Garlasco scatena il tifo, ma sveglia il dubbio
Andrea Sempio (Ansa)
  • L’eco mediatica della nuova inchiesta sul delitto di 18 anni fa trasforma il pubblico in ultrà avversari nella caccia al vero mostro Esattamente come è successo prima col Covid e poi con la guerra tra Russia e Ucraina. E pure stavolta la vittima viene dimenticata.
  • Gli investigatori hanno rinvenuto gli appunti setacciando la spazzatura dell’indagato.

Lo speciale contiene due articoli.

Meno male che siamo tornati tutti criminologi. Da troppo tempo stavamo ad accapigliarci sulla guerra in Ucraina, sulla gestione della pandemia, su Palestina e Israele. Faccende sempre interessanti, per carità, ma un po’ fruste. Vuoi mettere con il grande caso di nera? Lì non si tratta di esaminare le complesse strategie di questa o quella grande potenza mondiale. Non si tratta più di esaminare i progressi della fanteria sul fronte ucraino con la perizia e il medesimo linguaggio iniziatico con cui certi amatori discettano di sigari, vini o complementi d’arredo. Con la nera ci sono di mezzo le passioni feroci e strazianti, il sangue versato per ragioni umanissime e incomprensibili. E poi il mistero, il gusto dell’indagine, i colpi di scena. Tutti criminologi dunque, ancora una volta e per lo stesso spaventoso caso di omicidio: quello della povera Chiara Poggi, purtroppo dimenticata perché la storia sembra non riguardarla più: ora si tratta di Alberto Stasi, e di Andrea Sempio, e delle gemelle Cappa: protagonisti di una serie televisiva d’antan che ora regala un inatteso spin off.

Al centro della scena, stavolta, ci sono i dimenticati di un tempo, Sempio in primis. Il tizio un po’ defilato che frequenta casa di Chiara Poggi perché amico del fratello. Quello che sparisce dai radar e si trasferisce in una casupola a Voghera e già questo insospettisce: perché una vita così anonima, si chiede lo spettatore scafato, che cosa ci nasconde costui? La Procura insiste: c’è l’impronta della sua mano sul luogo del delitto, c’è il suo dna. Tutta roba vecchia, ma a cui diciotto anni fa non è stata data la giusta importanza.

In un lampo, la Rete e i tinelli si popolano di partigiani dell’una e dell’altra fazione. Sempio è il nuovo mostro? O il mostro è sempre il caro Stasi? Perché un mostro ci deve pure essere. Saranno forse le Cappa? I parterre dei talk show sono adeguatamente divisi fra innocentisti e colpevolisti, nuova versione del no vax contro fan di Roberto Speranza, putiniano contro atlantista, inquinatore contro Greta, destra contro sinistra. È l’eterno ritorno della guerra civile con altri mezzi, l’infinito riecheggiare delle lotte fratricide, lo spietato derby dell’anima che non si conclude.

L’esperto di geopolitica, lo spocchioso dottorando in bretelle e il fine analista che mulina l’accetta e ripete «con noi o contro di noi» mollano il colpo per qualche ora e lasciano posto all’investigatore in pensione, alle montature cool del quadrettato Luciano Garofano. Lo spettatore, travolto, s’ingegna a studiare le scienze forensi su Wikipedia, scopre che fra l’impronta in casa Poggi e la mano di Sempio ci sono ben quindici punti di contatto quando dodici è il minimo, e chissà se è vero e che diamine vuol dire.

Quando c’era da accoltellarsi sul Covid la sacra scienza non si poteva mettere in discussione, gli esperti dettavano legge, e invece la nera mostra che i capoccioni possono sbagliare eccome, che le certezze dipendono dal punto di osservazione, che i dati bruti dicono poco e si possono manipolare. Demolisce più certezze negli spaventosi poteri della tecnica una puntata di Milo Infante che un trattato di Thomas Khun. E meno male, viene da dire, perché le asprezze della cronaca insegnano a coltivare il dubbio (forse all’eccesso, ma passi).

