- Firmata una dichiarazione con altri Paesi per respingere l’occupazione di Israele. Si accoda la Russia: «Situazione già drammatica». C’è una possibile regia Usa.
- La rabbia delle famiglie degli ostaggi. Stati Uniti, Egitto e Qatar provano a mediare.
Lo speciale contiene due articoli.
«Da quello che ho visto in tv, i bambini lì sembrano avere molta fame. Voglio che la gente abbia da mangiare, in questo momento per me questa è la priorità numero uno»: così parlò Donald Trump in riferimento alla situazione a Gaza, lo scorso 28 luglio, aggiungendo di non essere «particolarmente d’accordo» con quanto affermato invece da Benjamin Netanyahu, che aveva negato la fame e la carestia. Da quel momento la situazione internazionale intorno al premier israeliano è radicalmente cambiata, al di là delle indiscrezioni su una telefonata furibonda tra i due, e l’altro ieri è arrivata la stoccata di JD Vance, che ha ammesso «un certo disaccordo» su come raggiungere «obiettivi comuni» di Usa e Israele.
Ieri, poi, un’altra notizia estremamente significativa: i ministri degli Esteri di Italia, Australia, Germania, Nuova Zelanda e Regno Unito, ai quali si sono aggiunti dopo poche ore quelli di Francia, Canada, Austria e Norvegia, hanno firmato una dichiarazione congiunta contro il piano di Netanyahu di lanciare un’altra operazione militare con l’obiettivo dell’occupazione militare totale della Striscia ormai stremata dalla fame e dai bombardamenti: «I ministri degli Esteri», si legge nella nota, «respingono con forza la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano dell’8 agosto di lanciare un’ulteriore operazione militare su larga scala a Gaza. Ciò aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili. I piani annunciati dal governo israeliano rischiano di violare il diritto internazionale umanitario».
Prosegue la nota: «Qualsiasi tentativo di annessione o espansione degli insediamenti viola il diritto internazionale. Esortiamo le parti e la comunità internazionale a compiere ogni sforzo per porre finalmente termine a questo terribile conflitto ora, attraverso un cessate il fuoco immediato e permanente che consenta la fornitura di un’assistenza umanitaria massiccia, immediata e senza ostacoli, poiché a Gaza si sta verificando lo scenario peggiore, quello di una carestia. Hamas deve rilasciare tutti gli ostaggi senza ulteriori ritardi o precondizioni e deve garantire che questi vengano trattati in modo umano e non siano soggetti a crudeltà e umiliazioni. La situazione umanitaria a Gaza rimane catastrofica. Chiediamo al governo israeliano di trovare con urgenza soluzioni per modificare il suo recente sistema di registrazione delle organizzazioni umanitarie internazionali, al fine di garantire che questi attori fondamentali per l’aiuto possano continuare il loro lavoro essenziale, per raggiungere i civili bisognosi a Gaza. La loro esclusione sarebbe un segnale grave. Siamo uniti nel nostro impegno a favore dell’attuazione di una soluzione a due Stati negoziata, quale unico modo per garantire che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco in pace».
Anche Mosca ha criticato duramente il piano di Netanyahu, con parole mai così forti: «L’attuazione di decisioni e piani così spregevoli e riprovevoli», si legge sul sito web del ministero degli Esteri russo, «rischia di esacerbare la situazione già estremamente drammatica nell’enclave palestinese, che mostra tutti i sintomi di una catastrofe umanitaria». Quindi le condanne da altre decine di Paesi, arabi e non solo.
L’Italia, sempre ieri, ha paracadutato aiuti umanitari a Gaza. Ma come si spiega questa accelerazione? A quanto apprende la Verità, l’ira di Trump per i comportamenti di Netanyahu avrebbe aperto la strada a tutti i governi meno ostili a Israele, Italia compresa. Giorgia Meloni, del resto, pochi giorni fa, rispondendo a un cittadino che l’ha contestata sulla questione filmando la conversazione, ha detto: «Io lavoro ogni giorno sul genocidio palestinese». La Meloni ha ripetuto proprio quel termine, «genocidio», che difficilmente un premier in carica pronuncia a caso. La responsabilità di governo impone atteggiamenti equilibrati, ma non indifferenti a quello che sta accadendo. Anche i sindacati hanno scritto alla Meloni chiedendole di impegnarsi per il cessate il fuoco e per garantire aiuti umanitari. Chiedono infine il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia per promuovere i negoziati nel rispetto del diritto internazionale.
Negli ambienti internazionali la posizione di Netanyahu viene giudicata ormai indebolita. Come noto, tra gli altri il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha espresso la sua contrarietà alla occupazione. Stando alle ultime indiscrezioni, oggi la Lega araba dovrebbe tenere una sessione straordinaria per discutere le modalità per contrastare «gli abusi israeliani, impedirne il proseguimento e chiamare i responsabili a risponderne dinanzi ai tribunali internazionali», le parole del rappresentante palestinese Muhannad al-Aklouk. E i familiari degli ostaggi ancora trattenuti da Hamas hanno lanciato un appello a «bloccare l’economia israeliana». La sensazione è che Netanyahu abbia davvero tirato troppo la corda. Le prossime ore potrebbero riservare sviluppi imprevedibili.
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