Nei primi cinque mesi del 2023 il numero omicidi ha già superato quello di tutto il 2022. Le bande albanesi si sono espanse dalle piantagioni illegali di cannabis al traffico di cocaina ed eroina direttamente dall’America Latina e dall’Asia.
In Albania il numero degli omicidi mensili per il 2023 è superiore a quello del 2022. È stata l’esecuzione di Arjan Gosa a Kavajë, davanti a suo padre, da parte di Habib Rexha, che ha portato il numero totale di omicidi per quest’anno a 15, mentre alla fine di maggio 2022 ne erano stati commessi 14. Gli omicidi nel 2023 sono iniziati alla fine di gennaio, dove Xhevit Sinani ha giustiziato sua moglie e suo fratello a Gramsh.
Come ha raccontato in un recente articolo Albanian Daily News nel mese di aprile si sono verificati 4 omicidi, uno dei quali era di tipo mafioso. Si tratta dell’esecuzione di vendetta dell’uomo d’affari Ardian Nikulaj, ucciso con 7 proiettili nel suo bar con un’ esecuzione organizzata da sei persone: un portoghese, quattro inglesi e un albanese-britannico. Gli omicidi non hanno risparmiato nemmeno i bambini. Un ragazzo di 15 anni ha perso la vita a Gramsh a seguito di una rissa iniziata sui social network che ha coinvolto alcuni minori che avevano armi con loro. Mentre, per quanto riguarda le esecuzioni commesse da gruppi criminali, il 2022 aveva registrato 4 di questi: Erion Cela, Nazmi Bandulla, Iljaz Cali e Arben Merkuri. Mentre fino a maggio di quest’anno sono stati registrati 3 omicidi di questo tipo – Mimoza Paja, Pal Kola e Ardian Nikulaj. Edi Rama, primo ministro albanese, è uno dei leader più filo-occidentali dei Balcani, ex giocatore di basket e artista salito al potere promettendo una spietata repressione delle bande criminali. Tuttavia, dopo dieci anni gli sforzi di Rama per mantenere questa promessa stanno diventando sempre più opachi , poiché il suo governo è stato coinvolto in diversi scandali che hanno offuscato la sua immagine in patria e all’estero. Rama è stato costretto a difendere le riforme presumibilmente legate al riciclaggio di denaro e a spiegare come gli alti membri del suo governo siano stati coinvolti nelle indagini sul traffico di droga.
Lutfi Dervishi, analista politico indipendente ed ex direttore esecutivo di Transparency International in Albania, ha dichiarato: «Il danno maggiore è stato per la reputazione internazionale del paese. Il primo ministro era una star dei media internazionali». Dervishi ha anche affermato che «Rama ha gestito bene molte crisi, inclusa la pandemia di coronavirus ma ora, come un boomerang, improvvisamente è al centro dell’attenzione per le notizie negative». Non si contano più anche i funzionari coinvolti in scandali di vario tipo come il caso di Erisa Fero, 28 anni, alto funzionario del governo albanese (direttore IT dell’Agenzia nazionale per l’informazione AKSH) arrestata il 29 dicembre 2022 in una remota zona montuosa dell’Albania, vicino al confine con la Macedonia del Nord, mentre trasportava 58 chilogrammi di cannabis. Nel 2019 l’ex ministro dell’Interno Saimir Tahiri è stato condannato a 5 anni di carcere, ridotti a 3 anni e 4 mesi in seguito al processo abbreviato per abuso d’ufficio. È stato condannato perché coinvolto nella criminalità organizzata e per aver aiutato i suoi cugini nel traffico internazionale di droga mentre era ministro dell’Interno. Quanto contino le reti criminali nell’Albania di Rama è stato rivelato in modo spettacolare nel marzo scorso quando la polizia durante un’importante operazione ha smantellato centinaia di telecamere di sorveglianza installate da criminali che monitoravano da tempo le forze dell’ordine e i loro rivali. Artan Hoxha, giornalista investigativo albanese, ha detto di aver visto «Grandi sale di controllo con molti schermi, dove stanno guardando grandi gruppi criminali. Avevano capacità di visione notturna, riconoscimento del volto e della targa. Solo la polizia dovrebbe avere tali telecamere. C’erano persino telecamere nella foresta per monitorare le piantagioni di cannabis». La vicende delle telecamere ha fatto infuriare i comuni cittadini: molti dei quali credono che il governo sia in collusione con i trafficanti di droga. Edi Rama come sindaco di Tirana nei primi anni 2000, ha contribuito a trasformare la capitale, ridipingendo i condomini dell’era comunista con colori vivaci dando impulso alle attività imprenditoriali. Come premier ha più volte difeso i suoi sforzi per sradicare e combattere le bande: «Combattere il crimine e il traffico è stata una priorità per questo governo», ha detto qualche giorno fa al Financial Times attraverso un portavoce.