Certo, si rimane incollati al video e alla pagina perché la trama è avvincente, perché vogliamo sapere tutto di ciò che ha da dire il super testimone scovato dalle Iene, ci affidiamo a Massimo Giletti per cogliere una trama nascosta a passo felpato. E giorno dopo giorno la situazione si surriscalda al fuoco delle incrollabili domande: Putin o Zelensky? Stasi o Sempio? Possibile che Matteo Bassetti non sia ancora stato preso come consulente? E se per caso ha stato il Covid, come facciamo a uscirne con un colpevole da inchiodare?

Mozziconi fumanti di notizie e verità attendono nel posacenere: ma era Stasi o Massimo Bossetti che guardava i filmini sconci sul pc? Come è possibile che da Rosa e Olindo in avanti (e forse anche prima) non si riesca mai a condannare qualcuno oltre ogni ragionevole dubbio? Possibile che esistano così marchiani errori giudiziari in una nazione civile? E perché Sempio non si presenta all’interrogatorio? Se non è colpevole dovrebbe correre a gridare la sua innocenza, a spiegare, no? E ancora ci sono i bigliettini inquietanti che avrebbe scritto di suo pugno e che forse esistono e forse no, c’è lo strano alibi della visita a Vigevano per andare alla Feltrinelli (ma forse è andata la madre? E che avrebbe comprato alla Feltrinelli, un libro di quelli giusti?).

Come funzioni il circo mediatico giudiziario lo sappiamo bene, e sappiamo anche quanto ci piaccia ergerci a giudici, separare il bene dal male secondo la nostra inscalfibile intransigenza. Ma per fortuna che esiste la nera. Certo, racconta di fatti mostruosi, talvolta indicibili. Ma almeno riporta il gioco al massacro in un campo più conosciuto e leggermente meno feroce. Dividersi su Stasi e Sempio crea fazioni, spacca la nazione ma solo superficialmente. O almeno non così violentemente come fanno le fratture politiche e identitarie di altro genere. A ben vedere, in questi anni è la politica ad avere assunto i toni pulp e le pose scandalistiche della cronaca più sanguinolenta. Si cercano le tracce e gli scheletri nel giardino degli avversari con ancora più compiacimento e più spietata determinazione di quando si cercano le prove per incastrare l’assassino.

In fondo, dalla nera, in questo contesto, ci sarebbe persino da imparare. Vicende come quella di Garlasco esplicitano l’esistenza delle zone d’ombra. Si litiga e ci si divide, lo abbiamo detto, ma si prende anche consapevolezza che poco è davvero come sembra, che ogni essere umano fatica a liberarsi dal torbido, che la linea fra virtù e peccato non è troppo difficile da superare, e che in fondo nessuno può essere al sicuro nelle proprie certezze.

Esistono vittime vere e veri carnefici, ma a scovarli non basta un titolo di giornale, non bastano le percezioni dei singoli oggi tanto di moda. Il magistrato implacabile può sbagliare, l’esperto si arrabattar come può, il vicino inoffensivo ha i canini appuntiti. Non è il tribunale circense dei media a determinare la verità, poiché il male è fin troppo spesso asintomatico.

Da non perdere

popular

Il lotto, il più popolare e ingiusto dei giochi

Diffusissimo e praticabile da chiunque in virtù della sua semplicità, presenta una fra le peggiori sproporzioni fra grandezza dei premi e possibilità di vincita. A partire dalla tradizione napoletana, la smorfia ha assegnato ai sogni il relativo numero.

Fdi sfratta i razzisti: «Hanno sbagliato casa»
popular

Fdi sfratta i razzisti: «Hanno sbagliato casa»

Le parole nostalgiche e antisemite di alcuni giovani quadri del partito non resteranno senza provvedimenti. Giorgia Meloni chiarissima: «Sentimenti incompatibili con la destra italiana, non hanno capito dove sono». Forza nuova pronta ad adottarli: «Siete ben accetti».