- L’auto-ariete contro la casa del primo cittadino di Hay-les-Roses fa mobilitare le istituzioni. Mentre il Paese piange un pompiere di 24 anni. E Erdogan ci mette lo zampino: «Ora temiamo pressioni contro gli islamici».
- Raccolti più di 1 milione di euro per l’agente che sparò a Nahel. Cinque volte la cifra destinata alla madre. Appelli per eliminare la sottoscrizione, Gofundme però tira dritto.
Lo speciale contiene due articoli
Allo scoccare del mezzogiorno di ieri in vari municipi di Francia, sindaci, assessori, consiglieri e cittadini hanno osservato un minuto di silenzio in segno di solidarietà nei confronti di Vincent Jeanbrun, il sindaco di Hay-Les-Roses, vittima di un terribile attacco dei delinquenti di banlieue, che hanno lanciato un’auto-ariete contro la villa dove i suoi familiari dormivano. Nell’attacco sono rimasti feriti uno dei bambini e sua moglie. «È la democrazia stessa a essere attaccata», ha dichiarato Jeanbrun. Mentre il presidente dell’Associazione dei sindaci francesi (Amf), David Lisnard, primo cittadino di Cannes, ha riassunto così la posizione dei suoi colleghi: «Non accettiamo che la Francia sia odiata».
Ma nonostante molti sindaci abbiano subìto in prima persona le violenze dei vandali, tra cui ci sono molti figli o nipoti dell’immigrazione incontrollata degli ultimi 40 anni, le violenze non si sono ancora esaurite. Nella giornata di ieri è arrivata la notizia del decesso di un pompiere di 24 anni che era intervenuto per spegnere le fiamme appiccate dai teppisti a un’auto ferma in un parcheggio sotterraneo della Seine-Saint-Denis, uno dei dipartimenti più pericolosi di Francia. La conferma della morte del giovane vigile del fuoco è arrivata con un tweet del ministro dell’interno, Gérald Darmanin. Il titolare del Viminale francese ha espresso le sue condoglianze alla famiglia e ai colleghi, ma ha sorvolato sul legame tra l’insurrezione dei giovani delle banlieue e gli incendi, limitandosi a dire che «è in corso un’inchiesta».
Sebbene nella notte tra lunedì e martedì le violenze siano state meno numerose, la situazione è tutt’altro che tranquilla. Tanto è vero che, anche ieri sera, il ministero dell’Interno ha mobilitato 45.000 agenti. E in Rete non si contano i video delle violenze postati dai rivoltosi. Uno dei più incredibili è l’inseguimento in auto di un funzionario del carcere di Nanterre, che viene picchiato e derubato di tutti i suoi effetti personali, denaro e tesserini compresi, poi mostrati come trofeo sui social. In questo clima, i i tram e i bus dell’Ile-de-France hanno smesso di circolare alle 21 e vari Comuni hanno mantenuto il coprifuoco. Come a Villeneuve-la-Garenne e Clicy-sous-Bois, nella periferia Nord di Parigi. Anche nei futuri siti olimpici è stata «leggermente rafforzata» la sicurezza, come ha confermato il ministro dello Sport, Amélie Oudéa-Castera.
Un altro indizio del fatto che il ritorno alla calma non sia dietro l’angolo arriva dall’apparizione di misteriosi agenti «anti casseurs», che hanno aiutato le forze dell’ordine nella città bretone di Lorient. C’è chi sospetta che questi «angeli custodi» mascherati facciano parte della Forfusco (Force maritime des fusiliers marins et commandos) una delle squadra d’élite della Marina francese. Il quotidiano Ouest-France li descrive come uomini atletici, «con la schiena a V, molto mobili» e «capaci di muoversi in gruppi compatti». La stessa testata regionale ha anche riportato le parole di uno di loro: «Chi siamo? Non posso dirlo. Ma siamo dal lato giusto, noi…». Certo, la sinistra e i media mainstream hanno gridato subito al solito pericolo fascista. Anche tra i giornaloni della gauche caviar italiana non è mancato chi, come Repubblica, ha parlato di «aggressori razzisti segnalati in tutto il Paese».
Ma, nonostante i tentativi di edulcorare la realtà parlando dei soliti cattivoni di destra, anche ai piani alti dello Stato francese si capisce che la crisi non si concluderà tanto presto. Visti i titoli dei giornali di mezzo mondo, è probabile che Emmanuel Macron si renda conto che dall’estero è visto come un presidente impotente e inconcludente. Ieri il Consiglio d’Europa, solitamente molto aperto e tollerante verso la diversità, ha espresso la propria preoccupazione per le violenze rivolte ai sindaci e agli amministratori locali d’Oltralpe. Mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è intervenuto duramente: «Siamo preoccupati che gli eventi di questi giorni in Francia portino a una nuova ondata di pressioni e intimidazioni contro immigrati e musulmani».
Il presidente deve ribaltare la situazione ma l’impressione è che stavolta le sue capacità oratorie non bastino. Dal canto suo, Darmanin continua a mostrare i muscoli, riprendendo concetti che le destre evocano da decenni. Ieri, ad esempio, ha riconosciuto che «non si possono trovare scuse sociali (alle violenze, ndr) laddove non ce ne sono».
Ma nonostante la Francia stia attraversando un momento estremamente difficile per la propria sicurezza e integrità, vari esponenti di sinistra sembrano provare piacere nel fare dichiarazioni provocatorie. Ad esempio il sindaco ecologista di Bordeaux, Pierre Hurmic, ha dichiarato che «nei cassetti ministeriali» ci sono vari piani che potrebbero confermare che ci siano interessi dei soliti «quartieri in difficoltà», che però hanno già ricevuto una pioggia di miliardi di euro negli ultimi 40 anni. Mentre la deputata di estrema sinistra Mathilde Panot ha abbandonato la riunione dei capigruppo, affermando che è «insopportabile» non avere risposte.
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