- Il legame tra narcotraffico e geopolitica è sempre più stretto. E Berlino, ponte dei traffici tra Sud del mondo e ricchi consumatori del Nord, si trova in prima linea
- L’analista Costantino Pistilli: «Il mercato nordamericano della cocaina è sempre più saturo, il flusso si sposta verso di noi La ‘ndrangheta resta l’attore più strutturato, ma la minaccia oggi è trasversale e coinvolge gli Stati»
Lo speciale contiene due articoli
Fra traffici illeciti e operazioni d’intelligence, la Germania si conferma crocevia strategico per una nuova alleanza tra criminalità organizzata e potenze ostili. Nel Paese operano reti che intrecciano narcotraffico, hackeraggio, riciclaggio e spionaggio, spesso al servizio di governi stranieri come Russia, Cina, Corea del Nord e Iran.
Uno degli episodi più emblematici risale al periodo tra aprile e settembre 2023, quando oltre 35 tonnellate di cocaina – con un valore di mercato vicino ai tre miliardi di dollari – sono state sequestrate. La droga proveniva da Colombia, Ecuador, Panama, Suriname e Guyana ed entrava in Europa attraverso i porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo. A gestire l’intera operazione, una rete di società di comodo orchestrata da un imprenditore tedesco del Nord Reno-Vestfalia.
In Germania la criminalità organizzata prospera su un fiume di droga che attraversa il paese da Nord a Sud, con epicentro nei grandi porti del Nord e diramazioni che raggiungono ogni grande città. Secondo stime delle autorità europee, il mercato delle droghe illegali in Europa ha un valore annuo di almeno 31 miliardi di euro, e la Germania – con i suoi 84 milioni di abitanti, una rete logistica avanzata e una posizione centrale nel continente – rappresenta uno dei maggiori hub del traffico e del consumo. Ma la cocaina non è l’unica droga a invadere il mercato tedesco. In crescita anche i sequestri di eroina, metanfetamine e nuovi oppioidi sintetici. Secondo Europol, la Germania è oggi terreno fertile per le operazioni delle mafie italiane, dei cartelli sudamericani, della criminalità albanese e di gruppi locali che si sono evoluti in organizzazioni semi-industriali. Particolarmente preoccupante è l’ascesa delle droghe sintetiche: facili da produrre, difficili da tracciare, estremamente redditizie. I laboratori vengono spesso allestiti in zone rurali della Renania o in appartamenti anonimi nelle periferie delle grandi città. Le sostanze vengono distribuite tramite il dark web o attraverso app di messaggistica criptata, con consegne a domicilio gestite da giovani corrieri reclutati nelle periferie urbane.
Il legame tra narcotraffico e geopolitica è sempre più evidente. Secondo fonti della sicurezza interna, gruppi legati a governi ostili come Russia, Iran e Corea del Nord si infiltrano nei circuiti criminali tedeschi per finanziare attività di spionaggio o destabilizzazione. La linea tra crimine organizzato e intelligence straniera si fa sempre più sottile.
Il governo tedesco ha recentemente annunciato un rafforzamento delle misure di contrasto, con un investimento straordinario di un miliardo di euro per potenziare dogane, polizia e sorveglianza tecnologica nei principali snodi logistici. Ma la portata del fenomeno appare ormai sistemica. «Non si tratta più solo di criminalità, ma di una minaccia strutturale alla sicurezza nazionale», ha dichiarato un alto funzionario del ministero dell’Interno tedesco. «Dalla droga arrivano flussi finanziari che alimentano terrorismo, riciclaggio e corruzione. Dobbiamo affrontarlo come una vera guerra ibrida».
La Germania, ponte dei traffici tra il Sud del mondo e il mercato ricco del Nord Europa, si trova dunque in prima linea. La droga non è solo una piaga sociale: è anche un’arma geopolitica. Ma oltre questo livello visibile, esiste una dimensione più insidiosa: quella della guerra ibrida e dell’«influenza straniera maligna». I servizi di sicurezza tedeschi hanno individuato la presenza operativa di cellule legate ai servizi segreti russi, cinesi, nordcoreani e iraniani. Alcune si infiltrano in reti criminali già attive; altre le sfruttano per fini logistici o tecnologici.
Intanto la ’ndrangheta continua a operare in modo silente. Evita i riflettori, preferisce investire. Ricicla capitali, acquista immobili, controlla società. Secondo il Bundeskriminalamt (Bka), le mafie italiane – soprattutto la ’ndrangheta – contano oltre mille affiliati in Germania, con un giro d’affari stimato in circa 50 miliardi di dollari l’anno. Ma per l’attivista Helena Raspe dell’associazione «Mafia? Nein Danke e.V.», il reale volume d’affari potrebbe essere molte volte superiore, poiché i reati economici ad alta sofisticazione – che da soli generano circa 300 miliardi l’anno – non sono inclusi nelle statistiche ufficiali. Il narcotraffico si fa anche più violento. I gruppi criminali albanesi dominano nel commercio della cocaina, mentre le reti turche e curde si contendono eroina e traffico di armi. I clan ceceni stanno conquistando sempre più spazi, fungendo da anello di congiunzione con Mosca. Secondo Europol, tra 20.000 e 40.000 individui in Germania avrebbero legami con organizzazioni post sovietiche. Alcuni agiscono direttamente per conto dell’intelligence russa. I cosiddetti «Ladri nella Legge» del Caucaso offrono protezione, droga, armi, identità false e competenze informatiche. Il Cremlino li impiega come strumenti di proiezione esterna, specie dopo l’espulsione di numerosi diplomatici russi nel 2022.
Il caso Jan Marsalek – ex manager di Wirecard e oggi latitante – ha rivelato quanto strette possano essere le interconnessioni tra apparati segreti e circuiti criminali. Le sue reti monitoravano basi Nato, utilizzavano tecnologie militari, conducevano operazioni coperte. Anche la Cina si muove sul territorio tedesco, privilegiando il terreno dell’influenza economica. Le autorità hanno smantellato una rete dedita alla falsificazione di permessi di soggiorno per immigrati clandestini, che coinvolgeva anche due avvocati. Dietro questa attività, Berlino sospetta operazioni ben più vaste: frodi, riciclaggio, spionaggio industriale. La Corea del Nord, invece, si muove nel cyberspazio. I suoi hacker violano piattaforme di criptovalute, attaccano sistemi informatici e riciclano fondi. Obiettivo: finanziare il regime ed eludere le sanzioni internazionali. Infine l’Iran. Indagini congiunte di Francia e Germania hanno accertato l’uso di reti criminali per spiare dissidenti iraniani e attività ebraiche in Europa. Gli agenti di Teheran assoldano trafficanti per ottenere informazioni, sorvegliare bersagli e intimidire gli oppositori. Non è più soltanto crimine: è una forma di conflitto a bassa intensità. Una guerra portata avanti con strumenti moderni – porti, server, conti bancari, smartphone, documenti falsi – e senza divise. I nemici della Germania, e dell’Europa, si muovono sotto traccia. Utilizzano società fittizie, app crittografate, portafogli digitali. Clan mafiosi, Stati canaglia, reti di trafficanti e servizi segreti si confondono in un’unica, opaca rete transnazionale. Le minacce ibride rappresentano una delle sfide più complesse per le democrazie contemporanee, richiedendo una risposta che coniughi fermezza nella sicurezza e tutela delle libertà fondamentali.
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