Progetti arenati e pochi soldi. Nel deserto saudita tramonta l’utopia della città «green»
Mohammed bin Salman (Ansa)
  • La guerra nel Golfo potrebbe dare il colpo di grazia alla costruzione di Neom. Ma per la futuristica metropoli senza auto e a zero emissioni i problemi erano iniziati da tempo.
  • Era uno dei cardini del piano del principe bin Salman per ridurre la dipendenza del Regno dal petrolio. Però solo un terzo della nuova energia pulita è stato prenotato. Così il maxi impianto previsto sarà ridimensionato.

Lo speciale contiene due articoli

L’Arabia Saudita rivede i piani del suo progetto simbolo. La decisione di cancellare una serie di contratti edilizi legati a Neom segna infatti un passaggio chiave nella trasformazione del maxi investimento da 500 miliardi di dollari, considerato il pilastro della strategia di modernizzazione del regno. Il ridimensionamento arriva in una fase di crescente instabilità regionale. Le tensioni con l’Iran e l’escalation militare nel Golfo hanno aumentato i rischi per le infrastrutture energetiche e per le rotte commerciali, incidendo sulla fiducia degli investitori. In questo contesto, anche i flussi finanziari internazionali mostrano segnali di rallentamento, mentre le aziende globali iniziano a riconsiderare la propria esposizione nell’area.

Le rescissioni riguardano interventi cruciali, tra cui lavori di scavo indispensabili per The Line, il progetto urbano più iconico di Neom: una città lineare lunga 170 chilometri, concepita come due strutture parallele senza traffico automobilistico, immerse nel deserto saudita. Attorno a questa visione ruotano anche altri sviluppi strategici, come Oxagon, hub industriale galleggiante, e Trojena, destinazione turistica di montagna pensata per offrire attività all’aperto durante tutto l’anno, compresi sport invernali. Fin dalla sua presentazione nel 2017 da parte del principe ereditario Mohammed bin Salman, Neom è stato immaginato come il motore della transizione economica saudita, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio e costruire un’economia basata su tecnologia, sostenibilità e attrazione di capitali internazionali. Nelle intenzioni, si tratta di un ecosistema completamente green, alimentato da energie rinnovabili e progettato per azzerare l’impatto ambientale, diventando un modello globale di sviluppo sostenibile.

Tuttavia, la portata del progetto ha sollevato sin dall’inizio interrogativi sulla sostenibilità finanziaria e sulla sua effettiva realizzabilità. Negli ultimi mesi, queste perplessità si sono intensificate. Il regno si trova infatti a sostenere contemporaneamente numerosi investimenti legati al programma Vision 2030, tra cui grandi opere infrastrutturali, espansione del settore turistico e preparativi per eventi globali come Expo 2030 a Riad. Sebbene le entrate petrolifere restino rilevanti, la necessità di distribuirle tra più priorità ha ridotto i margini di manovra. I recenti attacchi a infrastrutture energetiche e le tensioni sulle rotte marittime hanno aumentato l’incertezza.

Il risultato è un clima di cautela che si riflette sia nelle decisioni degli investitori sia nelle strategie operative delle aziende coinvolte. In questo scenario, i grandi progetti ancora in fase iniziale risultano particolarmente vulnerabili. Il rallentamento o la revisione delle opere appare quindi come una scelta strategica più ampia, piuttosto che un intervento limitato. Le autorità saudite non sembrano intenzionate ad abbandonare Neom, ma piuttosto a rimodularne le ambizioni. I segnali più recenti indicano una riduzione degli elementi più visionari di The Line e uno spostamento verso iniziative con ritorni economici più immediati, come infrastrutture logistiche, centri dati e sviluppi turistici più selettivi. L’obiettivo sembra essere quello di privilegiare interventi capaci di produrre risultati concreti in tempi più rapidi, riducendo l’esposizione finanziaria delle componenti più complesse e costose. Una trasformazione di questo tipo non è insolita nei megaprogetti. Nel caso saudita, però, la differenza sta nel valore politico attribuito a Neom, presentato per anni come il manifesto della nuova Arabia Saudita. Resta però un elemento distintivo: Neom non è un progetto qualsiasi, ma un simbolo della nuova identità economica saudita. Il suo successo rappresenterebbe la prova della capacità del regno di diversificare la propria economia, mentre eventuali difficoltà rischiano di alimentare dubbi sulla velocità e sostenibilità di questa transizione. Un ruolo centrale continua a essere attribuito al turismo, considerato uno dei pilastri della Vision 2030. Resort, infrastrutture costiere e città intelligenti sono stati progettati per trasformare l’Arabia Saudita in una destinazione globale.

Tuttavia, il settore turistico è fortemente influenzato dalla percezione di sicurezza. Anche tensioni circoscritte possono incidere sui flussi di visitatori, sui costi assicurativi e sulle operazioni delle compagnie aeree. Anche gli investimenti esteri risentono di questa volatilità. Società internazionali, appaltatori e lavoratori altamente qualificati tendono a diventare più prudenti quando il contesto regionale appare meno prevedibile. Le difficoltà incontrate da Neom evidenziano quindi come il successo di progetti di questa portata non dipenda soltanto da risorse finanziarie e capacità tecnologiche, ma anche dalla stabilità geopolitica. Con l’avvicinarsi di Expo 2030, il tempo a disposizione per dimostrare risultati concreti si riduce. Il cantiere nel deserto resta attivo, ma il cambio di approccio appare evidente: l’enfasi si sposta da una visione illimitata a una gestione più pragmatica delle priorità.

La questione centrale non è più se Neom verrà realizzato, ma in quale forma. Gli aggiustamenti finanziari in corso incidono sull’intera Vision 2030, suggerendo un possibile riequilibrio delle priorità verso iniziative più sostenibili nel breve periodo. In un contesto di entrate petrolifere meno prevedibili, un approccio selettivo agli investimenti potrebbe rivelarsi obbligatorio. Secondo diversi analisti, una strategia più mirata consentirebbe al regno di gestire meglio le risorse disponibili, concentrandosi su settori con ritorni più rapidi. Tra questi emergono anche i grandi eventi sportivi internazionali, come i Giochi asiatici invernali del 2029 e i Mondiali di calcio del 2034, considerati leve per stimolare la crescita economica e rafforzare l’immagine globale del Paese.

Neom si trasforma così in un banco di prova. Non solo per la capacità dell’Arabia Saudita di realizzare un progetto senza precedenti, ma anche per la sua abilità nel muoversi in un contesto internazionale complesso, dove economia, sicurezza e reputazione si intrecciano sempre di più. Il futuro del progetto dipenderà dalla gestione di queste variabili, in un equilibrio ancora tutto da costruire. Ma resta un nodo di fondo: l’idea di un sistema urbano completamente sostenibile, a emissioni zero e autosufficiente nel deserto saudita appare, almeno allo stato attuale, più come una visione teorica che una prospettiva concreta. Più che un modello replicabile nel breve periodo, Neom rischia di restare il simbolo di un’ambizione estrema, sospesa tra innovazione e realtà, tra strategia e utopia.

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