- I giallorossi proseguono con il pugno di ferro verso chi viene trovato per strada. E preparano la segregazione differenziata per gli anziani. Nemmeno i parlamentari passano i posti di blocco, alla faccia della Costituzione.
- A Pasqua 213.565 fermati e 13.756 multe (6,4%). Ma i reati gravi sono stati solo 119.
Lo speciale contiene due articoli
Osservando con sgomento certe scene che sembrano riprese direttamente da L’uomo in fuga di Stephen King, viene da pensare che se l’Italia avesse messo in campo un analogo schieramento di forze per la lotta alla droga oggi non avremmo più spacciatori per strada. Se un identico apparato di uomini e mezzi venisse utilizzato per contrastare l’immigrazione illegale, oggi – invece che oltre mezzo milione – non avremmo manco un clandestino in strada. Scene belliche alla televisione, con tanto di cronisti embedded a documentare le missioni di «cerca e annienta». L’inviata di Pomeriggio 5 è a bordo di un elicottero della Guardia di finanza. La informano che è all’opera «un dispositivo integrato cielo-acqua-terra per impedire ai malintenzionati di violare le regole». E un «malintenzionato», in effetti, viene individuato: un tale che sta facendo due passi su una spiaggia deserta a Venezia. L’elicottero lo bracca dall’alto, un’imbarcazione delle Fiamme gialle saetta verso la costa. I finanzieri scendono e si mettono a inseguire l’uomo che nel frattempo, ci informa la cronista, «sta scappando fra le case».
Ad Agorà va in scena un inseguimento in un parco romano sull’Appia antica. La polizia sguinzaglia un drone, un agente tallona un uomo in calzoncini e maglietta: «Si fermi, c’è il drone!». Il «malvivente» viene fermato. È un signore di mezza età che voleva farsi una corsetta. Era da solo, in un parco: 280 euro di multa perché era a circa 4 chilometri da casa. Il malcapitato tenta di giustificarsi: «Cerco di stare lontano da tutti, ma se scendo a correre sotto casa è pieno di gente con il cane». Niente da fare, la scusa non regge: impietosa sanzione.
Su Dagospia rimbalza la storia di Anna D’Angellillo, medico specializzando del Gemelli. Lavora in malattie infettive, segue i malati di Covid-19, nel suo giorno libero ha cercato di far ripartire l’auto che usa per andare al lavoro. Prima si è imbattuta in alcuni finanzieri che l’hanno aiutata a rimettere in moto il mezzo. Poi si è rimessa al volante, ha percorso un paio di centinaia di metri ed è stata fermata dalla polizia: 533 euro di multa.
Scene di caccia agli italiani e, come scriveva Stephen King, «più la cosa è sanguinosa meglio è». Gli untori sono seguiti da elicotteri, autopattuglie, droni, agenti scattanti. Quando vengono catturati come vitelli al rodeo la folla s’infiamma, è pronta a ribaltare il pollice. E come inveiva il «popolo del Web» contro «i trasgressori» che lunedì se ne stavano sulla statale Pontina, nei pressi di Roma, imprigionati in una lunga fila di macchine. L’attore Alessandro Gassmann ruggiva su Twitter: «Questi individui in fila per andare al mare a Sud di Roma allungheranno i tempi di uscita dalla fase uno di contenimento dal virus».
Solo che quegli «individui» non stavano andando a fare una scampagnata. Non erano in coda per via del traffico, ma per un posto di blocco della polizia stradale.
I numeri sono chiari: a Pasquetta, in tutta Italia, sono state controllate 252.148 persone, e ne sono state sanzionate 16.545. Significa che il 94% circa dei fermati aveva ragioni valide per essere in giro. Su 62.391 esercizi commerciali controllati, i trasgressori individuati sono stati appena 146.
Vuol dire che gli italiani (o per lo meno la stragrande maggioranza di essi) si stanno comportando non bene, ma benissimo. Sono ligi alle regole nonostante i decreti confusi, i pasticci sulle date, l’isolamento che sembra non finire mai. Come si giustifica, allora, questa grottesca caccia grossa? Sono stati fermati e sanzionati pure alcuni parlamentari. «È inaccettabile», ha detto la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e non ha torto. Qui non si tratta di riservare a «lorsignori» un trattamento diverso rispetto alla massa. Un parlamentare ha il diritto oltre che il dovere di presidiare il territorio, di controllare che diamine succede in questo Paese dove la democrazia è in quarantena. Eppure persino i rappresentanti del popolo non sfuggono alla battuta di caccia.
Esprimere dubbi sull’incipiente Stato di polizia, tuttavia, è vietato. «In un Paese serio con un problema serio basterebbe dire: “Non c’è scelta, è la legge”», scrive Gianantonio Stella su Corriere della Sera. Solo che questo governo serio non lo è per niente, e di fronte a certe scene farsi domande è legittimo. Tanto più che, ripetiamo, non a tutti si applica la stessa severità. I migranti con i barchini si possono far entrare, in compenso l’esecutivo pensa a una fase due comprensiva di segregazione degli anziani. Per loro – apprendiamo sempre dal Corriere – si pensa a tempi più lunghi per l’uscita da casa e addirittura a percorsi differenziati per gli spostamenti. «È per il loro bene», dicono: come no. In base a un simile criterio, allora, dovremmo chiudere in casa i bambini, che sono potenzialmente più contagiosi, no? Oppure tirare dardi ai clandestini che ancora oggi si riuniscono tranquilli nelle piazzette milanesi. Ma i migranti in giro vanno bene, i vecchi no. E noi dovremmo anche star zitti ed evitare critiche?
Poi, come se non bastasse il monitoraggio con droni ed elicotteri, ecco che Roberto Burioni e altri medici propongono di creare una «Struttura di monitoraggio e risposta flessibile» per la fase due. Tale «Struttura» si occuperebbe anche di tenere d’occhio i media, studiando una «condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei giornalisti e i maggiori quotidiani nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private». Certo, ci manca solo che il ministero della propaganda imponga cosa scrivere, così la tirannia è completa.
E il bello è che avevano pure il coraggio di far polemica per una frase scomposta sui «pieni poteri»…
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