La Verità

Europa a pezzi

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Carla Raineri: «Tirata in ballo su Equalize, denuncio il pm»

L’ex magistrato parla alla «Verità» dopo che la sua posizione nell’inchiesta sugli «spioni» è stata archiviata: «Sono state commesse scorrettezze. Il pubblico ministero De Tommasi ha indagato su di me per oltre due anni, le informative avevano passaggi surreali».

L’Ucraina celebra i nazisti. Eppure la vogliono nella Ue

Volodymyr Zelensky intitola un’unità militare agli «eroi dell’Upa», organizzazione accusata del massacro di oltre 100.000 polacchi durante la Seconda guerra mondiale. Pure l’europeista Donald Tusk sbotta: «È preoccupante».

L’Ucraina nell’Ue è una iattura

Volodymyr Zelensky è già costato 200 miliardi. E ora scatta il prestito da 90. Ma, per favorire Friedrich Merz, Bruxelles apre a Kiev mentre ci vieta l’uso di soldi nostri per il caro energia. Il cancelliere Friedrich Merz ha una serie di ottimi motivi per sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Per Berlino, l’arrivo di Kiev nel perimetro dell’Unione sarebbe manna dal cielo, che consentirebbe alla Germania di risollevare le sorti della sua economia. Favorire l’entrata, anche senza diritto di voto, nel consesso dei 27 Paesi europei significherebbe porre le premesse per conquistarne il mercato e, allo stesso tempo, una volta conclusa la guerra con la Russia, guidare la ricostruzione che, come è noto, verrà sostenuta principalmente da Bruxelles. Insomma, per Merz proporre di accogliere l’Ucraina non è solo un’eccellente idea per rimettere in moto una locomotiva che da tempo arranca, ma anche uno straordinario affare.

Il bilancio «monstre» spacca l’Europa in due

Una coalizione di 16 Stati chiede più stanziamenti, i «frugali» si oppongono. L’Italia ha deciso di guidare il primo gruppo, benché sia contributore netto (e quindi verserebbe di più, senza ottenere altrettanto). Giusta invece la battaglia per gestire i fondi in autonomia.

Permessi: gli Usa chiudono, l’Ue apre

Stretta dell’amministrazione Trump sulla green card: ora la si dovrà chiedere nei Paesi d’origine. L’esatto opposto delle ultime direttive provenienti dall’Europa.

Liberata una «mente» del Bataclan

Mohamed Bakkali, condannato a 30 anni per gli attentati del 13 novembre 2015 e a 25 per un altro attacco, godrà di sei permessi della durata di 36 ore ciascuno.