- I paletti di Giorgetti al vertice Ecofin: «Non possiamo tagliare sanità e servizi, si punti su garanzie pubbliche per mobilitare 200 miliardi dai privati». L’omologo francese lo appoggia, il commissario Dombrovskis apre.
- Ue bacchettata sui fondi per il Covid. Bruxelles ha scritto norme opache e gli Stati hanno speso male i soldi. Lo dice la Corte dei conti europea, che sottolinea i ritardi nell’erogazione dei denari e i pochi controlli.
Lo speciale contiene due articoli.
L’Italia sta correggendo il piano di riarmo dell’Europa targato Ursula von der Leyen. Ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottoposto ai colleghi dell’Ecofin riuniti a Bruxelles la proposta messa a punto dal governo guidato da Giorgia Meloni, e ha espresso con estrema chiarezza le perplessità dell’Italia sul piano originario. L’apprezzamento per la proposta italiana è stato pressoché unanime.
«L’Italia», ha premesso Giorgetti, «non può concepire il finanziamento della difesa a scapito della spesa sanitaria e dei servizi pubblici. Sarebbe inaccettabile. Quando le esigenze di finanziamento saranno chiaramente definite, l’Italia farà la sua parte, prima però occorre definire ciò che è necessario». La proposta italiana consiste nello stimolare investimenti privati per rafforzare la difesa europea, con garanzie pubbliche a fare da scudo agli investitori. Lo strumento esiste già, è quello di InvestEu: «Dobbiamo migliorare significativamente», ha spiegato Giorgetti, «le sinergie tra risorse nazionali e livello europeo. Siamo quindi favorevoli al rafforzamento di InvestEu per la difesa, per accrescere la sua capacità di attrazione di investitori privati, e per il suo appetito per il rischio. In tal senso abbiamo elaborato la proposta di European Security Industrial Innovation Initiative: in estrema sintesi, si tratta di un fondo di garanzia in più tranche che ottimizza l’utilizzo delle risorse nazionali ed europee con l’obiettivo di convogliare in modo più efficace i capitali privati e con una spesa pubblica contenuta, un fondo di garanzia di circa 16 miliardi di euro potrà mobilitare fino a 200 miliardi di investimenti industriali aggiuntivi in linea con le migliori pratiche di InvestEu e prima del Fondo europeo per gli investimenti strategici». Difesa intesa in senso ampio, non solo cannoni e proiettili ma tecnologie che, sviluppate in ambito militare, possono poi essere destinate anche all’uso civile: «L’iniziativa che proponiamo», ha puntualizzato Giorgetti, «punta in modo mirato sul sostegno della base tecnologica e al tessuto industriale europeo nei settori strategici della Difesa, delle tecnologie dual use della protezione delle figure critiche, dei dati e delle infrastrutture essenziali».
Giorgetti ha anche messo nero su bianco le perplessità dell’Italia sull’impostazione originaria del piano e sulle ricadute sul debito pubblico dei singoli Stati: «Dobbiamo anche chiarire», ha infatti sottolineato, «la portata e la durata della clausola di salvaguardia poiché la maggior parte degli investimenti nella Difesa si estende su molti anni e il loro impatto sui conti pubblici può apparire solo a lungo termine».
Le reazioni sono state estremamente positive: «La proposta italiana», ha commentato il ministro delle Finanze polacco Andrzej Domanski, alla presidenza di turno Ue, in conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin, «è stata accolta favorevolmente, ora andrà discussa con la Commissione europea ma dal punto di vista della presidenza Ue il messaggio è che ci serve una forte Unione dei mercati dei capitali per finanziare queste nuove necessità». «Il ministro italiano Giorgetti ha fatto una proposta che troviamo molto interessante», ha detto all’Ansa il ministro delle Finanze francese Éric Lombard, «perché mira a mobilitare il risparmio privato con una garanzia: ci sarebbe una garanzia di primo grado e della Commissione europea. Troviamo questa iniziativa interessante e l’ho detto pubblicamente di fronte a tutti i miei colleghi», ha aggiunto Lombard, «vorremmo che venisse studiata perché il fatto di mobilitare denaro privato con la garanzia della Commissione ci sembra davvero una risposta interessante».
A quanto apprende La Verità da fonti europee, al di là delle dichiarazioni ufficiali il problema dell’indebitamento pubblico preoccupa la maggior parte degli Stati, e quindi Giorgetti ha dato voce a perplessità generali. Non a caso anche il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis ha aperto alla proposta. Fratelli d’Italia ha proposto inoltre, con un emendamento, di cambiare il nome del piano, da «ReArm Europe» a «Defend Europe». «Non si tratta di una questione nominalistica ma di sostanza», hanno spiegato i firmatari dell’emendamento, Carlo Fidanza, capodelegazione Fdi, Elena Donazzan, vicepresidente Commissione Industria, e Alberico Gambino, vicepresidente Commissioni Sicurezza e Difesa, «come ha ben spiegato Giorgia Meloni, questo piano non dovrà occuparsi soltanto di aumentare la capacità militare dell’Europa ma anche di incrementare la capacità di rispondere a tutte le minacce ibride alle nostre società: dalla cybersicurezza alla protezione delle infrastrutture critiche nel campo dell’energia e delle comunicazioni». Palese anche la volontà di cambiare un nome, «ReArm Europe», che sembra scelto apposta per favorire la propaganda di chi vi si oppone. Infine, un’altra proposta di Giorgia Meloni sembra aver fatto breccia in Europa, quella di contabilizzare le maggiori spese per la Difesa sostenute dai singoli Stati europei anche nell’ambito della Nato.
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