto il lavoro sul report.
«Ecco, se Speranza dice che non sapeva, mi domando: ma è il ministro della Salute o un usciere?».
Lo ha mai incontrato Speranza?
«No, non ho mai incontrato politici né amministratori pubblici. Ma guardi, noi non vogliamo fare politica. Stiamo solo cercando la verità. Quando abbiamo saputo che la Procura di Bergamo aveva aperto un fascicolo noi ci siamo limitati a dire che avremmo depositato esposti contro ignoti con le nostre testimonianze. Che fosse poi la Procura a stabilire l’esistenza di eventuali reati e a individuare le responsabilità. Io spero solo che i responsabili saltino fuori».
La sensazione è che adesso tecnici e politici stiano giocando allo scaricabarile.
«Senta, io ho letto i verbali del Cts. Che il 24 febbraio dice di chiudere Alzano e Nembro. Ma sono passati 15 giorni senza che si facesse niente. Poi si è dovuta chiudere a forza la Lombardia. Io imputo a questo governo non solo i morti, ma anche tutte le conseguenze sociali ed economiche che stiamo sopportando adesso. Se avessero fatto subito lockdown locali forse avremmo evitato il lockdown generale».
Anche su questo c’è stato un bello scaricabarile fra Stato e Regioni.
«Roma dice che le Regioni non hanno mai comunicato i dati su dispositivi di protezione, eccetera. Ma non funziona così. Era lo Stato che doveva chiedere tutti i dati alle Regioni per mettere in funzione il piano pandemico, che è nazionale».
Del resto, a questo serve un piano pandemico…
«Assolutamente. Qui tutti giocano a scaricare. Ma i fatti sono che avevamo un piano del 2006 e non è stato applicato. Tutti coloro che, dal 2013 al 2020, avrebbero dovuto aggiornarlo sono responsabili. E queste responsabilità vanno accertate».
Alcuni di questi ora sono nel Cts.
«Certo. Sono sempre gli stessi che girano. Però io penso anche ai ministri. Mi chiedo: ma se tu sei il ministro e devi tutelare la sanità pubblica, dovrai controllare se hai tutti gli strumenti per farlo e se tutto è pronto per fronteggiare le emergenze, no? Eppure nessuno lo ha fatto. Mi fa incazzare in una maniera pazzesca. A noi italiani chiedono cose assurde, ma loro non hanno fatto nemmeno le cose normali».
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