Eliseo, è corsa a tre a destra. Ma per battere Macron dovranno mettersi d’accordo
Chiunque approdi al ballottaggio tra Eric Zemmour, Marine Le Pen e Valerie ìPécresse (che un sondaggio vede favorita sui concorrenti) avrà bisogno degli altri due per sconfiggere il presidente

In Francia, gli effetti dei vari appuntamenti elettorali del weekend sono stati fotografati da un sondaggio Ifop-Fiducial per Lci e Le Figaro. L’indagine è stata realizzata dopo la designazione di Valerie Pécresse come candidata all’Eliseo per i Républicains. Quindi tiene conto solo parzialmente del meeting di Eric Zemmour e di Jean-Luc Melenchon di domenica. Il sondaggio vede Pécresse in crescita del 7% (17% al primo turno) e addirittura capace di approdare al secondo turno, dove però sarebbe battuta da Emmanuel Macron (48% contro 52%). Le sinistre sarebbero eliminate al primo turno in ogni caso. Tornando agli eventi del weekend, domenica si sono tenuti due grandi meeting: quello del leader dell’estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon e quello del giornalista e polemista Eric Zemmour, durante il quale è stato anche presentato il nome e il simbolo del suo nuovo partito: Reconquête (riconquista, ndr) Quest’ultimo era il più atteso perché rappresentava il primo vero banco di prova del candidato proveniente dalla società civile che, nonostante una serie di ostacoli, è riuscito a riunire più di diecimila persone. L’evento era stato organizzato nella zona fiere di Villepinte, una delle banlieue più calde di Francia. Inoltre, il presidente socialista del dipartimento in cui si trova la struttura ha tentato di vietare l’evento. Poi c’erano gruppi di antifa nei pressi del polo fieristico, che tentavano di impedire al pubblico di raggiungere il meeting. Per finire, quando Zemmour è entrato nel padiglione, un uomo gli si è scagliato addosso, slogandogli un polso e obbligandolo a qualche giorno di riposo. Poi, durante il discorso del candidato, un gruppo di facinorosi dell’associazione di estrema sinistra «Sos Racisme» ha cercato di interrompere il meeting. Dopo i tafferugli, i militanti antirazzisti sono stati scortati fuori dal padiglione. Alcuni erano feriti. Ma altri sono stati fermati dalla polizia come l’agressore del polemista, che ha sporto denuncia.

Pochi minuti di intervento sono bastati per capire quali siano i punti chiave del programma elettorale di Zemmour: il controllo dell’immigrazione, la sicurezza, l’identità e la sovranità nazionale, senza dimenticare il rilancio dell’economia. Il candidato ha dichiarato che «l’immigrazione zero diventerà l’obiettivo della nostra politica» aggiungendo di voler «espellere tutti i clandestini presenti illegalmente sul suolo francese» ma anche tutti «i delinquenti stranieri» che scontano pene nelle carceri transalpine. Zemmour punta a «ritirare la nazionalità francese ai criminali con doppia cittadinanza» ma anche ad abolire lo ius soli.

L’ex giornalista si è detto pronto a governare il Paese per rispondere alle «paure» che «assillano i francesi» ovvero «quella del grande declassamento e quella della grande sostituzione con l’islamizzazione della Francia e l’immigrazione di massa». E ha nominato come suo responsabile della sua campagna Bertrand de La Chesnais, pluridecorato ex maggior generale dell’esercito francese.

Nel frattempo, in casa Républicains, sono apparse le prime crepe alla foto di famiglia con l’ex finalista Eric Ciotti e gli altri ex rivali di Pécresse riuniti attorno alla vincitrice. Poco più di ventiquattro ore dopo la sua incoronazione, la candidata all’Eliseo della destra moderata ha dichiarato di non voler aggiungere al proprio programma le idee sostenute da Ciotti, rappresentante della destra «dura». I due si sono poi rivisti ieri nel collegio di Ciotti riaffermando la loro sintonia. Ma per Pécresse la strada resta in salita, come ammettono anche i sondaggisti, a meno che non accetti di accordare più spazio al suo ex rivale e riesca a rimanere una fonte di preoccupazione per Emmanuel Macron.

In effetti, l’ipotesi di una vittoria di Pécresse al congresso dei Républicains era quella più temuta dall’attuale capo dello Stato. Questo perché l’elettorato moderato macronista potrebbe preferire Pécresse che, a differenza dell’attuale inquilino dell’Eliseo, può contare su un bilancio positivo nella gestione della regione dell’Ile-de-France, della quale è presidente. Se la candidata della destra moderata arrivasse al secondo turno, avrebbe bisogno dei voti di una parte degli elettori di Zemmour e Le Pen per vincere. Elettori che potrebbero sentirsi «rassicurati» dalla presenza di Ciotti magari come primo ministro.

Gli stessi elettori «ciottisti» potrebbero fare comodo a Marine Le Pen oppure a Zemmour, nel caso uno di questi candidati si trovasse in ballottaggio contro Macron. Ma secondo il sondaggio di ieri Le Pen potrebbe non arrivare al secondo turno, mentre Zemmour ne sarebbe escluso. Tuttavia questa stampella potrebbe non bastare perché è minoritaria all’interno dei Républicains. Inoltre, in questo secondo scenario, molti dei voti ottenuti dalla presidente dell’Ile-de-France al primo turno, è probabile che vadano all’attuale capo dello Stato.

Ma il sistema elettorale francese è capace di riservare delle sorprese, soprattutto in caso di forte astensione. Fare delle previsioni a cinque mesi dalle elezioni, basandosi solo su dei sondaggi, è come giocare alla roulette. Basti pensare che nel dicembre 2016, l’allora candidato dei Républicains, François Fillon, sembrava destinato a vincere facilmente le presidenziali del 2017, mentre Macron era quasi sconosciuto. Cinque anni dopo, oltre all’alea elettorale c’è anche l’incognita Covid. La via che porta all’Eliseo resta quindi ancora molto lunga e accidentata per tutti i candidati.

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