Tuttavia, nel 2022 il suo governo ha suscitato polemiche cercando di offrire un’amnistia fiscale per il rimpatrio di guadagni stranieri non dichiarati fino a 2 milioni di euro, una mossa che secondo i critici sarebbe un assist criminali e ai trafficanti di droga albanesi che sono attivi in tutto il mondo. La legge è in attesa di approvazione parlamentare anche se i precedenti progetti di legge sono stati criticati dall’Ue, in cui l’Albania è candidata all’adesione. Il governo di Rama ha fatto sapere che «la legge sarà applicata solo ai redditi legali» ma a Bruxelles si guarda con grande preoccupazione alle mosse di Tirana. I narcos albanesi ormai non conoscono più confini tanto che si occupano dalle piantagioni illegali di cannabis e al traffico di cocaina ed eroina direttamente dall’America Latina e dall’Asia e tutti i proventi sono stati riversati in Albania, contribuendo allo sviluppo di immobili di lusso lungo la costa mediterranea. Solo per citare due esempi lo scorso 20 aprile 17 persone appartenenti a un’organizzazione nota come «Clan Farruku» sono state arrestate durante i raid in tutta la Spagna. Il gruppo era composto principalmente da una famiglia albanese che viveva a Madrid e nella regione turistica meridionale della Costa del Sol. Erano imparentati con il leader del gruppo Kreshnik Buddla Farruku, un noto narcotrafficante albanese che non è stato arrestato durante questa operazione ed è ancora latitante. Come riferisce il tink tank InSight Crime: «Dall’inizio dell’operazione nel settembre 2021, un totale di quasi 10 tonnellate di cocaina sequestrate in Italia, Belgio, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi e Spagna sono state collegate al gruppo albanese». I gruppi criminali albanesi stanno anche contribuendo a trasformare l’Ecuador in un importante hub per le esportazioni illegali e ora il Paese funge sia da centro per il trasbordo che per l’esportazione di cocaina dalla Colombia e dal Perù. La crisi è acuta a Esmeraldas, al confine con la Colombia, e soprattutto nella città portuale di Guayaquil, porta del Paese sul mondo.
La criminalità organizzata albanese ha iniziato a migrare in Ecuador negli anni Novanta, attratta dalla prospettiva di unire le forze con fiorenti cartelli locali e controlli di frontiera relativamente permissivi. Fino a poco tempo fa, gli albanesi potevano entrare liberamente in Ecuador senza visto. Quella politica di laissez faire è terminata quando l’Ecuador ha imposto requisiti di visto più severi nel 2020 ma ormai il danno era fatto. Circa il 33% della cocaina sequestrata in Ecuador nel 2021 era destinata ai mercati europei, rispetto a solo il 9% nel 2019. In particolare, i Balcani sono un nuovo hub chiave in questo lucroso commercio intercontinentale (del valore di 10 miliardi di dollari nel 2017), con bande albanesi che stanno giocando un ruolo sempre più importante su entrambi i lati dell’Equatore. «Il mondo del crimine si sta rafforzando a un nuovo livello», ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Aldo Bumçi, membro del Partito democratico all’opposizione che ha anche indicato gli sviluppi costieri e le lucenti torri residenziali di Tirana come destinazione di denaro illegale: «Crescono le reti di distribuzione, così come il riciclaggio di denaro. Chi può permettersi questi appartamenti? Di certo non i comuni albanesi». Infine, occorre ricordare come i rapporti tra Washington e Tirana non siano più quelli di un tempo dopo la vicenda dell’ex capo del controspionaggio dell’Fbi Charles McGonigal che nel gennaio scorso è stato accusato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di di aver violato le sanzioni statunitensi e di aver commesso riciclaggio di denaro mentre lavorava per l’oligarca russo Oleg Deripaska. Inoltre è stato anche accusato di aver svolto servizi a pagamento per l’intelligence albanese e di aver preso almeno 225.000 dollari da un ufficiale dell’intelligence albanese e di aver poi passato informazioni dall’ufficio di Rama alle autorità statunitensi. Il leader dell’opposizione Sali Berisha, ex presidente e primo ministro, ha affermato che la sua inclusione nella lista nera degli Stati Uniti nel 2021 è stata il risultato dei presunti contatti di Rama con McGonigal. Rama nega di aver usato i suoi contatti con McGonigal per questo scopo. Ha sottolineato che il caso McGonigal non ha sollevato alcuna accusa contro di lui e ha detto che «è stato usato come capro espiatorio da molte persone in Albania, che hanno i loro continui problemi con il sistema giudiziario». Di certo c’è che l’Europa che ha già mille problemi prima di far entrare l’Albania nell’Ue ci deve pensare molto bene.
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